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Palermo: ‘Rosso come l’arcobaleno’, l’AVIS tra donazione e integrazione

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Presentato lo scorso 24 settembre a Villa Niscemi, Rosso come l’arcobaleno è un’iniziativa (finanziata da Fondazione con il Sud) senza precedenti in Sicilia. Il convegno, moderato con pragmatismo dal presidente dell’AVIS provinciale Giuseppe Coppola, è stato introdotto dal direttore del CESVOP Alberto Giampino, che ha voluto evidenziare i due obiettivi del progetto: da un lato, infrastrutturare il sociale nel Mezzogiorno, sfruttando anche il web per una comunicazione più veloce e in grado di supplire alle carenze di progetti e fondi; dall’altro, favorire la donazione presso le comunità di immigrati.

L’intervento di Don Giovanni D’Andrea, salesiano dell’Associazione Santa Chiara, ha prontamente arricchito il dibattito di riscontri statistici sull’immigrazione a Palermo. Dopo aver citato il libro di Isaia affermando che “nessuno è straniero su questa terra”, chiarendo che l’immigrazione non è un problema ma un fenomeno per il quale non serve tolleranza ma rispetto, Don Giovanni D’Andrea ha parlato di 25.000 immigrati ufficiali e altri 50.000 irregolari a Palermo. Solo in centro città se ne contano 6.000, e le comunità più numerose provengono da Sri Lanka, Bangladesh, Ghana e Mauritius. Presenti anche molte donne provenienti da Eritrea ed Etiopia, mentre gli uomini sono impegnati in un’estenuante e dolorosa guerriglia in patria. Don Giovanni ha spalancato le porte del Centro Santa Chiara – un complesso in cui vengono ospitati induisti, musulmani e cristiani, che sta favorendo la crescita di un’imprenditoria immigrata nel mercato di Ballarò e nell’arteria del centro storico di Via Maqueda – al progetto Rosso come l’arcobaleno.

L’intervento del prof. Calogero Caruso, direttore del centro trasfusionale del Policlinico di Palermo, ha informato invece sulle due problematiche che la donazione del sangue da parte degli immigrati potrà sollevare: innanzi tutto il paese d’origine, poiché in alcune zone dell’Africa tropicale (ma anche dei Balcani) alcuni virus potrebbero richiedere un periodo di quarantena per i dovuti accertamenti; secondariamente, alcune differenze minime dal punto di vista ematologico, che richiedono metodologie ad hoc.

Particolarmente illuminante è parso l’intervento della dott.sa Annamaria Fantauzzi, docente di antropologia culturale presso l’Università di Torino e responsabile dell’Osservatorio Nazionale per la cultura del dono del sangue di AVIS Nazionale: “oggi l’immigrato ci serve come risorsa ematologica, poiché portatori di gruppi sanguigni rari. Il 12% dei bambini delle nostre scuole sono i futuri donatori immigrati di domani, e nel libro L’altro in me affronto le potenzialità simboliche di avere il sangue dell’altro dentro il proprio corpo, pregiudizi inclusi.

Presente anche il dott. Massimo Rizzuto della Provincia di Palermo, che ha benedetto tavole rotonde come questa, in un momento in cui lo Stato ha tagliato il trasferimento al Fondo Sociale, invitando ad aderire al tavolo tecnico sull’immigrazione istituito dalla Provincia.

Ma non si è voluto solo parlare di immigrati, bensì dare la parola agli immigrati stessi: Nouha, tunisina volontaria dell’AVIS di Altofonte (Pa), ha ricordato che l’Islam non vieta la donazione, “così si può donare per aiutare altre persone, anche se sconosciute. Alla necessità di sangue per italiani e immigrati, bisogna pensarci”.

“Comunicheremo a breve le prossime tappe del progetto Rosso come l’arcobaleno”, ha avvisato, in ultimo, la dott.sa Sara Colletta, coordinatrice del progetto.

Andrea Anastasi

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