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Per gli alluvionati di Bitti, per ognuno di noi: perché acquistare, leggere e regalare “Sei per la Sardegna”

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di Marcella Onnis

Dal 28 gennaio 2014 è finalmente disponibile in libreria Sei per la Sardegna, dove 666 per una volta è un numero benefico: sei scrittori per realizzarlo (Francesco Abate, Alessandro De Roma, Marcello Fois, Salvatore Mannuzzu, Michela Murgia, Paola Soriga), sei brani a comporlo, sei euro per acquistarlo/regalarlo e aiutare così la comunità di Bitti, gravemente colpita dall’alluvione nel novembre 2013.

La raccolta è stata presentata lo scorso 31 gennaio a Cagliari, presso la libreria Feltrinelli in via Paoli, in una sala decisamente troppo piccola per il numeroso pubblico attirato dall’evento. A condurre la presentazione il giornalista e direttore dell’Unione sarda Anthony Muroni; in rappresentanza dei “magnifici sei” Francesco Abate, Marcello Fois e Michela Murgia, presenza quanto mai inopportuna visto il suo attuale impegno in campagna elettorale.

Marcello Fois ha ricordato che non solo loro, ma tutti gli artisti isolani si sono dati da fare «con una magnifica energia» e agendo «in modo intelligente», preoccupandosi di sostenere tutte le zone colpite dall’alluvione. Quanto al loro progetto, in particolare, ha spiegato che è nato dal desiderio di mettere la propria arte a servizio dei conterranei in difficoltà, non come atto di carità ma – viene ricordato anche nell’introduzione al libro – come “contributo riconoscente”. Un contributo che sarebbe stato più sostanzioso con l’appoggio di una casa editrice di un certo peso: la scelta di rivolgersi all’Einaudi, quindi, «non è stata casuale», ha spiegato Fois. «Ma poteva anche non accettare» ha aggiunto: dalle vendite della raccolta, infatti, nessuno (autori, grafici, stampatori ed editori) ricaverà un euro per sé. Tutti i soldi raccolti «arriveranno puliti alla comunità di Bitti», ha assicurato l’autore nuorese, che ha anche precisato che il termine “comunità” è inteso in senso giuridico: i proventi della vendita saranno amministrati dal comune di Bitti ma andranno a beneficio di tutta la popolazione, in particolare per ricostruire la piazza del paese. Perché questa scelta? Perché – ha spiegato – la piazza è «dove si discute, dove si sviluppa la democrazia, è l’agorà» e «un posto senza agorà era assolutamente insopportabile». «Ci siamo detti: ogni libro deve essere un mattone di quella piazza ha raccontato Abate che, poi, ha aggiunto: «Immagino il giorno in cui andremo a Bitti con voi lettori perché ognuno di quei mattoni sarà vostro.»

Unico limite posto a questa “chiamata alle armi” era l’essere autori sardi pubblicati da Einaudi (anche De Roma sta, infatti, per debuttare con questa casa editrice), per il resto la fantasia non è stata imbrigliata da temi prefissati. I brani hanno perciò generi, stili e contenuti vari ma tutti sono di grande valore letterario e morale. Certo, viste le firme coinvolte tale risultato era  prevedibile e auspicabile, ma posto che la nobile causa avrebbe comunque assicurato buone vendite, i sei scrittori avrebbero potuto – volendo – andare per così dire a risparmio. Tuttavia, nessuno di loro intendeva tradire le aspettative dei lettori: «Il nostro mestiere non si può fare senza di voi.– ha affermato Marcello Fois durante la presentazione cagliaritana – […] Abbiamo dei doveri reciproci: noi quello di rispettarvi, voi quello di pretendere da noi il meglio. […] Tra chi scrive e chi paga per leggere ci deve essere un rapporto di onestà intellettuale.»

E le pretese dei lettori sono state soddisfatte con sei piccole opere più che meritevoli di attenzione.

Francesco Abate propone Un uomo fortunato, un racconto che riprende uno dei tre risarcimenti del suo spettacolo È colpa tua, arricchendolo di particolari. La storia non è a lieto fine ma non lascia un sapore amaro in bocca, anzi: ci insegna a non piangerci addosso. Mai. E ad essere combattivi. Sempre. Perché tutti, se lo vogliamo, possiamo essere – come Gabriele, protagonista di questo racconto – «un piccolo, piccolissimo, meccanismo della giustizia in terra.»

E se fosse una malattia? di Alessandro De Roma ha la piacevolezza di un brano letterario e l’autorevolezza di un saggio di sociologia. Due i temi principali. Il primo, il turismo degenerato e degenerante, qui raccontato nelle peggiori espressioni in cui riesce a manifestarsi in India o in Perù, ma che è fin troppo facile ritrovare pure in Sardegna. Efficace e spietato il quadro che tratteggia: «E se il turismo fosse una malattia? […] Il turismo però non è solo una malattia dell’anima, un’ingordigia della conoscenza; è soprattutto una malattia dei luoghi. Ci sono posti del mondo che sono diventati la caricatura di se stessi, e dove i viaggiatori sono trattati come mucche da mungere. Spesso neppure se ne accorgono, oppure, quando se ne accorgono, perdonano o lasciano correre. L’importante è ritornare a casa con il nuovo pezzo da aggiungere alla collezione.» Il secondo tema è l’indifferenza, male più latente di quanto si creda perché -rassicurati dal fatto che le immagini delle ingiustizie del mondo ci indignano – in tanti non ci rendiamo conto che di queste ingiustizie ne vediamo solo una porzione. «[…] gli orrori – infatti – arrivano solo fino a dove i nostri occhi hanno il coraggio di guardare». Né tantomeno ci accorgiamo che quel poco che comunque abbiamo visto non provoca in noi alcuna vera reazione. Fortunato chi non ha bisogno di «rieducarsi all’ingenuità e allo stupore» né ha motivo di sentirsi toccato da queste parole: «[…] senza neppure accorgemene, ridiventerò cieco a casa mia».

