Una rete dei trapianti d’organo sempre più internazionale

Umberto Cillo

di Marcella Onnis

Dal 9 all’11 novembre 2017 si è svolto a Cagliari il 41° congresso nazionale della Società italiana trapianti d’organo (SITO). Rete, internazionalizzazione, formazione, innovazione, giovani: queste le parole d’ordine emerse dalla cerimonia inaugurale per voce dei trapiantologi ma anche dei rappresentanti delle istituzioni locali.

Luigi Benedetto ArruL’assessore regionale alla sanità Luigi Benedetto Arru (nella foto) ha ricordato che recentemente (con la delibera n. 38/29 dell’8 agosto 2017) la Regione ha riformato la rete trapiantologica sarda, ispirandosi alla nuova articolazione del Centro nazionale trapianti (CNT) con l’intento di «valorizzare quelle professionalità che la Sardegna ha già». Arru ha, inoltre, mostrato apprezzamento per l’iniziativa promossa dalla SITO, che «dà una nuova opportunità di confrontarsi con la prassi europea», rimarcando che «in quest’epoca di paura, la scienza può essere un’occasione per confrontarsi, per abbattere barriere e per creare pace e sviluppo». Il sindaco di Cagliari Massimo Zedda ha, invece, ricordato che il suo Comune è stato il primo in Sardegna e tra i primi in Italia ad attuare le norme che consentono ai comuni di registrare, presso l’Ufficio anagrafe, le dichiarazioni di volontà riguardo alla donazione di organi. Consapevole che molti comuni sardi non hanno ancora fatto questa scelta, Zedda si è impegnato a contattare l’ANCI Sardegna per stimolarli a provvedere.

Il 2018 sarà un anno speciale per i trapianti in Sardegna, ha subito ricordato la dott.ssa Graziella Pintus, Direttore generale dell’azienda ospedaliera “G. Brotzu”, sede dei tre centri trapianti isolani (rene; cuore; fegato e pancreas): al 1° gennaio saranno, infatti, trascorsi 30 anni dall’inizio dell’attività di trapianto di rene, che non avrebbe mai potuto essere avviata «se non ci fosse stata la convinzione di tutti coloro che l’hanno portata avanti», ha rimarcato la dirigente. E il suo “tutti” è un concetto molto ampio: «La macchina dei trapianti ha bisogno che funzioni ogni più piccolo ingranaggio», per questo la dott.ssa Pintus ha voluto ringraziare tutti gli operatori coinvolti nelle attività di prelievo e trapianto di organi, anche quelli che «lavorano silenziosamente per raggiungere questi risultati in tutta la rete regionale». Rete che, ha precisato, si estende al di fuori del “Brotzu”, coinvolgendo in particolare il Centro regionale trapianti (CRT) e gli altri ospedali in cui vengono segnalati i potenziali donatori. Pur soddisfatta per i risultati finora raggiunti, la dott.ssa Pintus si è mostrata pienamente consapevole dei miglioramenti ancora necessari, soprattutto «sul versante delle donazioni di organi», che occorre promuovere maggiormente «con la collaborazione delle associazioni di settore». Dopo aver ringraziato queste ultime per il lavoro finora svolto, ha poi rivolto «un grazie ancor più grande a tutti i sardi che generosamente si pongono come donatori». Nel suo intervento, inoltre, la Direttrice generale del “Brotzu” ha voluto ricordare i colleghi che hanno perso la vita proprio mentre svolgevano questa delicata attività: i chirurghi Alessandro Ricchi e Antonio Carta e il tecnico perfusionista Gianmarco Pinna, che nel febbraio 2004 morirono in un incidente aereo (con i piloti Helmut Zurner, Thomas Giacomuzzi e Daniele Giacobbe) mentre trasportavano un cuore da trapiantare. Il loro sacrificio, però, come quello dei donatori di organi, non è stato vano, ha precisato: è stato «un motivo in più per dedicarsi a quest’attività».

Dalle parole della dott.ssa Pintus è apparso chiaro che le istituzioni sanitarie sarde sono ben consapevoli del ruolo svolto dalle associazioni di settore, ma di questo lo è anche la SITO, che, infatti, ha invitato anche loro a portare un saluto durante la cerimonia inaugurale del congresso. A rappresentarle in quest’occasione è stato Paolo Pettinau, Vicepresidente regionale dell’AIDO, il quale ha rimarcato come la collaborazione tra associazioni e istituzioni scientifiche abbia «un valore aggiunto non perché le prime si sostituiscano alle seconde» ma come «momento di stimolo e di supporto, anche morale». Pettinau ha poi sottolineato che «la donazione degli organi rappresenta il valore supremo della solidarietà umana», in quanto viene compiuta in maniera assolutamente disinteressata.

Umberto CilloSe a far gli onori di casa è stato il dott. Gian Benedetto Piredda, Direttore del Coordinamento nefrologico del trapianto renale del “Brotzu”, il compito di aprire gli interventi dei relatori non poteva che spettare al presidente della SITO Umberto Cillo (nella foto), Direttore della Chirurgia epatobiliare e dei trapianti epatici dell’Azienda ospedaliera di Padova. Riguardo alla specifica realtà locale, prof. Cillo ha evidenziato che nell’Isola sono stati finora eseguiti oltre 1.100 trapianti, pertanto, quella sarda può essere considerata «una realtà solida, strutturata, concreta, al livello di altre realtà nazionali». Da parte sua è giunto anche un apprezzamento per le scelte di politica sanitaria adottate, in particolare quella di «concentrare le risorse per l’attività trapiantologica su un unico ospedale»: «una scelta non scontata in questo nostro Paese dei campanili», ha commentato.

Quanto alla decisione di organizzare a Cagliari il congresso nazionale della società da lui presieduta, Cillo ha precisato che il fatto di riunirsi per la prima volta in Sardegna ha un valore anche simbolico, ossia dimostrare che «non ci sono barriere spaziali: l’Italia trapiantologica è tutta unita, compatta». E anche aperta: «Vogliamo che la SITO sia un contenitore di idee in cui tutti abbiano spazio», ha aggiunto, precisando che questo contenitore si propone di essere «osmotico», ossia aperto allo scambio con altre società trapiantologiche estere, con gli stakeholders, con le aziende farmaceutiche… Scopo di questo confronto, ha spiegato, è raccogliere evidenze e dati, elaborare raccomandazioni e stimolare i giovani verso l’internazionalizzazione perché «è finita la stagione dell’autoreferenzialità dei grandi centri trapianti: questa è l’epoca della condivisione». Ricordando poi anche lui il sacrificio dell’équipe del dott. Ricchi, Cillo ha sottolineato che questa tragedia offre «un’idea chiara che dobbiamo riportare a chi ci ascolta fuori: non bisogna banalizzare quest’attività». «Finita la parte pioneristica, i trapianti sono diventati routine» ma, ha ammonito, «non bisogna appiattire il concetto: la trapiantologia è sacrificio, anche estremo, come in questo caso. I nostri ragazzi che vanno a prelevare gli organi rischiano e, anche in condizioni meno estreme, c’è sempre un sacrificio delle vite personali». Un concetto che, a suo parere, deve arrivare anche ai media, soprattutto perché, ha affermato, «sono sempre meno i giovani che vogliono intraprendere quest’attività» proprio per via dei rischi, dei sacrifici e dello scarso riconoscimento, economico e morale.

Che la SITO voglia posizionarsi in una prospettiva internazionale lo ha confermato anche l’intervento di Vassilios Papalois (in servizio presso l’Imperial College Healthcare NHS Trust di Londra), presidente eletto dell’ESOT (Società europea dei trapianti d’organi, che nel 2021 convocherà il suo congresso proprio in Italia, a Milano). Il relatore ha ricostruito le tappe della collaborazione tra medici a livello europeo, che ha mosso i primi passi a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Quanto all’ESOT, è nata nel 1982 e si fonda su una filosofia molto pragmatica in cui grande importanza è riservata alla formazione, ha precisato il suo presidente. Quest’ultima, a sua volta, per l’ESOT non può prescindere dal coinvolgimento personale degli operatori in formazione e dalla standardizzazione, necessaria – ha affermato Pappalois –  per rispondere al meglio alle comuni esigenze manifestate dai pazienti di tutta Europa, oggi più che mai pronti a rivendicare i loro diritti anche attraverso proprie forme associative. L’ESOT, inoltre, esattamente come raccontato dal prof. Cillo per la SITO, sta puntando molto sui giovani, affidando loro la gestione di determinate attività.

 

Foto Giuseppe Argiolas

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