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Cagliari, città che ricorda

Un commento all'inaugurazione del Parco del Donatore di organi, avvenuta ieri, 22 maggio 2016.

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Riceviamo e pubblichiamo:

targa del Parco del donatore di organi a CagliariIn tempi di crisi la solidarietà si conferma il valore di riferimento più importante, non solo per il sostegno concreto che può fornire alle individualità, ma anche come volano di una ripresa globale, che ora come non mai ha bisogno di un nuovo umanesimo e di una nuova umanità.

Assistiamo impotenti al fallimento di un razionalismo incapace di coniugarsi con l’uomo, e capace di ignorare i suoi bisogni primari: di alimentazione, salute, rispetto della persona.

In questo quadro, poco incline ai valori della rinascita, culturale e civile, ci sono eventi che rappresentano potenti messaggi simbolici verso un nuovo umanesimo. Uno di questi potenti gesti lo ha fatto la città di Cagliari, intitolando un bellissimo spazio verde, pubblico, alla memoria dei donatori d’organo. Un luogo dove la natura accoglie benigna, ore di svago per tutte le età, un luogo dove si respira una energia rigenerante anche sul piano etico-spirituale. Perché i simboli contano, la memoria è base del presente e proiezione al futuro, e la gratitudine è una splendida emozione. Ogni filo d’erba, ogni stormire di fronde, ogni macchia di colore e ogni profumo che nell’aria aleggia, ricorda le vite di uomini e donne, bambini, che hanno reso possibili le vite di altre donne, uomini, bambini. Ricordano che il progresso, troppo spesso folle corsa autodistruttiva, è anche tecnica salvavita, praticata da medici, infermieri, equipe altamente specializzate spesso non riconosciute nel loro valore. Ogni ora trascorsa all’aria aperta, nel cuore della città, ricorda la semplicità di gesti che possono diventare eroici, e come il dolore e la sofferenza possano diventare gioia e speranza.

Passeggiare in quel parco sarà d’ora in poi, ricordare vite che sono state, ma che ancora sono, e saranno. E che quelle vite sono le nostre, di tutti, perché nessuno può dire non mi riguarda.

In questo senso il parco del donatore ci riporta al senso della collettività, alla democrazia come partecipazione e azione, come direbbe Gramsci, al rifiuto dell’indifferenza.

Il parco del Donatore rappresenta la consapevolezza del valore del dono, che rende possibile conservare le tracce di un corpo che si trasforma e riprende vita, a sua volta capace di donare vita.

Credo che anche i processi che hanno portato alla realizzazione di tutto ciò siano importanti, perché cittadini, singoli e raccolti in associazione, hanno saputo creare sinergia con amministratori, sanitari e tecnici, tutti riuniti, per una volta, intorno a un valore e non a un interesse. Trovo sia stato compiuto un atto di cittadinanza attiva come modello, che dovrebbe sempre orientare i processi che dirigono le azioni di interesse collettivo. Si tratta di un atto profondamente politico, nel senso più alto che questo termine possa assumere.

Il parco del donatore, nell’armonia del verde, all’insegna dell’incontro e della solidarietà, è lì a ricordarci il senso di appartenenza a un unico genere, quello umano.

Francesca Salis

 

 

Foto Prometeo AITF Onlus

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