Epatite C, donazioni, trapianto e sport: le priorità dell’A.I.T.F.

Epatite C, donazioni, trapianto e sport: le priorità dell’A.I.T.F.

L’Associazione italiana trapiantati di fegato (A.I.T.F.) ha individuato i prossimi obiettivi prioritari: immissione in commercio delle nuove terapie per l’epatite C; istituzione dell’albo dei donatori presso tutte le anagrafi comunali; promozione dell’attività sportiva e motoria tra i trapiantati.

di Marcella Onnis

Lo scorso 4 giugno si è riunito a Torino il nuovo Comitato esecutivo dell’Associazione italiana trapiantati di fegato (A.I.T.F.), che ha discusso sui temi che costituiranno le priorità dell’associazione per il secondo semestre 2014.

Beatrice Lorenzin interviene agli Stati Generali della Salute a Roma l’8 e il 9 aprile 2014NUOVI FARMACI PER L’EPATITE C
Primo atto successivo a questa riunione è stata una lettera del 5 giugno 2014 sui nuovi farmaci per la cura dell’epatite C, indirizzata al ministro della Salute Beatrice Lorenzin (nella foto) e inviata per conoscenza, tramite le delegazioni locali, agli assessori regionali alla Sanità. Nel documento, l’A.I.T.F. ha chiesto, in particolare, un intervento urgente del Ministero, anche in attuazione dell’art. 32 della Costituzione, per accelerare l’iter di autorizzazione all’uso dei nuovi farmaci antivirali (Sofosbuvir e Declatasvir) per la cura dell’epatite cronica C.

L’urgenza dell’intervento la segnalano i numeri: nel nostro Paese sono affetti da epatite C oltre un milione di persone e sono migliaia quelle che la malattia stronca ogni anno. Un inaccettabile costo economico ma soprattutto umano che ha già spinto altre associazioni, quali la Liver-Pool Onlus, a rivolgere appelli alle autorità sanitarie.

Queste nuove terapie sono, infatti, risultate efficaci (ossia hanno eliminato completamente il virus) in più del 90% dei casi trattati e in un arco di tempo breve (tre-sei mesi). Peraltro, a dimostrarsi particolarmente sensibile al trattamento è stata l’epatite C di genotipo 1, la forma più grave e resistente alle cure, che, purtroppo, è anche la più diffusa in Europa e in Italia. Oltre alla guarigione dalla malattia, questi nuovi farmaci garantiscono la riduzione dei danni al fegato, incluso il rischio che l’organo sviluppi una cirrosi o un tumore. Non solo: nel corso del primo congresso internazionale “ICE – Insieme Contro l’Epatite”, organizzato il 9 e il 10 maggio 2014 a Milano dall’associazione Donne in Rete Onlus e dalla Società italiana malattie infettive e tropicali (S.I.M.I.T.), la dott.ssa Antonella Cingolani, Vicepresidente di Donne in Rete Onlus, ha evidenziato che le nuove terapie hanno anche il vantaggio di consentire una «riduzione significativa degli effetti collaterali, del numero di compresse e del tempo di trattamento».

Tali farmaci sono già stati approvati negli Stati Uniti e sono già stati registrati in Europa a gennaio, tanto che in alcuni Stati membri sono già in commercio. In Italia, invece, al momento solo alcuni centri trapianto (quali l’IS.ME.T.T. di Palermo) stanno già adottando le nuove cure tramite programmi di uso compassionevole, ossia le stanno somministrando in attesa dell’approvazione a pazienti che potrebbero trarne beneficio ma che non hanno i requisiti necessari per accedere a uno studio sperimentale.

Quasi contestualmente all’invio della lettera, è arrivato un segnale positivo dall’Agenzia italiana del farmaco (A.I.F.A.), in particolare dalla riunione straordinaria del 9 giugno scorso del suo Comitato prezzi e rimborso: da un lato, il Comitato ha accolto la richiesta della casa farmaceutica Gilead di sospendere per 30 giorni la negoziazione relativa al Sofosbuvir (il primo nuovo farmaco introdotto in Italia) in modo da definire i dettagli dell’accordo; dall’altro ha, però, concordato con l’azienda che il farmaco sia da subito fornito ai pazienti più gravi. E tali sono i trapiantati di fegato con recidiva severa di epatite (cioè quelli in cui la malattia si è ripresentata dopo l’intervento) e i pazienti con cirrosi scompensata (ossia ad uno stadio avanzato) in lista per il trapianto.
logo dell'Associazione italiana trapiantati di fegato - Aitf OnlusL’A.I.T.F. ha espresso la sua soddisfazione per voce del presidente nazionale Marco Borgogno: «Sono non pochi oggi in Italia ad aspettare con ansia di poter vedere una luce di speranza. Ed è una soddisfazione grande per coloro che, come noi, sono stati colpiti in passato da questo male, dovendo ricorrere ad un trapianto di fegato, poter pensare che un domani l’epatite C potrà essere sconfitta».

L’immissione sul mercato del Sofosbuvir sembra, dunque, più vicina, anche se la procedura di autorizzazione definitiva alla prescrizione, di competenza del Ministero della Salute, potrebbe richiedere alcuni mesi. Resta, inoltre, un grosso problema da risolvere: le nuove terapie hanno costi molto elevati.  Sempre nel corso del primo congresso ICE, il prof. Evangelista Sagnelli, ordinario presso la Facoltà di Medicina e chirurgia di Caserta, ne ha indicato una stima: «Non per tutti si conoscono ancora le cifre esatte di tali costi, ma si parla di 50 mila euro per trattamento ad personam». Secondo altre fonti, però, il costo del Sofosbuvir potrebbe raggiungere addirittura 60 mila euro per un ciclo di tre mesi. Il ministro Lorenzin, tuttavia, ha dichiarato in proposito che tali farmaci saranno garantiti a tutti, senza prevedere selezioni dei pazienti beneficiari come, invece, è avvenuto in altri Paesi. Una delle soluzioni possibili per superare l’ostacolo è l’adozione di accordi con le aziende produttrici, ma – come ha dichiarato il prof. Sagnelli – «fondamentale sarà il contributo delle singole regioni». Anche per questo l’A.I.T.F. ha inviato per conoscenza alle massime autorità sanitarie regionali la lettera indirizzata al Ministro.

Da segnalare, infine, che la Commissione europea ha autorizzato il commercio del nuovo farmaco Simeprevir che, combinato con altri farmaci, potrà curare l’epatite C cronica di genotipo 1 e 4. Il trattamento previsto è interamente orale, dura 12 settimane e non prevede l’uso dell’interferone (cui si debbono molti degli effetti collaterali causati dalle terapie “tradizionali”). Nei prossimi mesi tale farmaco potrà, dunque, essere disponibile in alcuni Paesi europei. Inoltre, l’azienda farmaceutica AbbVie ha richiesto all’Agenzia europea per i medicinali (E.M.A.) l’autorizzazione all’immissione in commercio per un suo trattamento sperimentale per l’epatite C di genotipo 1, anch’esso completamente orale e privo di interferone. L’E.M.A. adotterà la procedura di valutazione accelerata per cui nel caso in cui il suo parere dovesse essere positivo e la Commissione europea dovesse rilasciare l’approvazione finale, il trattamento potrebbe essere disponibile sul mercato dell’Unione Europea già nei primi mesi del 2015.

ALBO DEI DONATORI
Con un’altra lettera del 5 giugno 2014, l’A.I.T.F. ha richiesto un’azione concertata al Ministro della Salute e al Presidente dell’Associazione nazionale comuni italiani (A.N.C.I.), Piero Fassino, per l’istituzione dell’albo dei donatori presso tutti gli uffici anagrafe dei comuni. In particolare, è stato chiesto un loro intervento per garantire la piena applicazione dell’art. 43 del Decreto-Legge 21 giugno 2013 n. 69 il quale prevede che i comuni trasmettano al Sistema informativo trapianti i  dati  relativi  al consenso  o  al  diniego  alla  donazione  degli  organi  post-mortem e che tale dichiarazione confluisca nel fascicolo sanitario elettronico.

