I giovedì della poesia di Bruno Guidotti “La nonnetta fuori scuola”

Era giunta da un paesino di montagna,

dopo la fine della guerra.

Nessuno di noi sapeva come si chiamasse,

ma per noi tutti era la nonnetta.

La mattina stava sempre là, in quel mozzico di muro

dal colore della nebbia e in larghi tratti screpolato,

proprio accanto al verde cancello della scuola.

Stava seduta dietro al suo piccolo banchetto,

su cui facevano bella mostra: palline colorate,

figurine, collanine con perline e liquirizie.

Stava là con la sua pazienza, il suo sorriso,

e con uno scialle di lana sulle spalle e sulla testa.

Là si sentiva come fosse a casa sua,

a quella casa abbandonata, che guardava la vallata.

Noi per lei eravamo tutti quanti come figli,

e come tali talvolta ci lodava o criticava,

ma con lo sguardo ed il sorriso illuminato sopra il viso.

Allora dell’entrata e dell’uscita dalla scuola,

gran confusione lì al banchetto. Erano grida, erano spintoni.

Chi voleva le palline, chi spingeva per le figurine,

chi voleva la collanina di perline, e chi la liquirizia.

Allora la nonnetta poverina, cercava de servì chi c’era prima,

e lo faceva con la pazienza di una mamma e di una nonna.

Giunse un giorno delle elementari la loro fine.

Per un ultima volta varcai con tristezza e gioia quel cancello,

mentre il mio sguardo cadeva su quel pizzico di muro screpolato,

in cui immaginai rivedere la nonnetta.

Triste era lo sguardo, commossa la voce che mi parve sussurrare:

Qui finisce ora un tuo passato, e del futuro afferra la sua mano.

1 thought on “I giovedì della poesia di Bruno Guidotti “La nonnetta fuori scuola”

  1. Buongiorno, mi chiedevo se la nonnetta a cui si riferisce Bruno Guidotti nella sua poesia sia un personaggio realmente esistito. Complimenti sia al poeta che al vostro giornale sempre molto interessante.

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