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Disservizi nella sanità pubblica: la testimonianza di una lettrice

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Marta, una nostra lettrice, ci ha scritto per raccontarci la sua assurda esperienza in una struttura sanitaria pubblica:

Qualche giorno fa mi sono recata in uno dei più importanti ospedali  di Cagliari, la mia città, per effettuare una visita medica. Per prima cosa sono andata a pagare il ticket, già con la convinzione che avrei dovuto fare la fila per almeno mezz’ora. Con mia grande sorpresa, però, ho dovuto attendere solo un minuto perché arrivasse il mio turno. Mi stavo ancora rallegrando per questa fortuna, quando l’operatrice allo sportello mi ha domandato: “Signora, scusi, ma come ha prenotato la visita?”. Un po’ rannuvolata, le ho risposto che ho chiamato direttamente l’ambulatorio (come faccio da anni) e lei mi ha spiegato che nel computer non risultava la prenotazione. Quindi mi ha dato le istruzioni del caso: “Vada all’ambulatorio, si faccia registrare la prenotazione e poi torni qui a pagare il ticket.”

Mi sono incamminata verso il corpo staccato che ospita gli ambulatori, rimuginando sull’assurdità del fatto che una prenotazione effettuata per telefono e registrata su un computer (di questo ne ero certa) non risultasse in un altro computer dello stesso ospedale. Mi sembrava davvero assurdo che questi sistemi informatici fossero organizzati a compartimenti stagni e che nessuno avesse pensato  ad una soluzione che li rendesse comunicanti. Arrivata all’ambulatorio, ho spiegato il mio problema all’infermiera che mi ha tranquillizzato: “Ora prendo la sua impegnativa, la registro e poi potrà andare a pagare il ticket”. Al che sono rimasta interdetta, visto che, fino all’ultima volta,  si andava all’ufficio ticket e poi all’ambulatorio e non prima all’ambulatorio, poi all’ufficio ticket quindi di nuovo all’ambulatorio!

Stavo ancora maledicendo tra me e me questa loro nuova e contorta organizzazione, quando l’infermiera è ricomparsa per dirmi: “Signora, il suo appuntamento risultava già registrato. Ma chi le ha detto che la prenotazione non c’era?” Le ho risposto che era stata l’operatrice dello sportello (chi altri sennò? un passante?!) e lei mi ha invitato – con gentilezza – a tornare allo sportello e a dire alla collega di chiamarla nel caso ci fossero stati ancora problemi.

Sono dunque tornata allo sportello ticket (il cui edificio, per la cronaca, dista circa trecento metri dagli ambulatori) e ho riferito tali spiegazioni all’operatrice. Questa, con stizza, ha ricontrollato il data base e – miracolo! – ha trovato la mia prenotazione. Con modi sgarbati, l’operatrice si è affrettata, però, a spiegarmi che prima non l’aveva trovata perché non era stato registrato il numero dell’impegnativa.

Dopo aver pagato (“solo” 20  euro), sono uscita con il malumore e tante riflessioni per la testa: sono una donna giovane e sana, ma se al mio posto ci fosse stata, ad esempio, una persona anziana con problemi di deambulazione? E poi non si può mica trattare un paziente come una pallina da ping pong!

Per risolvere velocemente il mio problema, sarebbe bastato semplicemente che l’operatrice avesse fatto una ricerca più accurata nel database o che avesse telefonato all’ambulatorio per una verifica incrociata dei dati. Insomma, sarebbe stato sufficiente un pizzico in più di scrupolo e cortesia.

Anche voi, come Marta, vi siete scontrati con inefficienze e “storture” della sanità o di altri servizi pubblici? Oppure conoscete casi virtuosi in cui, in questi settori, le cose vanno esattamente come dovrebbero andare, magari superando le aspettative dei cittadini-utenti?  Inviateci la vostra testimonianza a ilmiogiornale@infinito.it!

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