verità
Dov’è la verità? Dove sta la verità? Dove alberga la verità? Nei cuori? Nelle menti? Nel cielo? Nella terra? Nei testi sacri? Nella scienza? La vita è fatta da anni di prosa e da pochi istanti di poesia. Le peak experiences di Maslow (o esperienze di punta) sono brevi attimi. Quanto dura il plateau dell’orgasmo dopo tanto kamasutra? Pochi e brevi istanti, anche se di piacere intenso. Quanto durano un‘epifania e una teofania? Quanto dura un’illuminazione interiore? Brevi istanti e poi si ritorna al solito grigiore esistenziale, alla solita quotidianità. Inoltre le cosiddette illuminazioni interiori sono rare e casuali: c’è chi cerca e non trova, chi trova senza cercare, chi cerca una cosa e ne trova un’altra in un’incessante eterogenesi dei fini. E allora dov’è la verità? La verità oggi è degli esperti perché oggi bisogna essere esperti in qualche cosa. I religiosi non combattono contro i loro veri nemici: il consumismo, il capitalismo selvaggio, il nichilismo, la secolarizzazione, gli orrori della guerra, le ingiustizie socioeconomiche. O almeno non principalmente e non prioritariamente! Per i religiosi il vero nemico è il relativismo. Il relativismo è il loro rovello filosofico, teorico e metafisico. I religiosi cercano innanzitutto di combattere gli ultimi due secoli di filosofia occidentale, secondo cui la verità è inattingibile e secondo cui l’unica verità è che non c’è verità. Così facendo vogliono imporre il loro assolutismo religioso quando, tranne i protestanti, per le grandi religioni monoteiste l’uomo possiede il libero arbitrio. Oggi viviamo nell’epoca della cosiddetta post-verità. Oggi la nostra verità quotidiana e spicciola risiede nei mass media. Il problema non è solo quello delle fake news ma che una bugia ripetuta all’infinito dallo show business e dai mass media diventa verità, mentre quelle che potrebbero essere potenzialmente piccole verità almeno interiori vengono occultate e rimosse dal potere. È la solita vecchia storia: qualsiasi stimolo ripetuto quotidianamente diviene familiare e quindi piacevole. Il potere però più che dire falsità ci riempie la testa di futilità, promuove con i mass media e lo show business l’intrattenimento, il divertimento, l’apparenza, l’effimero. Ci costringe a imboccare la strada sbagliata. Così finiamo per vivere tutti inseguendo le cose che passano e non le cose che forse (mille volte forse) restano. Se si ha, si è. Se si appare, si è. La vera essenza interiore si è persa ormai. Per essere in questa società bisogna produrre, consumare, avere, apparire, godere e far godere. Solo in caso di malattia nostra o dei nostri cari oppure dopo la morte di una persona cara sorgono interrogativi esistenziali e metafisici. Poi, una volta superata la malattia o rielaborato il lutto, si rimuove qualsiasi spiritualità, si ritorna a produrre, consumare, avere, apparire, godere e far godere oppure in caso rari si abbraccia una religiosità spesso senza spiritualità per pregare Dio affinché i nostri defunti vadano in paradiso. Chi non produce, non consuma, non ha, non appare, non gode e non fa godere è un fallito, è out, viene emarginato, escluso. D’altronde la strada del presunto essere e del presunto spirito è irta e tutta in salita. Nozick scrive che tutti vorremmo essere presi e amati per ciò che siamo. Ma sappiamo con certezza ciò che siamo e ciò che non siamo? Sappiamo con certezza se siamo? E poi cosa siamo? Se l’intrapsichico nasce dall’interpsichico, se gran parte del nostro Sé è sociale, come scrive Berger, dove risiede veramente la nostra unicità e irripetibilitá?!? Non solo del domani non c’è certezza, come scriveva il Magnifico, ma neanche dell’essere, dell’aldilà, di Dio c’è prova o certezza. E allora ecco la via più facile, più appagante per i sensi: quella del materialismo, dell’edonismo, dei mille divertimentifici. Così abbiamo l’arte che è diventata intrattenimento o provocazione fine a sé stessa, lo stesso tempo libero che è diventato non motivo di riflessione ma di svago totale, talvolta di sballo. D’altronde il pensiero è improduttivo, è ozio stupido, se si non fa parte dell’accademia o del business: si è solo dei perdigiorno dilettanti. Insomma bisogna seguire la strada di Casanova. Ma Casanova nelle sue Memorie scriveva di aver coltivato soprattutto il piacere dei sensi, ma era anche filosofo, si scagliava contro Voltaire, scriveva che il mondo andrebbe verso l’Apocalissi senza “il freno della religione”. Casanova, Henry Miller, Pasolini, Bukowski erano dei libertini, spesso votati all’autodistruzione, ma avevano anche grande intellettualità e una loro spiritualità. Oggi si prende soltanto il libertinismo spicciolo senza la filosofia e la cultura che vi stavano dietro: insomma solo il piacere dei sensi e non il libero pensiero dei vecchi libertini. Nella prima lettera ai Corinzi Paolo scrive che “ora noi vediamo per mezzo di uno specchio, in enigma, allora vedremo faccia a faccia”. I cristiani credono in quell’allora. La loro speranza risiede tutta in quell’allora. La realtà effettiva, non la verità, è nelle ragazze appena maggiorenni, provenienti da famiglie che non arrivano alla terza settimana del mese, che si vendono per una ricarica telefonica perché tutti siamo in vendita, ognuno un prezzo, a costo anche di snaturarsi e di svendersi: tutto ciò è la cartina di tornasole, è emblematico, anzi sintomatico. Simmel in un paragrafo intitolato “Il rapporto tipico tra denaro e prostituzione” scriveva che nella prostituzione si poteva intuire “il carattere dinamico del mondo”. La prostituzione è l’essenza stessa della società occidentale. In essa la donna è un semplice mezzo. Ma gli stessi rapporti sentimentali e i matrimoni spesso si basano sullo stesso materialismo e sulla stessa mercificazione della prostituzione. Siamo materia e merce, tutti indistintamente. Tutti ci siamo dentro fino al collo. Qual è la via per uscirne? Ritornare a parlarsi, magari negli occhi e non facendo phubbing al prossimo, considerarci e considerare gli altri come fini e non come mezzi, come scrivevano Aristotele, Kant, Moravia, etc etc e credere e sperare in quell’allora, di cui scriveva l’apostolo Paolo.