Siamo tutti un po’ Pippi Calzelunghe?

Siamo tutti un po’ Pippi Calzelunghe?

“Pippi Pippi Pippi, che il nome fa un po’ ridere, ma voi riderete per quello che farò….. Tutto il giorno sto con una scimmietta e un cavallo bianco….”

Quante volte da bambini abbiamo canticchiato questo motivetto davanti alla televisione, aspettando che cominciasse uno dei più popolari telefilm per bambini. Ebbene sì, ci divertivamo a guardare le avventure della piccola Pippi Calzelunghe: la ragazzina con le codine rosse, le lentiggini e i due calzettoni lunghi di due colori diversi.

Quando ero piccola mi piaceva tanto guardare gli episodi che la vedevano protagonista, ma naturalmente, non mi ero mai soffermata ad analizzare il contenuto delle puntate in cui Pippi, Tommy e Annica si divertivano giocando tutto il giorno, o per lo meno vedevo tutto sotto una prospettiva non adulta.

Recentemente ho rivisto le puntate di Pippi Calzelunghe con mio figlio ed ho cominciato a soffermarmi sul messaggio che questo telefilm voleva dare. A primo impatto ho ritenuto che lo sceneggiato fosse diseducativo al massimo per i bambini: Pippi è una bambina che vive da sola, senza regole, non va a scuola, gioca tutto il giorno ed è libera di fare ciò che vuole. Potrebbe essere un messaggio negativo quello che viene dato ai bambini, che si riterrebbero autorizzati a fare quello che gli pare perché lo fa Pippi Calzelunghe. Mi aveva incuriosito la cosa e allora, ogni volta che mio figlio guardava le puntate della piccola signorina lentigginosa, mi mettevo vicino a lui, per vedere come reagiva durante la visione. Le risate, ma le risate che mio figlio si faceva erano tantissime, e ogni tanto faceva anche qualche commento del tipo: “Guarda mamma, Pippi mangia le lische del pesce. Ma le lische non si mangiano vero mamma?” e poi ricominciava a ridere. Allora ho cominciato a riflettere meglio. Anche se non sono una psicologa credo di aver capito la genialità del regista, che ha creato un telefilm per bambini, entrando proprio nella loro sfera psicologica. Secondo me, la monellaccia dai calzettoni lunghi rappresenta una sorta di alterego di ogni bambino: la voglia di giocare sempre, di sorridere, di sentirsi liberi, di spaziare con la fantasia. Pippi Calzelunghe rappresenta proprio questo: l’interiorità di tutti i bambini e la loro purezza, quella che, comunque, ognuno di noi anche da adulto ha sempre dentro, una sorta di “Fanciullino”. I personaggi di Tommy e Annica invece rappresentano probabilmente i bambini come diventano con l’educazione dei genitori. In questo modo viene presentato ai bambini la doppia faccia della medaglia, dove da un lato si sentono liberi di giocare e divertirsi; mentre dall’altro percepiscono le cose che sono più o meno giuste ma che sono nello stesso tempo divertenti. La mia è l’analisi di una mamma che cerca di capire che cosa propongono i cartoni animati, i telefilm e le fiabe ai loro piccoli fruitori, che dovrebbero ricevere dei messaggi positivi volti alla loro crescita psicologica, intellettuale e fantasiosa.

Da quest’analisi, mi sorge spontanea una domanda: “Ma tutto quello che viene proposto ai bambini è sempre educativo?”. Per questo motivo invito i genitori a controllare il tipo di programma che i bambini guardano o che libro stanno leggendo per poter analizzare, un po’ come ho fatto io con mio figlio, questi prodotti mediatici per bambini.

Con Pippi Calzelunghe si apre la rubrica dedicata ai bambini, che si propone di analizzare le loro fiabe, i loro cartoni o telefilm preferiti.

Si accettano suggerimenti sul film, cartone e favola da analizzare.

Alla prossima!

 

Giusy Chiello

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