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Quali sono i complessi che ci tormentano di più?

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● Più del 46% afferma che i propri complessi sono prevalentemente di natura estetica
● Secondo 7 intervistati su 10 i complessi più profondi risalgono all’età adolescenziale
● Per l’80% la scuola, il lavoro e la società non fanno altro che amplificare i complessi

La mente è indubbiamente uno spazio immenso le cui vie sono inesplorabili. Ci sono meccanismi e convinzioni che si radicano dentro di noi senza che sia facile rintracciarne la causa primordiale. Con i complessi succede proprio così. Non sappiamo quando e come si sono insediati nel nostro essere più profondo, però sono lì, ostacoli continui al nostro benessere quotidiano.

Per cercare di capirne di più su questo grande tema, gli esperti di Guidapsicologi.it hanno deciso di dialogare con gli utenti alla scoperta dell’immenso mondo dei complessi.

La maggior parte dei complessi sono di natura estetica
Come sempre è la nostra società a dettare legge, anche – o soprattutto – quando si tratta di psiche. Per questo non sorprende che la maggior parte degli intervistati affermi che i complessi di cui soffre sono di natura estetica (46%). Seguono non troppo distanti i complessi relazionali (42%). Un dato che mette in luce le due colonne portanti del mondo moderno: apparenza e social.

È interessante notare come gli intervistati rintraccino in cause puramente estetiche la base dei propri disagi relazionali: per colpa del mio corpo non riesco a sentirmi a mio agio nel rapporto con gli altri. Solo il 12% riconosce che le proprie insicurezze sono invece cognitive, riportando il senso di inadeguatezza a un livello più complesso. Altro dato che mette in luce il dominio dell’apparenza sulla sostanza e che contribuisce al disegno di un panorama non certo rassicurante.

I complessi più profondi risalgono all’età adolescenziale
Se interrogati sull’origine dei propri complessi, il 76% degli intervistati dichiara senza mezzi termini che l’adolescenza è stato il momento chiave in cui tutto si è definito, e solo il 24% rintraccia episodi scatenanti dopo i 20 anni.

L’adolescenza insieme alla fase preadolescenziale è una fase molto delicata e al tempo stesso determinante per la formazione del carattere dell’individuo, i primi amori, le prime amicizie, le prime uscite, le prime battaglie e ovviamente le prime delusioni. Un terreno fertile per la caratterizzazione dell’adulto che verrà.

Con l’età i complessi cambiano
Le insicurezze però, non sembrano essere imperiture, anzi. Il 41% afferma infatti che con l’età i complessi cambiano, e notizia positiva, per il 32% migliorano. Solo per una roccaforte pessimista (27%) i complessi peggiorano con il passare degli anni.

Alla base di queste risposte c’è la consapevolezza del cambiamento e dell’evoluzione. Ovvero l’interpretazione della vita come un percorso di crescita e di superamento dei propri limiti, che spesso tendono ad affossare ma che se presi di petto possono essere motivo di miglioramento e rafforzamento della propria persona. I complessi cambiano quindi, così come l’essere umano, quello che conta è che di volta in volta vengano superati.

Scuola, lavoro e società amplificano i complessi
Riguardo invece al ruolo delle istituzioni sociali, purtroppo, i dati non sono confortanti: l’81% afferma infatti che per loro, scuola, lavoro e società hanno amplificato i complessi, e solo per il 19% sono stati il luogo del loro superamento.

Molto spesso le dinamiche di gruppo portano gli individui ad essere presi di mira per una determinata caratteristica fisica, per la propria origine o per i propri gusti. Un ottimo esercizio per tutti, prima di giudicare e deridere il prossimo, è pensare come si starebbe a ruoli invertiti, e poi interrogarsi sul fatto se poi è davvero così interessante commentare gli altri e che cosa ci apporta.

Imparare ad accettarsi è il primo passo per risolvere i complessi
Questo è l’atteggiamento giusto, e ad assumerlo è più della metà degli intervistati (52%). L’accettazione è sempre il primo passo per stare bene con se stessi e non sentirsi vittime dei commenti altrui, che generano insicurezze e fanno sì che i complessi si sedimentino in profondità.

Sempre come conseguenza dell’autocoscienza, il 34% provvede al superamento dei propri complessi affiancando un percorso terapeutico, mentre un 14% di disillusi pensa che non li risolverà mai. È fondamentale affrontare i propri complessi, perché possono essere il punto di partenza di patologie più gravi e innescare meccanismi autolesionistici. Tutti hanno il diritto di essere felici e non rimanere in scacco delle proprie insicurezze, imparando a trasformarle in punti di forza.

Ufficio Stampa:
Yuppidea

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