SOLIDARIETÀ SPONTANEA OLTRE LA LOGICA PERSONALE…

Anche se non è semplice tracciare il confine tra spontaneità e “doveri sociali” riconosciuti dalle Istituzioni.

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

È ormai noto da tempo che nel nostro Paese esistono da decenni alcune migliaia di associazioni di volontariato, operanti in svariatissimi ambiti. È un vero e proprio esercito della solidarietà, in gran parte impegnato nell’ambito della sanità e dell’assistenza e quindi anche dell’emarginazione sociale. Va da sé che la stragrande maggioranza, se non tutte, in modo o in un altro si “sostituiscono” alle Istituzioni notoriamente carenti e/o assenti per i ruoli di loro spettanza. Di conseguenza sorge spontanea la domanda: è lecito che ciò avvenga? Più volte ho esaminato questa realtà e nel tempo sono addivenuto alla seguente considerazione, ossia dal dopoguerra ad oggi l’Italia si è sempre basata sulla generosità del suo popolo, e in questo primo periodo era più che giustificato in considerazione del fatto che c’era un Paese intero da ricostruire per via della devastazione a causa del conflitto. Ma in seguito, ossia quando c’è stata una netta ripresa in tutti i settori (periodo anni ’60-’70 in particolare), a mio avviso l’intervento del volontariato in parte sarebbe stato meno “giustificato”, ad eccezione di interventi puramente personali quindi non di competenza delle Istituzioni. Nulla da obiettare, ovviamente, sulla spontaneità di azioni a sostegno del prossimo ma ciò non deve essere confuso con ciò che compete le Istituzioni in tutti i suoi comparti. Quindi quali conseguenze di questo eccesso di volontariato? Con tutta obiettività bisogna ammettere che lo Stato dalla metà degli ’70 in poi si è adagiato, per così dire, sul buon cuore di molti cittadini i quali a loro volta si sono sentiti (e si sentono) sempre più gratificati per la loro scelta dei dedicarsi al prossimo, e nel contempo accettando riconoscimenti per il loro operato: solitamente medaglie, targhe, pergamene ed encomi vari. Certamente questo rientra nel liceità delle relazioni sociali, ma va anche detto che tale elargizione non fa che incrementare un edonismo incontrollato, come a dire che ad ogni buona azione ci si aspetta di salire sul podio per ricevere questo o quel riconoscimento… che mai nessuno ha rifiutato. Anch’io negli anni scorsi (ormai lontani) ho ricevuto tali attenzioni, ma con il tempo è sopravvenuto in me il senso di quella che definisco “consapevolezza degli effetti sociali, tant’è che da tempo sono riposti in un contenitore… lontani da occhi curiosi. Nello stesso tempo noto invece che le molte associazioni sono sempre più propense nell’ostentare il loro operato, non solo a titolo di esempio e sensibilizzazione, ma anche per “dare lustro” a quella sorta di teatralità in cui compaiono elargizioni di targhe, pergamene, medaglie, trofei, etc., spesso pubblicizzate sul loro periodico. Questa disamina sociologica non vuole essere certo un’accusa, ma più semplicemente la constatazione di un  costume che a mio avviso andrebbe ridimensionato, in quanto se non si venisse riconosciuti per il proprio generoso agire, probabilmente verrebbe meno la motivazione della solidarietà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *