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Operare meglio con meno errori – Esperienze di un giovane chirurgo

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Tempo di vacanze, di relax ma anche di letture o di “ri-letture” di argomenti che si possono ritenere ancora attuali, come quelli che coinvolgono, ad esempio, l’ambiente medico con tutte le sue problematiche. Infatti, in Medicina ma soprattutto in Chirurgia è quanto mai attuale il dibattito tra aspetti etici ed errori chirurgici, e tra le due discipline si rileva una situazione di particolare ambivalenza: da una parte si tende sempre più alla creazione di una unità di alta specializzazione chirurgica, come l’avvenente e sofisticata robotica; dall’altra sono sempre più complessi i problemi cui far fronte come la formazione, le risorse, gli aspetti etici, gli obiettivi e non ultimi gli errori medici tanto da affidarsi alla cosiddetta medicina “difensiva”.

A fronte di tutto questo, non sorprende che sempre meno giovani vogliano intraprendere la carriera in ambito chirurgico, preferendo la strada “meno” impervia della superspecializzazione della medicina, includendo la ricerca. Ma chi vuol proseguire, comunque, la disciplina chirurgica trova non poche riflessioni e suggerimenti nella pubblicazione “Con Cura. Diario di un medico deciso a far meglio” (Ed. Einaudi, 2008), di Atul Gawande, giovane medico chirurgo che esercita al Brigham and Women’s di Boston. Ho riletto questo saggio perché coinvolgente e dallo stile particolarmente narrativo sulle prestazioni della medicina e della chirurgia, che fa entrare nel vivo della professione nella convinzione di trovare bravura, abilità diagnostica e un buon rapporto medico-paziente. Ma in realtà non è proprio così, come si evince soprattutto da alcuni capitoli del libro in cui la scrupolosità, la sfida a fare la cosa giusta e l’ingegnosità sono condizioni a dir poco essenziali per la buona pratica clinica e chirurgica che, inevitabilmente, comporta rischi e responsabilità.

La particolare condizione di scrupolosità, ad esempio, è data dall’importante impegno per debellare la poliomielite in alcune zone dell’India e dell’Africa, collaborando alle misure di mop-up ad esteso raggio, ossia vaccinare tutti i bambini a rischio nell’area intorno a un nuovo caso. Una solerzia del medico che l’autore sottolinea anche nel capitolo dedicato alle vittime di guerra in Iraq e in Afghanistan, dove non è soltanto la dedizione a guidare il cosiddetto “far bene” ma è anche il possedere ingegnosità, ossia saper pensare in modo sempre più innovativo, essendo questa una questione non di intelligenza superiore ma di carattere. «Richiede in primo luogo – sottolinea l’autore – la disponibilità a riconoscere il fallimento, a non nascondere gli errori, e a cambiare. È frutto di una deliberata, perfino ossessiva, riflessione sul fallimento e di una costante ricerca di soluzioni nuove». Anche attraverso questa “saggezza” i medici possono evitare le innumerevoli denunce a loro carico (in Italia sono circa 30 mila ogni anno), oltre a beneficiare i pazienti affidati alle loro cure.

Il dottor Gawande è tra l’altro autore di “Salvo Complicazioni. Appunti di un chirurgo americano su una scienza imperfetta” (Ed. Fusi Orari, 2005) e, più recentemente di “Checklist. Come fare andare meglio le cose” (Ed. Einaudi, 2011). Due ulteriori contributi ricchi di storie e personaggi in cui, ogni lettore, ha modo di cogliere quei necessari frammenti dell’esperienza di un medico che ha contribuito ad aprire la strada della prevenzione dei rischi in sala operatoria, dove al primo posto regna incontrastata la vita umana del paziente.

 

Ernesto Bodini

(giornalista scientifico)

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