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Nasce a Palermo il nuovo Palazzo Branciforte

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Nasce a Palermo il nuovo Palazzo Branciforte

Un prestigioso polo culturale fra arte, gastronomia e lettura

 

I RESTAURI DELL’EDIFICIO FIRMATI DALL’ARCHITETTO GAE AULENTI

 

Palermo, 18 maggio 2012 – Arte, storia, tradizione. Culla della sicilianità ma anche fulcro di nuovi saperi. Un unicum architettonico sospeso tra presente e passato. È questo il biglietto da visita di Palazzo Branciforte, storico edificio nel cuore di Palermo che da oggi riapre le sue porte proponendosi come punto di riferimento nel panorama culturale della Sicilia e dell’intero Paese, grazie all’impegno della Fondazione Sicilia (già Fondazione Banco di Sicilia), presieduta dal professor Giovanni Puglisi, e all’importante intervento di restauro firmato da Gae Aulenti, architetto e designer di fama mondiale.

Palazzo Branciforte è un luogo unico, dove si fondono identità e innovazione. Uno spazio nel quale la storia si coniuga con l’archeologia, con l’arte moderna e contemporanea, con i libri e con la grande tradizione culinaria italiana.

La straordinaria collezione archeologica, ma anche le ceramiche, le maioliche, i francobolli, le monete e le sculture costituiscono i pilastri di un grande ‘museo della memoria siciliana’, che raccoglie gli aspetti e gli elementi artistico-culturali più interessanti dell’Isola, in un contesto architettonico di grande prestigio e funzionalità. Uno spazio, che si apre anche ai nuovi linguaggi della contemporaneità e al contributo di giovani artisti e che, grazie anche a un innovativo auditorium tecnologicamente all’avanguardia, può ospitare conferenze e iniziative culturali di alto livello. I servizi museali saranno garantiti grazie all’impegno di Civita Sicilia, che gestisce anche l’Emporio Branciforte, un bookshop dove si possono acquistare i principali cataloghi sulle mostre in corso e sulle collezioni esposte nell’edificio, ma anche i volumi su arte e cultura realizzati a cura della Fondazione.

 

 La decisione della Fondazione di acquisire nel recente 2005 Palazzo Branciforte e Villa Zito – sottolinea il presidente della Fondazione Sicilia, Giovanni Puglisi – è stata una scelta strategica importantissima. E va reso merito all’intelligenza e alla visione politico-culturale degli Amministratori, tutti, di questa Fondazione dal 2005 ad oggi se un sogno di pochi è oggi diventato realtà. La mano lieve e decisa di Gae Aulenti ha, poi, permesso di fornire sicurezza all’immobile, garantendo un ripristino filologico dei luoghi, senza alcuna invasività, ma con la cura di dare alla nuova dimora prestigio e funzionalità. Grazie a questo restauro, Palazzo Branciforte potrà svolgere una indiscutibile e unica funzione di polo aggregante del recupero urbanistico dell’antico “Quartiere della Loggia”, riprendendo e ridando centralità ad una zona di Palermo, ricca di bellezze e beni culturali, ma colpita dalle sciagure delle guerre e infestata da una qualità della vita sempre più degradata dall’abbandono civico e dall’incuria umana.Per la prima volta troveranno spazio e fruibilità – in un contesto museale di grande prestigio e qualità – tutte le Collezioni artistiche della Fondazione Sicilia: la Collezione filatelica, la Collezione numismatica, la Collezione dei bronzi e, infine, la Collezione della stampe e dei disegni. Tre perle comunque brillano in tutto il loro fulgore in questo incantevole paesaggio storico, il Museo archeologico, la Collezione delle maioliche e la Biblioteca del Banco di Sicilia. Troverà anche spazio e visibilità l’eccezionale Archivio Giuseppe Spatrisano, allievo di Ernesto Basile, uno dei padri del Liberty palermitano, e protagonista della vita culturale e urbanistica di Palermo della seconda metà del secolo scorso, vicino alla preziosa Biblioteca di Franco Restivo, donata alla Fondazione dalla Famiglia.

Il Palazzo si presenta, poi, come un magistrale esempio di sinergia funzionale: l’arte, le Collezioni, la splendida struttura lignea vivono nell’operosità delle attività che le intrecciano, volte a dare del prodotto artistico una visione integrata con la funzionalità contemporanea della sua fruizione/utilizzazione. Non può esistere, infatti, una visione museale “congelata” nell’immobilità frigida della creazione artistica: l’arte, dalla téchne greca ai nostri giorni è sempre stata funzionale alla sua età, un’età senza tempo, ma contestualmente figlia del tempo della fruizione. A questa filosofia dell’arte si ispirano anche tutte le ibridazioni che si ritrovano nella nuova veste museale di Palazzo Branciforte, a partire dalla Scuola di formazione di Gambero Rosso e alle altre attività culturali che troveranno posto in questo splendido contesto architettonico.

