Storie di cani per cani: Il salvataggio

Storie di cani per cani: Il salvataggio
 
 
 
 
Quello che presentiamo oggi non è il solito fatto di cronaca di Geapress che ci riporta le atrocità compiute dall’uomo verso gli animali, ma è un racconto, scritto da una lettrice,  che invece li ama profondamente e si adopera per dare loro sostegno quando ne hanno bisogno.
Un insieme di storie scritte da Emanuela Verderosa che pubblichiamo volentieri, cominciando da “Il salvataggio” perché esse sono un alito di speranza per chi, come lei, si batte per i diritti dei più indifesi: gli animali. Grazie, Emanuela
 
“Il nostro amore per gli animali si misura dai sacrifici che siamo pronti a fare per loro”
Konrad Lorenz 
 

Guido in direzione dell’abbazia del Valvisciolo, alle falde dei monti Lepini. Ancora lontano scorgo, sul ristretto ponte quasi al centro-strada, accucciato ed immobile, un pastore maremmano. Rallento, quasi mi fermo. Sembra tranquillo. È sceso dalla collina sovrastante e per qualche bizzarria si è sistemato lì. E proseguo. Un’ora dopo, o poco più, ripasso sul ponte: il cane è ancora lì. Stesso punto. Stessa posizione. Non mi convince. Accosto al margine della strada e mi fermo. Non sembra ferito. Non è aggressivo. Mi avvicino. Mi chino verso di lui. Solleva il muso appoggiato tra le due zampe e guarda verso me. Sguardo docile e dolce. Mi ha accettato. Sembra quasi contento di vedermi. Fa lo sforzo di sollevarsi ma non può. Sospetto qualche ferita all’addome. Lo accarezzo. Spossato dallo sforzo ripone ancora il muso tra le zampe e lo sguardo si perde lontano tra le prime malinconiche ombre che salgono dalla pianura. E sembra ignorarmi. Chiedo aiuto al canile. Mi indicano un numero di emergenza. Grazie a Dio qualcuno mi risponde. Ottengo ancora un numero telefonico di riferimento. Chiamo. Verranno a prendere il cane. Non subito. Aspetto. Le macchine ora sono più numerose: è ora di rientro a casa. Gli automobilisti hanno comprensibilmente fretta. Sta calando la sera rapidamente. Le luci dei fari illuminano un cane a terra e una donna discosta ed immobile al bordo della strada. Si ferma appena una macchina. Una signora, visibilmente contrariata, si sporge dal finestrino giusto il tempo di ordinarmi di spostare il cane dal centro strada. E prosegue. Un uomo si ferma. Chiede notizie. Si impietosisce. Può fare qualcosa? Sono in attesa che venga il soccorso. Lo ringrazio per l’aiuto che mi offre. Rimette in moto e prosegue. Per fortuna ho sempre qualcosa in macchina per le emergenze. Verso dell’acqua in un piatto di plastica e lo porgo al cane. Una leccata distratta. Un accenno di stanco scodinzolìo. E rimane nella stessa posizione. Gli accarezzo il muso. Dopo un primo cenno di gradimento, sembra perda completamente interesse a me. Arriva una macchina. Si ferma. È il veterinario che sta rientrando a casa. Aspetterà con me che arrivi il furgoncino del soccorso. Meno male: cominciavo ad essere preoccupata! Il tempo di ragguagli essenziali ed il ragazzo del centro soccorso animali, arriva. Scarica una capiente gabbia e persuasivamente sollecita il cane ad entrare. E il cane sembra comprendere: con uno sforzo lento sulle zampe malferme ed esitanti si orienta all’imbocco. Entra. Si accascia. “Sembra incinta“, dice il veterinario. Un saluto riconoscente e si va via. Mi guardo intorno sulla strada momentaneamente calma. È scesa pienamente la sera. Dalla collina sovrastante il buio scende a valanga. Un lieve chiarore lunare, ammiccante, la incorona. Le luci della città in pianura aumentano gradualmente. Un baluginio diffuso segnala una vita che freneticamente continua. Prima della sospensione breve e mai completa nella notte inoltrata che verrà. Sono sollevata. Si salverà. Metto in moto e rientro a casa con questa speranza nel cuore. L’impressione viva di quello sguardo mite e sofferente non mi abbandona. L’indomani, con trepidazione, mi dirigo al centro di soccorso per animali a cercare il mio cane. “Quale cane?” mi domanda l’addetto! ” “Il maremmano soccorso ieri sera sul ponte del Valvisciolo!” rispondo io. Breve ricognizione di notizie da una stanza all’altra e poi: “Il maremmano, ieri sera, all’incirca un’ora dopo l’arrivo, è morto!”. Non mi dilungo oltre. Vado via. Capisco: la maremmana non era incinta. L’urto violento con qualche macchina le aveva causato un versamento addominale. E le è stato fatale.Sono triste. E piango.È troppo vivo in me lo sguardo confidente e dolce di un cane rimasto impotente e solo su una strada di collina.

Emanuela Verderosa

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