Frammenti da L’Isola delle storie 2017

De Cataldo fotografato da Daniela Zedda

Gavoidi Marcella Onnis

Erano anni che dicevo di voler andare a Gavoi per il festival letterario L’Isola delle Storie, il più importante della Sardegna e – a detta di autori che vi hanno partecipato – tra i più suggestivi in Italia. Ebbene, quest’anno finalmente ho realizzato questo mio desiderio… e forse, purtroppo, sono io che vi ho portato la pioggia, mai vista in 14 anni di festival, secondo quanto affermato da Marcello Fois, uno dei soci fondatori del festival. Sono stata a Gavoi per due giorni scarsi, bastati, però, per fare il pieno di colori, emozioni, sapori… in sintesi, di vitalità. Oltre agli incontri di cui vi ho già raccontato in dettaglio, ecco qualche altro particolare che mi ha lasciato il segno.

Per vari motivi, l’incontro con Andreas Gruber e Tommaso Giagni, condotto da Matteo B. Bianchi, non mi ha entusiasmata, ma terrò in serbo due affermazioni di Giagni. La prima è questa: «Rimandare credo sia una tendenza umana, ma il “momento migliore” poi non arriva più e si rimane con le cose non dette», come impara il protagonista del suo romanzo “Prima di perderti”. Da annotarsi anche quest’altra affermazione: «È molto difficile definire cosa vuol dire fallito o vincente. Bisogna capire qual è il piano».

Diego De Silva a GavoiQuello con Diego De Silva era, invece, l’evento che io e le mie amiche attendevamo di più, tanto che per non perdercelo abbiamo persino spostato la prenotazione iniziale dell’alloggio. Apprezzo De Silva sia come scrittore che come personaggio pubblico: ironico, politicamente scorretto, è il più simpatico antipatico che conosca, prova ne sia che da lui potrei (forse) anche farmi bistrattare senza colpo ferire. Ed è anche l’unico per cui non mi offendo quando snobba le mie interazioni su Twitter: lui può! Forse vi starete chiedendo perché allora non gli abbia dedicato un intero articolo. Semplice: perché il suo reading era da vivere e non da raccontare per iscritto. Al più, avrei dovuto registrarlo, almeno in parte, ma se con la scrittura ho un buon feeling, con la multimedialità ho un rapporto conflittuale (questa foto decente, per esempio, l’ha scattata mia sorella). Dunque, chi non c’era potrà solo immaginarsi De Silva che esegue a regola d’arte “Miele” de Il giardino dei semplici e, soprattutto, “Tornerò” dei Santo California. Il solo perfettamente gasato “Tornerooo” valeva tutto l’incontro. Chi legge De Silva, in particolare il suo ciclo dedicato all’avvocato Malinconico, sa, infatti, che l’esegesi di vecchie canzoni italiane è uno dei suoi punti di forza, divenuto un must per i suoi estimatori. Ecco come ha motivato questa sua particolarità: «Io mi diverto a smontare e montare le canzonette italiane perché credo che raccontino gli italiani meglio delle canzoni d’autore». Segnalo, infine, una sua considerazione riguardo agli avvocati squattrinati e sfigati come Malinconico, comparso in libreria per la prima volta nel 2007: «10 anni dopo anche il giornalismo si accorge che pure le libere professioni sono colpite dalla crisi».

 

Tra gli eventi offerti dall’edizione 2017 de L’Isola delle Storie c’erano anche una serie di mostre, tutte interessanti, anche se io mi soffermerò solo su due. La prima è “Paesani” della bravissima fotografa Daniela Zedda: nelle varie strade di Gavoi facevano capolino, da finte finestre, da cancelli, cortili, muri e balconi, gli ospiti del festival. Così io ho potuto farmi immortalare mentre abbraccio il “mio” Giulio Angioni, indimenticabile scrittore, antropologo e cofondatore del festival di Gavoi, mentre la mia amica Roberta ha potuto toccare la mano del “suo” Mauro Corona.

 

ritratti progetto BAM

installazione di BAM a GavoiLa seconda mostra che voglio citare è “Bam!”, progetto di Bam (Bottega artigiana metalli) Design: i ritratti di Antonio Gramsci, Emilio Lussu, Salvatore Satta e Grazia Deledda, padri della cultura sarda, sono stati rivisitati dagli artisti in chiave moderna, dotando ciascuno di una “tecnologica diavoleria”.
Se non ho mal interpretato il ritratto, fa eccezione Gramsci, che tiene in mano un giornale, scelta che – azzardo – potrebbe significare che il suo messaggio è ancora così attuale e internazionale da non aver bisogno dell’ausilio dei nuovi media per varcare il mare e mantenersi eterno.

Daniela Pes e Andrea Pica - GavoiGli incontri del festival sono stati preceduti da letture di brani letterari e da intermezzi musicali: di queste piacevoli parentesi, conserverò in particolare il ricordo del duo composto da Daniela Pes (voce e chitarra) e Andrea Pica (chitarra) del Conservatorio Luigi Canepa (con l’accento sulla prima “a”) di Sassari. Giovani, belli e talentuosi hanno intrattenuto il pubblico con vari brani, tra cui segnalo quelli composti da Daniela Pes ispirandosi a versi di Don Gavino (Baignu) Pes, sacerdote e poeta di Tempio Pausania vissuto nel Settecento. La definitiva conquista dell’uditorio è avvenuta con la coinvolgente esecuzione della ritmata “Ca milla mi a di” (che, se ricordo bene, significa “Chi me l’avrebbe dovuto dire”): con sorpresa degli stessi musicisti, il pubblico ha cominciato, spontaneamente e da subito all’unisono, a battere le mani e agitarsi sulle sedie. Un gradimento confermato a fine esibizione con un lungo e sonoro applauso. Che aggiungere se non Ad maiora?

case con fiori a GavoiE che dire di Gavoi, graziosissima cornice di questa manifestazione? Mi resteranno negli occhi le sue case di pietra, i balconi fioriti, gli orti e i giardini rigogliosi, le sue salite (belle se le percorri giusto una volta all’anno), la sua cucina, i suoi panorami, le sue chiese, l’educazione e la ruvida simpatia dei suoi abitanti…

Tutto perfetto, dunque? Ovviamente no. Per esempio, il calendario degli eventi è stato reso noto con scarso preavviso per chi viene da fuori, non può trattenersi per tutta la durata del festival e deve prenotare un alloggio. Nel programma del festival, inoltre, sarebbe bene inserire una piccola descrizione di ciascun evento, in modo da potersi fare un’idea più chiara dei temi che saranno affrontati, soprattutto quando non si conosce l’ospite. Ancora, fornirei una mappa di Gavoi più dettagliata, perché anche se il paese non è grande e i luoghi in cui si svolgono i vari appuntamenti sono vicini, sarebbe utile trovarvi indicati anche i nomi delle vie limitrofe in cui, per esempio, si trovano ristoranti, chiese e altre “attrattive extra-festival”. “Ma c’è Google Maps”, direte voi! Sì… se il tuo operatore telefonico ti offre una buona copertura per il traffico dati. E poi, dai, volete mettere una bella cartina cartacea fornita dagli organizzatori con un’asettica mappa digitale?! L’anno prossimo conto di ripetere questa bella esperienza, per cui sarei ben felice di trovare almeno una di queste migliorie.

 

 

Le foto, eccetto il collage dei ritratti di “Bam!”, sono di Silvia e Marcella Onnis

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