 

L’intervento di riqualificazione architettonica dell’architetto Gae Aulenti

Acquistato dalla Fondazione il 30 dicembre del 2005, l’edificio ha ritrovato la sua originaria bellezza grazie al restauro dell’architetto Aulenti, che ha dato al palazzo ambienti funzionali e unici, realizzati rispettando gli elementi architettonici più significativi e l’originaria morfologia. Sono stati, in particolare, ripristinati gli spazi più rappresentativi, che a causa di vari bombardamenti avvenuti in epoche diverse e di successive destinazioni d’uso, avevano perso la loro funzione originaria: si tratta della strada interna che unisce i due ingressi, del cortile principale e della scuderia al piano terra. I lavori, iniziati nel 2007, hanno reso possibile questo risultato, che restituisce alla struttura la propria bellezza, valorizzata ulteriormente da un innovativo progetto architettonico che conferisce a questo suggestivo complesso una nuova funzionalità e una fisionomia di rara bellezza.

 

La suggestiva struttura lignea del “Monte dei pegni di Santa Rosalia”

Fra gli ambienti di maggiore suggestione, un posto di primo piano merita la struttura lignea, ultima testimonianza del “Monte dei pegni di Santa Rosalia”: ricco di storia, con le sue scaffalature in legno, le scale interne, i palchetti, i ballatoi e gli spazi per custodire gli oggetti lasciati dai palermitani negli anni in cui Palazzo era sede del celebre Monte dei pegni. Con i suoi storici elementi in legno, è uno spazio fra i più belli del palazzo, in cui sembra che il tempo si sia fermato, e insieme, è una preziosa testimonianza della storia di Palermo. Le altissime scaffalature che raggiungono il tetto sono state costruite dopo il bombardamento del 1848 e, ancora oggi, i visitatori, entrando in questo luogo, si immergono in un labirinto, nel quale un ruolo fondamentale è giocato dall’alternanza fra luce e ombra, immortalata negli anni dagli scatti artistici di alcuni celebri fotografi, fra cui si ricorda Enzo Sellerio. La struttura è ora destinata ad ospitare mostre d’arte temporanee.

 

La Scuola di cucina del Gambero Rosso

Nella consapevolezza che cultura, arte e grande cucina italiana sono da sempre i testimoni di quell’Italia Eccellente che ha fatto di questi settori il miglior biglietto da visita del nostro Paese, Gambero Rosso ha creato, in un’ala del piano terra dello storico edificio, la sua celebre Scuola di cucina, punto di riferimento per chi vuole intraprendere la professione di cuoco ma anche per tanti appassionati. Saranno realizzati corsi e laboratori di cucina e si svolgeranno lezioni con gli chef di punta del panorama nazionale. Un esempio di partnership di alto livello quella fra la Fondazione e il Gambero Rosso, grazie alla quale anche Palermo, da oggi, diviene il punto di riferimento nazionale e internazionale e una delle città più rappresentanti del bello e del buono del made in Italy.

La scuola propone un ricchissimo calendario di corsi per soddisfare e approfondire le conoscenze nel mondo del cibo e del vino. I corsi, il cui inizio è previsto per il mese di giugno, sono organizzati secondo diversi livelli, così da soddisfare ogni esigenza.

“Gambero Rosso – dichiara il suo Presidente Paolo Cuccia – ha aderito con entusiasmo all’offerta del Presidente Puglisi di dar risalto alle attività di formazione e di promozione delle culture e delle professionalità degli operatori nei segmenti dell’enogastronomia e alla sensibilità dimostrata dagli Amministratori della Fondazione Sicilia, di associare epoche storiche e stili artistici ed architettonici, con la tradizione delle coltivazioni e della sapienza artigianale dell’isola”.

 

Il Ristorante Branciforte

A Palazzo Branciforte la cultura si coniuga anche con la buona tavola e con i sapori della tradizione mediterranea. All’interno del Palazzo è infatti presente il Ristorante Branciforte. Un luogo per palati raffinati, aperto sia d’inverno che d’estate in una straordinaria cornice architettonica, che lo rende unico. Al suo interno è possibile ammirare un centinaio di pregiate maioliche, prodotte tra il Quattrocento e il Settecento da fornaci italiane, europee e del vicino ed estremo oriente. Il nucleo centrale è costituito da più di trenta maioliche siciliane, a cui si aggiungono autentici capolavori della maiolica italiana, fra i quali spicca il magnifico piatto di Francesco Durantino, uno dei massimi protagonisti dell’istoriato marchigiano.