Diversi enti hanno già stipulato singolarmente accordi con le aziende sanitarie locali (A.S.L.) per registrare le dichiarazioni di volontà presso la propria Anagrafe, ma è evidente la necessità di una gestione unitaria a livello nazionale per garantire l’adozione capillare di questo sistema e semplificare gli aspetti organizzativi e logistici. L’A.I.T.F., in proposito, fa notare che «i Coordinamenti Regionali delle Donazioni e dei prelievi di Organi possono collaborare con i Comuni per la risoluzione di quei problemi di collegamento con il fascicolo sanitario elettronico nazionale che sinora hanno in parte ostacolato l’applicazione di queste disposizioni».

primo piano di Marco BorgognoIl presidente Borgogno (nella foto) ha voluto ribadire, inoltre, quanto sia importante dichiarare la propria volontà in vita e quanto sia utile che questa diventi agevolmente “rintracciabile” perché ciò «solleverebbe i famigliari, coinvolti in circostanze dolorose, dal dover assumere decisioni sofferte ed affrettate, lasciandoli talvolta con dei postumi rimorsi per non aver deciso favorevolmente». Borgogno considera l’adozione dell’albo dei donatori in tutti i comuni «una misura etica ed umanitaria» e «un passo avanti per l’attuazione di un metodo civile che permetterebbe agli Enti Sanitari preposti di trasformare  una immane tragedia in un gesto altruistico per salvare un’altra vita». Infine, il presidente del’A.I.T.F. ha espresso «l’augurio che una congiunta collaborazione tra Enti Locali ed Autorità Sanitarie possa portare ad un risultato positivo consentendo ad ognuno di noi di poter assumere una decisione responsabile e spontanea. È altresì importante che la nostra azione venga condivisa ed adottata da tutte le altre Associazioni consorelle che si occupano di questi importanti problemi. Dal canto nostro tutte le Federazioni locali sono invitate a contattare i vari Comuni presenti sul loro territorio in collaborazione con i Coordinamenti Regionali delle Donazioni». Un invito che, naturalmente, le strutture locali dell’A.I.T.F. non hanno esitato ad accogliere.

TRAPIANTO E SPORT
Altro tema di cui ha discusso il nuovo Comitato esecutivo dell’Associazione italiana trapiantati di fegato è la pratica sportiva da parte dei trapiantati. Pratica che ha avuto nuovamente ampia risonanza in occasione dei XXIV Giochi nazionali per trapiantati, organizzati dal 13 al 15 giugno 2014 a Salsomaggiore dall’Associazione nazionale emodializzati dialisi e trapianto (A.N.E.D.) Sport.

Alessandro Nanni Costa interviene a un convegnoNel corso della manifestazione si è svolto anche un convegno cui ha partecipato, come relatore, il dott. Alessandro Nanni Costa (nella foto), Direttore del Centro nazionale trapianti (C.N.T.), il quale ha ribadito che lo sport e la pratica sportiva sono la nuova terapia da dispensare a tutti i trapiantati. Naturalmente «secondo i propri bisogni e le proprie possibilità fisiche», come ha precisato, a conclusione dei Giochi, Giuseppe Argiolas, presidente della delegazione regionale sarda dell’AITF (Prometeo A.I.T.F. Onlus).

Proprio ad Argiolas il Comitato esecutivo dell’associazione nazionale ha affidato il compito di «curare la politica sportiva» e organizzare, per il prossimo anno, una manifestazione ciclistica in Sardegna, accompagnata da un seminario su sport e salute.

Ma l’impegno in questo campo non finisce qui: come già anticipato dalla Prometeo A.I.T.F. Onlus, l’Associazione italiana trapiantati di fegato intende stipulare un accordo con l’A.N.E.D. e, possibilmente, con le altre associazioni di trapiantati e dializzati per assicurare a tutti i soci «punti di riferimento certi per la pratica sportiva di ogni giorno e anche per l’organizzazione di eventi sportivi in varie località del nostro Paese». I primi contatti informali tra A.I.T.F. e A.N.E.D. sono già avvenuti e nella prima metà di luglio dovrebbe tenersi una prima riunione in vista della stipula di questo accordo.

Stefano Caredda e Pino Faa dopo una gara di ciclismoUn esempio di quanto sia importante e soddisfacente fare sport per un trapiantato l’hanno dato, da ultimo, gli atleti sardi Stefano Caredda e Giuseppe (noto Pino) Faa (nella foto), che ai  XXIV Giochi nazionali A.N.E.D. hanno conseguito ottimi risultati nel ciclismo e, per quanto riguarda Faa, pure nel nuoto. Per il presidente Borgogno questi due atleti «sono la più reale testimonianza di quanto sport e trapianto non solamente possano essere compatibili ma addirittura terapeutici. Rappresentano inoltre il migliore esempio e la più evidente rassicurazione per coloro che, in trepida attesa di ricevere un nuovo organo, possono nutrire  la consapevolezza che dopo potranno tornare a godersi i piaceri della vita».

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