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Sinergia tra Medicina, Istituzioni e Volontariato per dare “valore” alla vita dei pazienti in quanto Persone

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Una finestra sempre aperta sul futuro con ottimismo

di Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

Dalla diagnosi di una patologia (a volte “severa”) alla dimissione dall’ospedale talvolta il periodo che intercorre non è breve, ma il conforto di una possibile guarigione (l’ottimismo è il primo, ed unico, farmaco senza controindicazioni ed effetti collaterali) accompagnato dalle cure più adeguate e dall’assistenza di operatori sanitari, come pure dei propri familiari e dei volontari delle associazioni, io credo che costituiscono gli “elementi” essenziali per la continuità di collaborazione e mantenimento dei rapporti umani poiché il fine di questa esperienza è a dir poco comune.

L’esperienza della sofferenza è sempre un rafforzativo per il fisico e per lo spirito poiché è saper osservare oltre l’orizzonte, immaginando il “sostegno” della propria esistenza attraverso sogni, desideri, aspirazioni che non sono preclusi ad alcuno… La volontà di vivere non è un’astrazione teorica, ma una realtà fisiologica con caratteristiche terapeutiche, tra queste la creatività qualunque essa sia, poiché questa è un aspetto della volontà di vivere. Tale volontà è una finestra perennemente aperta sul futuro: essa fa apparire alla persona tutto l’aiuto che il mondo esterno può darle e mette questo in connessione con la capacità propria dell’organismo di combattere la malattia. Rende il corpo umano capace di trarre il massimo da sé stesso magari esprimendosi con ogni manifestazione impegnativa o più semplicemente ludica, attraverso la quale la ricerca della perfezione (in questo caso) non è da considerarsi una presunzione o una eresia, ma la più elevata manifestazione di un grande disegno fisico e spirituale.

Ecco che oltre al dialogo tra gli “attori” della sofferenza (pazienti, curanti e volontari) anche una semplice ma utile pubblicazione come, ad esempio, un piccolo “vademecum” per le persone che dovranno usufruire di determinate prestazioni e relativi diritti, sia durante la degenza in ospedale che sul territorio una volta dimessi, dal punto di  vista dell’informazione socio-assistenziale oltre che pratico è certamente un buon inizio di avvicinamento da parte del volontariato che, unitamente alle Istituzioni, può significare la massima attenzione per il bisogno materiale e morale del paziente come Persona. Non è certo retorica affermare che questo modus operandi tra Medicina, Istituzioni e Volontariato insieme, possono contribuire a mantenere sempre più viva la fiamma della speranza che è l’attaccamento alla vita. A tutte le persone che soffrono (ma anche a tutti gli operatori sanitari e ai volontari del settore) vorrei rammentare che, se è vero che è più facile soffrire in silenzio se si sa che qualcuno ci guarda, lo è ancora di più se si sa che qualcuno ci tende la mano e ci rivolge anche una sola parola… di conforto!

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