 

 

 

La collezione archeologia al piano terra

Sempre al piano terra, nei saloni espositivi della cavallerizza è ospitata una grande collezione archeologica con migliaia di reperti, molti dei quali sono esposti al pubblico per la prima volta, perché custoditi per decenni nei depositi della Fondazione. Il progetto espositivo archeologico è dell’archeologo professor Giuliano Volpe, Rettore dell’Università di Foggia, in collaborazione con Francesca Spatafora, Direttore del Parco Archeologico di Himera e delle aree archeologiche di Termini Imerese e comuni limitrofi. La collezione presenta, fra l’altro, gli affascinanti temi dei vasi preistorici, delle terrecotte e della ceramica figurata corinzia, attica e indigena. I visitatori possono, quindi, ammirare ceramiche di vario tipo e cronologia (ceramiche preistoriche, greche, siceliote, magnogreche e indigene di età arcaica, classica ed ellenistica), ma anche terrecotte architettoniche e votive, bronzi, vetri, avori e altri capolavori che arricchiscono la collezione.

 

Le collezioni numismatica e filatelica

Al primo piano del Palazzo sono esposte le collezioni di monete siciliane medioevali e moderne, testimonianza della continuità della coniazione in Sicilia, dagli Aragonesi fino ai Borboni, e una collezione filatelica comprendente anche rari documenti postali. La prima comprende numerose monete in oro, argento e bronzo dall’età più antica, fra il VI secolo d.C. e l’età angioina, e l’anno 1836, in pieno periodo borbonico. Nella collezione filatelica spiccano le prime emissioni di francobolli del Regno delle Due Sicilie, che ebbero regolare corso dal 1858 per il Regno di Napoli e dal 1° gennaio del 1859 per il Regno di Sicilia.

 

Le sculture e gli affreschi su pannello

Un’area sempre al primo piano ospita cinquantacinque sculture, appartenenti all’Ottocento e al Novecento. Fra queste, celebri bronzi di Pasquale e Benedetto Civiletti, di Antonio Ugo, di Ettore Cumbo, di Jaroslav Horejc, di Giacomo Manzù, di Edouard Drouot, di Giacomo della Giustina e di molti altri autori, oltre a marmi, cere e terrecotte. Di grande prestigio, inoltre, gli otto affreschi su pannello dell’artista seicentesco Gaspard Dughet che si possono ammirare negli spazi al pianterreno antistanti l’Auditorium Branciforte, ovvero una sala conferenze tecnologicamente all’avanguardia.

 

La Biblioteca e i fondi archivistici

Di grande prestigio è la biblioteca, che comprende oltre 50 mila volumi. Una ricca sezione è quella sulla storia della Sicilia, sulla Storia dell’arte, sulla Numismatica e sull’Archeologia. Nella grande sala di lettura del primo piano si possono consultare enciclopedie, annuari, dizionari, ma anche periodici, miscellanee e monografie su argomenti vari. Il Fondo librario antico della biblioteca è costituito da molte pubblicazioni stampate dal 1501 al 1830. Altri due fondi di fondamentale importanza documentaria e storica sono Il Fondo Restivo  (che, donato dagli eredi di Franco Restivo, illustre uomo politico e professore universitario siciliano, consta di circa 8.000 volumi dedicati alla Sicilia ma anche alla storia, al diritto, all’arte, alla filosofia e alla letteratura) e il Fondo Spatrisano (che comprende la biblioteca personale dell’architetto Giuseppe Spatrisano, composta da circa duemila volumi, i suoi progetti e rilievi)

Nella sala spicca un meraviglioso affresco di Ignazio Moncada di Paternò.

 

Giorni e orari di apertura

Il Palazzo (in via Bara all’Olivella, 2) è aperto al pubblico dal martedì alla domenica (chiuso il lunedì).

Nel periodo novembre-febbraio dalla ore 9,30 alle 14,30; nel periodo marzo-ottobre, dalle ore 9,30 alle ore 19,30; l’ultimo ingresso è previsto 30 minuti prima della chiusura.

Costo del biglietto: intero € 7,00; ridotto € 5,00 (per gruppi di almeno 15 persone, maggiori di 65 anni e categorie convenzionate); gratuito per le scuole e minori di 18 anni. L’ingresso alla biblioteca è gratuito.

Tutte le informazioni sul sito www.fondazionebancodisicilia.it.

