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“Maria Teresa Infante: donna e difensore delle donne”

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Riceviamo e pubblichiamo l’intervento con cui, lo scorso 14 marzo nel Castello Ducale di Torremaggiore (FG), Luigi Violano ha presentato la nuova silloge di Maria Teresa Infante,“C’è sempre una ragione”:

Maria Teresa Infante e Luigi Violano abbracciati in mezzo ad altre personeÈ sempre complesso parlare di poeti e di poesia nel mondo odierno,“veloce” e relativista ma spesso è doveroso porre l’attenzione alle questioni importanti riguardanti l’anima umana. Allora, viene naturale chiedersi: chi è il poeta? Quando e come fa poesia? La poetessa Maria Teresa Infante si può degnamente inserire tra i poeti dei giorni nostri. Sì, perché fa poiesis, ossia, crea un suo universo particolare dal nulla del foglio bianco, insomma, è un dio che crea dal nulla il poeta e l’Autrice, fa poesia ogni qual volta le Muse bussano alla porta della sua anima, senza badare alle ore del giorno o ai giorni settimanali: “I poeti lavorano di notte quando il tempo non urge su di loro..” afferma la poetessa Alda Merini. Maria Teresa, è un’anima generosa, una donna forte, una penna che sente spesso l’urgenza di “dire”. Sua materia d’ispirazione, è il quotidiano: “Tutto ciò che le vibra attorno e dentro”, dice Pascoli, ella lo carpisce e lo tramuta in poesia, attendendo il momento favorevole (Kairos in greco), prendere il giornaliero finito e renderlo infinito, innalzandolo a Dio come un calice il cui vino è continuamente nuovo, bagnato dalla luce divina e pronto a diventare, tornando sulla terra, arte poetica. La poesia di Maria Teresa, è luminosa, accattivante, varia nei temi trattati: (amore, vita, morte, guerra, donna, lontananza dagli affetti; dai figli, ad esempio) e nei modi di scrittura: (si va dalla poesia, alla proesia, come le piace chiamarla, ovvero una mistura di prosa e poesia, all’haiku) . La sua poesia, è lirica, rivelazione d’un sé interiore “Altro da sé”, per dirla con Lutero. I suoi versi, nella loro fattura scrittorea, sono a volte semplici, anche sintatticamente, a volte più impegnati e, quanto alla loro lunghezza, s’alternano brevi ed essenziali, a più lunghi e mai banali. Tante anche le licenze poetiche presenti nel suo poetare, libero dalle regole canoniche proprie della versificazione più “attempata” pre Leopardiana e con pochi segni d’interpunzione. La poetessa, preferisce auscultarsi, “partorire” una verità propria, non assoluta, isolarsi dal terreno, per abbandonarsi in quel viaggio ascensionale dell’anima, dal basso verso l’alto (secondo Platone: “Dal buio e profondo dell’ignoranza e dell’incoscienza, al sole alto della conoscenza e della consapevolezza”), tipico di poeti del calibro di Dante ed Omero. Ama cogliere “l’attimo poetico” nella sua purezza, interezza e vitalità, conoscere se stessa, lasciarsi condurre nel deserto inteso come luogo appartato (“Lo condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”, afferma il profeta biblico Osea ), per ritrovare la verginità della parola, dell’ispirazione nella sua forma più piena, sentire quell’alito di vita divino che dimora in lei ed anima la propria “materia versificatoria” (“In interiore homine, abitat veritas”, scrive Sant’ Agostino). I suoi, sono versi rispondenti alla propria “vocazione poetica”. Il poeta è un eletto, chiamato dalle Muse, illuminato da quella speciale luce unicamente dei poeti. A chiunque, come Maria Teresa viene investito da tale luce, spetta l’onere di sceglierla per poter essere chiamati degni “figli d’Apollo,” “La responsabilità della scelta”, dice il filosofo Giuseppe Semerari. Pluripremiata in svariati concorsi letterari (tra i tanti ricordiamo le due edizioni del premio “Alda Merini” secondo posto, con la poesia”Voglio sentire” 2013 e la menzione di merito, con la poesia”Se Gaza” – 2014)  per lo spessore del suo dire e per la chiarezza del proprio immaginario interiore. Da donna non dimentica, tra i suoi temi, d’occuparsi delle donne in generale ed in particolare di quelle viste nella loro sfaccettatura più “amara”, più vera e, spesso, trascurata. Maria Teresa difende i diritti della donna, soprattutto di quella maltrattata, privata d’identità e dignità, “violentata” nei propri valori più alti, costretta a diventare “merce corporea”, a calpestare le strade, con la morte nel cuore, per arricchire i suoi carnefici assetati di denaro sporco di sangue. Quest’“eroina”, anche a rischio di morire, trova la forza per tornare e gridare alla vita. Proprio l’attenzione particolare rivolta dall’Autrice alle donne, le ha permesso di dar vita alla pagina face book “Ciò che Caino non sa” (una scommessa vincente, in cui la poesia diventa oggetto di condivisione e “residenza emotiva” per chi la scrive o la legge) e d’ottenere l’onorificenza di Ambasciatrice di Pace. Maria Tersa, resta sempre vicina alle donne, soprattutto a quelle “deboli”. La sua poesia, per essere apprezzata appieno, richiede una lettura attenta e diversificata, una capacità del lettore di porsi sulla stessa lunghezza d’onda del suo sentire interiore. Una poesia sempre capace di vivere sulla pagina ed arrivare dritta al cuore dei lettori. Scorrevole, fruibile che si legge tutta d’un fiato. Colpisce, in “Se Gaza”, la chiosa “Gaza siamo noi…” (“Se Gaza”). Guerra, distruzione, rubare le speranze altrui, siamo noi uomini a farlo. La Nostra, responsabile delle proprie scelte, dà alle sue due sillogi poetiche, titoli dal “grande peso”: “Quando parlerai di me”, rende la sua poesia espressione d’un presente già proiettato nel futuro, un’eredità lasciata ai posteri: “Quando palerai di me, sorriderai piangendo…” (“Quando parlerai di me”), afferma Maria Teresa. Si potrebbe dire al lettore: quando parlerai di me, in mia presenza, in mia assenza, o post mortem. Non meno peso, ha l’ultima raccolta, solo in ordine di tempo,”C’è sempre una ragione”. E’ necessario, dunque, definire la poesia. citando ancora Sant’ Agostino:”Bellezza tanto antica e sempre nuova”, sempre una nuova rivelazione, una novità in evoluzione. La poesia, parafrasando ciò che dice San Francesco d’Assisi, è “Un evento unico ed irripetibile”( nel senso che non si ripete mai allo stesso modo, ma essa è ripetibile, ogni volta, in modo nuovo).  I versi della poetessa, sono pregnanti, in continuo divenire e ci auguriamo che ella possa esprimersi in modo sempre migliore, appalesando, nelle prossime sillogi, anche le parti ancora sconosciute della sua feconda interiorità. A questo punto, si puà concludere con un interrogativo, comunitario e personale al contempo: se c’è sempre una ragione ad ogni cosa, quale è, ad esempio, la mia e la vostra  vera ragione per vivere?

