Demolizioni d’autore

Demolizioni d’autore

 

 

Già!  Come descrivere la nostra crisi sociale di certezza e di futuro, ben più grave e previa a quella economica, senza piangersi addosso? Beh! Un  modo c’è:  etichettarla come arte. È più schick. Oltre che narcotizzante. E poi, funziona. Tutto avviene come sul set di una impersonale indagine scientifica fra le calde ceneri di un disastro appena rimosso. Che non ci appartiene più. Niente coinvolgimento emotivo. Né conato di umana e legittima indignazione. Ormai abbiamo maturato gli anticorpi necessari.  Esempi.  Nel  cra  cra cra del gracidio politico si disperdono, indisturbate ed oscene, offensive previdenze privilegiate  millantate come perle di solidarietà sociale. Esiste, e persiste, non solo la rapacità della veterocrazia politica italiana. Esiste anche una spocchiosa e lacrimosa prodigalità sotto forma di sussidi. Ai genitori sessantacinquenni di non italiani, residenti in questo paese, vengono erogati sostanziosi assegni anche se per questo paese non hanno mai mosso un dito. Diritti umani? No! Gratuita cialtroneria verso i nostri anziani che per questo paese hanno dato il sangue e si ritrovano beffati con pensioni ridicole, umilianti elemosine sociali e dirottati verso le mense della caritas. Un affronto palese per chi il diritto pensionistico lo matura, anziché mieterlo nel campo altrui. Una stoccata sleale per  i nostri giovani che alla pensione ci devono rinunciare già da adesso. Ci dovremmo poi meravigliare se questo paese funziona da calamita (e da delusione) per incessanti ingressi anche a fronte di sempre più grave crisi del lavoro? Chi paga questa bolletta sociale che vergognosamente dirottiamo anche alla subentrante generazione? 

E che dire dell’ignavia consolidata di non comminare le multe (ogni tipo di multa) agli stranieri con la motivazione: “..tanto questi non pagano?”  Perché? È davvero difficile equiparare anche per loro quello che si fa o si farebbe per gli italiani, ad es. per multa automobilistica, bloccare le macchine con le ganasce o trovare i modi di pretendere i doveri  civili anche da loro? È normale l’impunità degli uni e l’inflessibilità per gli altri?. E ci meravigliamo della percezione diffusa secondo la quale l’italiano paga fino al salasso le sue utenze e i servizi sanitari  dai quali sono continuamente e pretestuosamente agevolati  i nostri immigrati? E che dire della morsa fiscale distruttiva che evita gli uni e stritola gli altri, cioè i nostri giovani volenterosi? Il bello è che quando si fanno queste osservazioni ci sono sempre gli intelligentoni  illuminati che dànno segni di fastidio.

In aggiunta, e su questi presupposti di brillante equità sociale, la nostra nuova amministrazione comunale di Latina rincara e promette: tutto come prima. Meglio: peggio di prima. Uno a caso? L’assessorato all’edilizia. Politici direttamente coinvolti, e titolari del settore, promettono cementificazione massiccia (su un territorio a vocazione agricola) e, possibilmente, con appalti graziosamente concessi a professionisti NON del nostro agro pontino. Un corollario? Si verifica che, vergognosamente, si adducono ragioni per negare illuminazione in una strada buia della nostra città nel mentre si elargiscono cospicui finanziamenti per  rifare le case ai rom. Sorge la domanda: quale futuristico disegno civile (o quale coercizione ideologica) presiede all’irrisione di un dovere ed all’esaltazione dell’altro?  E ancora, e senza offesa alcuna e senza preclusione alla loro libertà di abitare tra noi (senza limiti d’afflusso?): dobbiamo considerare i rom assistiti per diritto etnico o persone capaci di provvedere ai loro propri bisogni in ragione delle loro scelte di stile di vita? A giudicare da fatti recenti e dalla vita che conducono, non sembra che siano incapaci di risorse. Il problema vero? Inviolabilità dei diritti. Inoppugnabilità dei doveri. Doveri contributivi (tutti i doveri contributivi)e responsabilità civili e sociali. Per tutti gli stranieri residenti. E senza fughe preferenziali. Anche loro in fila per la casa insieme ai nostri connazionali. Ed alle stesse condizioni. La velleità di cancellare questi presupposti, relega la coesistenza civile in un enunciato fragile, inconsistente, illusorio. Ricordo bene che i rom del mio paese in Lucania vivevano del loro lavoro. E la convivenza è stata più che rispettosa. L’aver creato il problema rom , probabilmente, non ha significato e non crea, automaticamente, una fisiologica, possibile  e matura coabitazione. Ma pretese incondizionate, sì.

E il problema sicurezza? Sembra sia in auge un teorema secondo il quale solidarietà, vera o finta, e rispetto delle leggi e dell’etica siano inconciliabili. Sempre secondo il teorema, il reato commesso da uno straniero (etichettato tout court come vera, o finta, necessità), non ha la stessa rilevanza penale o peso morale se commesso da un italiano. Aberrazioni ormai quotidiane che vanno verso un unico e sicuro obiettivo: continuare a distruggere dalle fondamenta le possibilità stesse della convivenza civile. Minando continuamente la giustizia. Con una ingravescente ed insostenibile  certezza:  la progressiva riduzione di libertà dei cittadini (vera, non fisime come vorrebbero i pressapochisti di turno) soprattutto degli anziani più esposti (insicuri perfino nelle chiese) e tutti, indistintamente,  assediati  da una sempre più vasta e legittimata criminalità di ogni estrazione e motivazione.  Se questa è conquista civile …

Transitando…. La priorità amministrativa di Milano in questo periodo?  La costruzione di dodici  luoghi di preghiera per l’islam in altrettanti quartieri della città. Però! Questi amministratori solerti, questi nostalgici e rancorosi perdenti storici ancorché imbonitori del dispregio per il proprio paese, sanno essere generosi. 

È recente la notizia che il commissario per l’emergenza umanitaria e l’OIM (organizzazione internazionale migrazioni) hanno stipulato un accordo per l’RVA, ossia: rimpatrio volontario assistito (traduco: rimpatrio comprato … e poi?). Questa ennesima ipocrisia politica ha di sicuro un solo pregio: è assistita da fondi da capogiro. Ma non aveva detto Tremonti che sull’Italia pesano due ipoteche: l’energia e l’immigrazione?  Strano. Intorno al can can della finanziaria non se ne è sentito accenno. Ma il peso, sì. Si avverte. Con un risvolto. La fascia sociale sulla quale gravano l’assistenzialismo sempre più vasto, la forbice fiscale sempre più cinica e la rapacità politica di casta sempre più inamovibile, si va sempre più impoverendo ed assottigliando. Ci dovremmo pensare. Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

     Emanuela  Verderosa

Nella foto – Il ministro Tremonti

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