 

 

 

LA FONDAZIONE BANCO DI SICILIA SI TRASFORMA IN “FONDAZIONE SICILIA”

PUGLISI: “ORGOGLIOSI DELLA NOSTRA STORIA, GUARDANDO AL FUTURO”

 

Palermo, 18 aprile 2012 – Dal 23 maggio la Fondazione Banco di Sicilia cambia il suo nome in “Fondazione Sicilia”. Una trasformazione che non è solamente formale, ma con la quale si intende sottolineare il profondo legame fra l’ente e il territorio siciliano, con iniziative sempre più protese a valorizzare la cultura dell’Isola, attraverso iniziative che investono diversi campi, fra cui l’educazione, la formazione, la conservazione e la promozione dei beni artistici e culturali, la ricerca scientifica, ma anche il teatro, l’arte e la letteratura.

La nascita della “Fondazione Sicilia” rappresenta l’evoluzione naturale di un ente prestigioso che per oltre vent’anni ha associato alla sua natura di fondazione di origine bancaria, uno sguardo attento verso le dinamiche della Sicilia, impegnandosi quotidianamente per preservare, valorizzare e rendere fruibile a un pubblico sempre più vasto il patrimonio socio-culturale siciliano. È a tale scopo che sono stati sviluppati progetti di offerta didattico-culturale aperti al mondo dei giovani e della scuola, ma anche grandi progetti culturali, fra i quali il Premio Letterario Internazionale Mondello, uno dei più importanti e storici concorsi letterari del nostro Paese e il festival MondelloGiovani, dedicato alla letteratura giovane e all’universo dei ragazzi.

La “Fondazione Sicilia”, inoltre, intende proseguire e consolidare ulteriormente i rapporti di collaborazione e dialogo esistenti da sempre con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la Regione Sicilia, con gli Enti territoriali, con il mondo dell’imprenditoria e del commercio, con le istituzioni universitarie, con l’Acri, l’associazione nazionale delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio (di cui ospiterà il Congresso del Centenario in programma il 7 e l’8 giugno), ma anche con soggetti impegnati sul territorio, nei campi della cultura, del sociale e del volontariato. Lo sguardo e l’analisi delle dinamiche del territorio sono, poi, alla base della partecipazione della Fondazione a concreti strumenti di servizio, quali la Fondazione per il Sud, Civita Sicilia e l’Istituto di ricerca Res su economia e società.

“La Fondazione Sicilia – sottolinea il presidente Giovanni Puglisi – è l’erede biologico-giuridica della Fondazione Banco di Sicilia, avendone cambiato il nome – e non il logo! – proprio in questa occasione: il valore economico, culturale e, mi sia consentito, morale del vecchio Banco di Sicilia è eccezionale e, ancor oggi, rappresenta un punto di forza della storia economica e bancaria del nostro Paese. Le sue vicende – e vicissitudini – lontane e recenti lo hanno “diluito” all’interno di uno dei maggiori gruppi bancari europei, dando alla sua presenza, nella nuova compagine societaria, una presenza “omeopatica”, la quale se riesce a riaffermare i valori della dignità storica di uno dei principali Istituti bancari italiani, non riesce ad esprimere il valore immateriale che il Banco di Sicilia ha avuto per secoli nella storia, nell’economia e nella coscienza vissuta e diffusa dei siciliani sia nell’Isola, che nel mondo”.

“La Fondazione Banco di Sicilia – aggiunge il presidente Puglisi – è rimasta l’ultimo baluardo di questa gloriosa esperienza: anzi la sorte e l’intelligenza politica di uomini come Carlo Azeglio Ciampi e Giuliano Amato hanno voluto che la sua “fortuna” patrimoniale, accumulata dal Banco di Sicilia nei secoli, “gestendo” la ricchezza e la miseria dei siciliani, fosse affidata ad una Fondazione, alla sua eredità morale ed economica, alla sua capacità di “restituire”  al suo territorio, quanto da esso era venuto al Banco nel corso dei secoli. Valorizzare questo patrimonio oggi vuol dire ricollocarlo nella contemporaneità senza cancellarne la memoria, ma facendolo diventare la nuova casa dei siciliani, aperta a tutti, ma orgogliosa della propria identità siciliana. Oggi la Fondazione Sicilia cambia nome e funzione, orgogliosa della propria storia economico-sociale, ma sicura del proprio futuro culturale e sociale. È la societas che fa da legame tra le due generazioni di questa gloriosa Istituzione: memoria e futuro, il presente è solo la “risultante” di questo paradigma della Storia”.

 

Ufficio Stampa:

 Cantiere di Comunicazione

Viale Papiniano, 10 – 20123 MILANO

Tel. 02-87383180 – cantiere@cantieredicomunicazione.com

Francesco Pieri – f.pieri@cantieredicomunicazione.com

Alberto Samonà – albertosamona@libero.it

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