Luigi Violano

 

Maria Teresa Infante nasce e vive a San Severo (Puglia). Appassionata di Volley ed allenatrice, con Maturità Magistrale e due specializzazioni didattiche (Metodi Montessori e Froebel). Ha pubblicato le sillogi “Quando parlerai di me” (2012) e “C’è sempre una ragione” (2014).Vicina alle problematiche di Violenza ed abusi sulle donne, per questo, ha aperto la pagina facebook”Ciò che Caino non sa” e curato l’omonima Antologia poetica.  Membro del Consiglio direttivo dell’associazione culturale “Verbumlandi Art” e curatrice del settore poesia, Vice Presidente dell’Associazione Culturale “L’oceano dell’anima”, Amministratrice e collaboratrice del sito web , poetico letterario “Lascatolaletteraria”. Pubblica articoli  sui siti di “Verbumlandi” (pagina “Itinere”) e blog giornalistico “L’oceano dell’anima”. Recensore di sillogi e romanzi . Pluripremiata in vari concorsi letterari: (Premio Merini” – 2 posto 2012 – e Targa di merito – 2014 ). Sue poesie, sono presenti in varie Antologie poetiche. Tradotta in serbo, ha tradotto. In questa lingua, tre sue poesie ed una sua bibliografia (nel 2013). Insignita, dall’Universum Accademy Switzerland (Lugano 2014), Ambasciatrice di Pace.

 

Nella foto, Maria Teresa Infante e Luigi Violano

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