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Raccontonweb: “Tre parole” di Lucia Bonanni

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spiaggia di Cala Mozzo di SciaccaTre parole

Anche quella sera si era seduta al tavolo accanto all’oblò.

Aveva ordinato la solita coca ghiacciata e aveva preso a scorrere le pagine di un block notes.

La tendina lasciava intravedere la costa punteggiata di luci colorate e lei si perse in mille pensieri ad immaginare lo sciabordio delle onde contro le murate tinteggiate di bianco.

“Ti dona quel taglio di capelli”.

Le aveva detto Eros, il cameriere, quando l’aveva vista entrare nel locale di quel traghetto già pieno di turisti.

“Ed anche la camicetta non é male!”.

Aveva continuato, soffermando lo sguardo su quei jeans malandrini che lasciavano indovinare altro.

Eros, o meglio, Bomber, per quella capacità innata nel realizzare goals sentimentali, aveva l’occhio vivo, penetrante, simile ad una cellula fotoelettrica. Tra le sopracciglia e la radice dei capelli gli scendeva uno sbuffo di riccioli, ricacciato indietro con una espirazione di fiato, alternata al gesto della mano.

Amica di vecchia data di Eros, Agape era “di bella guancia”, con gli zigomi arrotondati come pomelli e la carnagione talmente fresca da farla somigliare ad un impasto di pasta di mandorle.

I capelli sciolti sulle spalle sembravano una trina sottilissima per guarnizioni e le mani avevano le movenze di una danza di neve.

Non amava abbigliarsi in abito da sera, ma osava sempre un tacco dodici, vero e proprio must di quella femminilità che in un gioco sottile di sguardi riesce a comunicare forti emozioni e a far sentire l’uomo importante.

La puntualità non era mai stata il punto forte di Adone. Non si vedevano da mesi ed anche quella sera, puntualmente, era in ritardo.

“Ma come ti sei conciato!”.

Lo apostrofò lei, quando lo vide attraversare la sala tutto trafelato con quel bouquet di “orse” rosse, strette al petto come un bambino addormentato.

“La vita è un’opera d’arte! Ricordalo sempre… mia cara!.

Le sibiló in faccia mentre le sfiorava la guancia con un dito.

Adone, ovvero Boccadoro, personaggio dal cuore pieno di rughe, si distingueva per la mascella di vetro e quella bocca a stramazzo che scaricava in basso eloquenza continua.

Incerto e fugace, poco amava le relazioni a lungo termine e talvolta si lasciava andare ad atteggiamenti che risultavano di una ambiguità raggelante.

“Ma che se ne fará mai di uno scarrafone del genere!”.

Rimuginava intanto tra sé e sé il cameriere del tutto annoiato a preparare coppe di macedonia con gelato mentre avrebbe voluto essere lì a sfilare quella camicia con inserti trasparenti.

“Sei strano… Con quel chioccolo al mignolo e quella tinta di capelli mi sembri quasi…”.

Lo interruppe Agape mentre lui, Adone, continuava a sciorinare racconti di gite in barca e serate al chiaro di luna con quell’amico del cuore, conosciuto poco tempo prima in una pinacoteca londinese.

“Una margherita per la signora e una marinara per il signore”.

Annunciò Eros, ficcando gli occhi nella scollatura della donna prima ancora di posare i piatti davanti ai commensali.

Poi con l’occhio sinistro lanciò verso Adone uno sguardo di tacita intesa e scomparve in cucina.

“Sei carina con quel taglio di capelli”. Proferì Adone mentre addentava un trancio di pizza.

“Certo non é che sei molto appariscente… Se parli a mezza bocca, riesci comunque ad essere protagonista”.”Mah… scusa… com’è che ti chiami?”

“Tu invece con quei calzoni amaranto, la camicia verde, quel fazzolettino nel taschino e le scarpe bicolore mi sembri proprio Brighella!”.

“E poi, IO, mi chiamo Agape! A- ga – pe come l’amore totale!

Avevano bevuto fiumi di vino bianco, quello di Pantelleria, e adesso le parole si impastavano in bocca come pastarelle e i pensieri iniziavano a rallentare come una partita di calcio alla moviola.

Fu come una doccia fredda… Li vide che si avviavano abbracciati verso l’uscita del locale.

Sí! Proprio loro due! Loro due che scendevano lo scalandrone. Che si scambiavano effusioni in una serata al chiaro di luna. Che si dirigevano verso la discoteca dove lei e Adone si erano conosciuti.

E per giunta uno dei due teneva stretto al petto un bellissimo bouquet di “orse” rosse.

Drin… driiinnn…. diiiiinnnn…

“Uff.. che barba! Bisognerebbe impiccarlo chi ha inventato il lavoro!”.

Pensò Agape, schiacciando il bottone della sveglia.

Mentre faceva colazione con pane imburrato e marmellata di more, il cellulare di Adone prese a lampeggiare…

“Ieri sera ho bevuto troppo!”.

Si disse, infilandosi sotto la doccia, fredda.

Erano solo asimmetrie di logica mentale, in poche parole, stupidaggini o veritá rimaste nella nebbia quelle che adesso punzecchiavano la mente di Agape?

“Questa volta Cupido ha fatto davvero centro!”.

Commentò Carneade, il fioraio, con un sorrisino malcelato mentre le consegnava la merce.

“Ah… Eros…!”. “Almeno si fosse trattato di Amor e Psyche…!.

Le venne fatto di pensare mentre deponeva sul tavolo quel bouquet di anemoni gialli con un biglietto per Adone.

“Non smettere mai di avere dubbi perché nella vita ci sono cose che, indipendentemente dal lato da cui le vediamo, sono sempre le stesse e valgono per tutti. Come l’amore, per esempio”.

“Lo dice anche Paulo Coelho”. Pensò Agape, indossando un completo di cotone a fantasia.

Col rossetto rosso scrisse tre semplici parole su un cartoncino che lasciò attaccato alla cornice di una vecchia fotografia che la ritraeva con Adone nei pressi del Tower Bridge.

“Saremo sempre amici”.

Dal cassetto della scrivania prese la penna stilografica e… “É stato tutto un bluff!”.

Fu il biglietto di saluto per Eros che lasciò accanto alla penna.

Poi chiuse piano la porta della cabina e a passi svelti raggiunse la fermata dell’autobus.

“Scendo alla prossima fermata”.

Rispose alla persona che la guardava intensamente e le chiedeva dove fosse diretta.

Dopo la burrasca di quella notte il cielo era di nuovo terso, il mare cristallo liquido e la buona riuscita della giornata dipendeva solo da lei…

Lucia Bonanni
Di quest’autrice abbiamo già pubblicato altri racconti

 

Nella foto di Lucia Bonanni, Cala Mozzo di Sciacca presso Scopello in Sicilia

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1 Commento su Raccontonweb: “Tre parole” di Lucia Bonanni

  1. Grazie alla Redazione per aver pubblicato questo racconto!
    Buona lettura.
    ciao, Lucia

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