Se nelle pagine di De Roma la critica alla “politica turistica” dominante non tocca la Sardegna (anche se ve la si può facilmente estendere per analogia), ne L’infinito non finire Fois, invece, è proprio qui che  punta il dito:«Ho fatto il tour operator di me stesso: / mi sono guardato ballare anziché imparare a ballare, / mi sono sentito parlare anziché imparare a parlare.» Parole che ricordano i sardi che si fecero nani per chi si aspettava di vederli nani, raccontati nel suo bellissimo romanzo Dura madre. Ma il suo dito indica anche altre autolesioniste tendenze, queste purtroppo prettamente nostrane: «Ho tradito anche quando mi sono convinto / d’essere portatore di specialità. / Come se, / ostinatamente, / balzassi dal baratro all’apice di me stesso, / dalla palude dell’umiliazione, / e dell’autocommiserazione / al picco irraggiungibile dell’orgoglio cieco. / Ho tradito / nel momento stesso in cui ho pensato / che l’unico modo / per difendermi dal senso di inferiorità/ fosse quello di dichiararmi, / a tutti i costi, / superiore.» Il suo brano è uno struggente e impietoso j’accuse non solo verso queste deviazioni, ma anche verso il male da noi perpetrato ai danni della natura rendendo quest’Isola luogo «di bellezza violata, / di roccia stuprata, / d’acqua strozzata nell’arteria di cemento armato.» Né manca di scagliarsi contro quell’invidia velenosa che denunciava già con In Sardegna non c’è il mare e che asfissia – o almeno ci prova – ciò che di buono qualcuno, su questa malandata terra, ha la capacità di realizzare – o almeno di provarci – …. Ma, scanso equivoci, quello di Fois è un mea culpa non fine a se stesso: se esorta a constatare il proprio fallimento («Che sono peggiori le sconfitte non riconosciute…»), è per poter, dopo, rinascere.

Musicali e dunque lievi nella forma, ma pesanti nel contenuto i versi della Cantata profana di Salvatore Mannuzzu. In questo “libretto per musica” domina un senso di impotenza e sconfitta, ma anch’esso ci ricorda che umanità e Natura sono fatti per superare anche la peggior prova: «Ogni stagione è colma / d’incendi, siccità o altre / sciagure; / e ogni umana vita è fatta / di misteri dolorosi. / Ma la storia del mondo / imperterrita continua, L’infinita / Creazione non si arresta, /digerisce ogni boccone…»

L’eredità di Michela Murgia racconta, invece, del lascito di un padre ad un figlio e del modo in cui questo lo fa suo …a modo suo. Anche la scrittrice, però, con queste pagine lascia a noi lettori qualcosa in dote: la consapevolezza che è importante riservarsi la possibilità di scegliere. Ma affinché possa esserci scelta deve prima esserci conoscenza, «una ricchezza che non suona» ma pesa. Eccome se pesa. Nei giorni scorsi Michela Murgia ha affermato che scrivere romanzi è stato un incidente di percorso e che il suo vero interesse è la politica: si può sempre sperare che riveda queste priorità e che se delle due cose una debba proprio essere incidente di percorso, allora non sia la scrittura.

A chiudere la raccolta è Paola Soriga con Grilli in testa: un racconto leggero nello stile ma sostanzioso nel contenuto. Sintetico ma completo, richiede un giudizio che provi ad imitarne le caratteristiche: benedetti siano i libri e benedetti siano questi grilli!

Con pochi euro si può dunque regalare o regalarsi una chicca letteraria e contribuire alla ricostruzione post alluvione, che è opera lunga e costosa, lungi dall’essere conclusa. Altri drammi assorbono oggi l’attenzione dei media – come è stato ricordato anche durante la presentazione cagliaritana , altre regioni d’Italia in queste settimane stanno subendo sorti analoghe – e richiedono gli stessi interventi concreti che noi sardi abbiamo preteso per la nostra Terra. Tuttavia, questa nuova emergenza non deve farci scordare le tragedie di ieri né deve costituire un alibi per l’eventuale inerzia di chi può e deve intervenire ancora per rendere possibile la ricostruzione. I primi a doversi assumere nell’Isola le loro responsabilità sono i politici sardi, in questi mesi prodighi di proclami in difesa degli alluvionati: la speranza è che all’indomani delle prossime elezioni regionali – che si terranno il 16 febbraio – i vincitori inseriscano tra le priorità di governo non solo gli interventi di ricostruzione ma anche quelli di prevenzione. Quanto alle opposizioni, che siano sempre pronte a collaborare per il bene di tutti e a vigilare – in nome della Verità e non del proprio tornaconto – su quanto sarà o non sarà fatto.

Tutti noi semplici cittadini abbiamo, però, la nostra fetta di responsabilità e il conseguente compito per il futuro: ricordare che «qualunque evento eccezionale diventa mortale quando l’uomo ci mette del suo» e che «all’uomo spetterebbe di […] costruire il suo progresso senza che questo diventi una bomba a orologeria», come ricorda la sentita e doverosamente severa introduzione di Sei per la Sardegna. Nel frattempo, possiamo provare a porre rimedio ai mali dell’uomo e della natura con questo minimo contributo. È un piccolo aiuto economico, certo, ma è anche un pensiero affettuoso e solidale per chi, allontanati i riflettori, sta vivendo in silenzio il suo momento di difficoltà. Perché «il lutto – ha ricordato Abate – non lo gestiamo sui giornali, nelle televisioni: lo viviamo a casa.»

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