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RICORDANDO GIGI GHIROTTI

Un giornalista e scrittore di talento, ma anche un “paziente” le cui saggezza e bontà sono testimonianza di un vissuto con pochi eguali

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di Ernesto Bodini (giornalista scientifico)

 

Ci sono persone che nella vita hanno conosciuto la sofferenza fisica, talune in modo indicibile, e che alla fine del loro “percorso” ci hanno lasciato una testimonianza, ossia il valore della dignità e dell’umiltà; ma anche suggerimenti di saggezza. Fra queste va ricordato Gigi Ghirotti (Vicenza 1920-1974, nella foto), scrittore e giornalista, morto a 54 anni a causa del linfoma Hodgking, granuloma maligno dei vasi linfatici. È stato professionista di eccellenza e notevole valore etico, che iniziò la sua carriera nel dopoguerra come inviato de’ La Stampa (dal 1951) e all’Europeo, pubblicando inoltre alcuni libri-inchiesta, tra i quali “Il lungo viaggio nel tunnel della malattia”, scritto nel 1973 durante il periodo della sua esperienza di malato oncologico. Quest’opera, che molti ancora ricordano, si dimostrò essere un buon servizio da inviato proprio in quel tunnel della malattia del secolo. Un racconto per descrivere la sua malattia, sostenendo con coraggio e dignità che «un giornalista non può essere testimone del sentito dire, o colui che vive delle passioni degli altri. Se gli capita di correre un’avventura tra vita e morte in prima persona e poi non la racconta, direi che quel giornalista è uno che non ha capito nulla né del proprio mestiere, né dei propri doveri di cittadino (…) perché i momenti decisivi della propria esistenza vanno vissuti come e dove li vive la stragrande maggioranza dei connazionali». Malato tra malati nelle corsie di ospedali pubblici, continuò con lucidità e serenità il suo mestiere; non raccontò il dramma personale, ma come vive chi è ricoverato in attesa di morire: denunciò con disadorna precisione l’inefficienza delle strutture sanitarie, disfunzioni e arretratezze di certi “sistemi”, come pure consuetudini assurde ed ogni disattesa patita dai pazienti. Tra le sue testimonianze non esitò a dettare ai suoi colleghi stenografi de’ La Stampa questa affermazione: «Quando si esce dai nostri ospedali (mancavano quattro anni alla Riforma del SSN, sic!) la prima sensazione è di essere emersi da una città sotterranea, da una immensa segreta entro cui la società tiene in deposito i malati. E insieme nasconde alcune delle sue piaghe più brucianti. Non c’é crisi che non si venga a scaricare tra le mura dell’ospedale: le crisi delle Istituzioni, dei valori, dei miti; dei fini e degli strumenti».

 

Fu persona serena e irriducibile, sempre vicino ai compagni nel dolore, creando nuove amicizie ed affetti come con il piccolo Vincenzo Scivoletto, colpito dallo stesso male, al quale dedicò uno struggente addio. Per questo suo modo d’essere e di divulgare suscitò una vasta e profonda eco. Da questa esperienza, sono nati articoli pubblicati sul quotidiano subalpino e due trasmissioni televisive della rubrica “Orizzonti: l’uomo, la scienza, la tecnica”, tant’é che lettori e telespettatori inviarono centinaia di lettere al malato-cronista che “senza perifrasi” pronunciava la parola innominabile, cancro. Reportage e testimonianze che hanno commosso l’opinione pubblica di quegli anni, mantenendo ancora l’importanza per l’umanizzazione dell’assistenza al malato, di cui tanto si parla oggi ma con “frammentarie sfumature” dal punto di vista della concretezza… penalizzata dalla scarsità numerica dei medici e della sempre meno sostenibilità del SSN. Una realtà, questa, che non deve eludere l’ultima esortazione di Ghirotti: «Quello che importa, sia durante la vita, sia di fronte al dolore, è non sentirsi abbandonati e soli». In suo onore e con lo scopo di mantenere vivi la sua vicenda umana, il messaggio e l’impegno a favore dei malati, a meno un anno dalla morte, il 5 maggio 1975, fu istituita la Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti, già Comitato Gigi Ghirotti (con sede a Roma in Via Ruspoli, 2 – telef. 06/841.64.64). La benefica iniziativa rappresenta un punto di riferimento all’interno della rete delle risorse presenti sul territorio nazionale in ambito oncologico; promuove ogni anno la “Giornata del Sollievo”, l’ultima domenica di maggio, oltre a bandire il concorso “Un ospedale con più sollievo”. Promozioni di elevato valore morale e sociale la cui continuità racchiude l’esempio di un vissuto, ma anche un messaggio di speranza per tutti i malati di tumore, avendo il coraggio di raccontarsi e di raccontare e, parafrasando quanto sosteneva Mark Twain (1835-1910), val la pena ricordare che il dolore possiamo sopportarlo da soli, ma per apprezzare in pieno la gioia dobbiamo avere qualcuno con cui condividerla.

 

 

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