LA VERGOGNA DELLE VERGOGNE

Da quindici anni la salute pubblica è sempre più in declino e, i non pochi meno abbienti, sono i primi a soccombere: sempre più minati nella salute e anche nella dignità di Persona. Quindi, oggi, non si continui a parlare di democrazia e tanto meno di civismo: sarebbe blasfemia!

di Ernesto Bodini (giornalista scientifico e divulgatore di tematiche sociali)

Da anni, ormai, quando dalla mia libreria scelgo un libro per leggere o una dispensa (legislativa) da consultare, inevitabilmente mi viene tra le mani una copia della Costituzione che, inevitabilmente, pur avendola letta molte volte la rileggo con l’illusione di trovare chissà quale “imperfezione”. Ma di imperfezioni non ve ne sono, se non quella di constatare che alcuni articoli di essa non sono messi in pratica, o comunque disattesi dalle stesse Istituzioni. (E insegnandola a scuola è doveroso e onesto spiegare anche la relativa non  applicazione di parte degli stessi). E ora che, per la verità da almeno 15 anni si assiste, ad esempio, al decadimento del SSN, il mio “jaccuse” come cittadino e divulgatore assume un tono sempre più acceso, puntando il dito contro tutti coloro (esponenti del Governo di ieri e di oggi) che non sono stati (e non sono) in grado di garantire la certezza dell’assistenza sanitaria e all’insegna dell’universalismo, peraltro penalizzato dal federalismo! Si sa che in questi frangenti gli interessati saliti sul carrozzone del potere (che non sono pochi in quanto è un continuo susseguirsi, addirittura, per via di una sorta di ricambio generazional-politico prodomo sua, di fronte a determinate difficoltà accampano “scuse” d’ogni sorta e, manco a dirlo, quella relativa alla carenza di risorse finanziaziarie è sempre imperante, ma non facendo alcun cenno alla possibile individuazione di risorse… alternative. Quando la lungimirante Tina Anselmi (1927-2016) si prodigò ed ottenne la realizzazi0ne della Riforma Sanitaria n. 833 del 1978, probabilmente non immaginava che nel corso dei decenni tale sua “creatura” avrebbe subìto un decadimento da ogni punto di vista. Da qui ne è conseguita anche l’alienazione della uguaglianza, una disparità che oggi chi ha mezzi può farsi curare e chi non ne ha resta al bivio dovendo rinunciare a tale diritto e, magari, in attesa di morire… prima del tempo. Da tutto ciò ne deriva che lo sfascio della sanità pubblica, anche se di tanto in tanto si intravede qualche sporadico tentativo di “rabberciare” la situazione, è la forma più vergognosa di disgregazione civile, in quanto è pura ipocrisia chiedere civismo e responsabilità sociale a chi viene abbandonato al suo destino di paziente in eterna attesa di cure. Da parte di questa popolazione (inerme) ne consegue rancore, sfiducia nelle Istituzioni e forse anche una certa riluttanza nei principi della Costituzione sempre più lontani dall’essere applicati; inoltre, anche la stessa democrazia sta perdendo sempre più i suoi connotati, tanto che tale sfiducia che alberga in ognuno li allontana anche dall’osservare quel benedetto diritto-dovere di votare che, per fortuna va detto, non è un obbligo.

Aggiungo inoltre che la delusione (eufemismo) coinvolge sempre più anche gli stessi operatori sanitari, incontrando continue difficoltà nell’esercitare il proprio ruolo, anche se per la verità ci sono ancora alcune “isole felici” nell’ambito di alcune specialità medico-sanitarie e a questo riguardo, sarebbe bene che i “lor signori” al potere, prima di decidere un provvedimento scendano dal loro predellino e indossino un camice per trascorrere qualche ora nelle varie realtà ospedaliere e sanitarie del territorio. Personalmente, come molti sanno, da anni mi sto prodigando in tal senso con lo scopo di far conosre potenzialità e limiti della Sanità pubblica, e con essa il “valore” di taluni operatori che spesso non si risparmiano per tutelare la salute dei pazienti loro assegnati. Mi rendo conto, però, che la mia operatività di divulgatore equivale alla classica “vox clamantis in deserto”, quasi sicuramente perché non rappresento alcuna forma associativa e privo di ogni etichetta che mi identifichi con un certo indirizzo politico… È un scotto che pago volentieri in quanto non soggetto ad alcun compromesso e tanto meno ad alcuna forma di connivenza, come del resto avviene in politica, attiva o passiva: non c’è niente di più bello, più sano, più etico e di anticonformismo, che essere liberi! Un’ultima osservazione. In questi giorni hanno fatto squadra ben 14 tra scienziati e nobel per sollevare la questione del decadimento del SSN, una discesa in campo certamente lodevole, che “più autorevolmente” decreta la inefficienza delle Istituzioni. Ma vista l’evidenza dei fatti, di per sé tangibile da tempo, era proprio il caso che si “scomodassero” questi illustri personaggi della Scienza? Io credo di no perché, come da sempre sostengo, gli effetti più “dirompenti” a titolo di “j’accuse” lo potrebbero produrre tutti i cittadini italiani (ivi compresi i dipendenti del SSN) se inviassero individualmente al Governo una raccomandata di esposto a titolo cautelativo nel caso non possano ottenere le prestazioni garantite dal SSN, ancorché con carattere di urgenza. Così anche per situazioni di altro genere. Ma perché ciò non avverrà mai? Perché come come sosteneva A. Manzoni: «Noi italiani in genere siamo fatti così: ci rivoltiamo sdegnati e furiosi contro i mali mezzani, e ci curviamo  sdegnati e in silenzio sotto gli estremi». Un monito ante litteram che, a distanza di oltre due secoli, rispecchia la realtà attuale. E questo perché? A mio avviso in ragione del fatto che generalmente gli italiani preferiscono vivere con un problema che non riescono a risolvere, piuttosto che accettare una soluzione che non riescono a comprendere. Per contro, la spensieratezza di molti è appagata da propensioni ludiche, e ciò a dimostrazione dell’intramontabile classico e deleterio “panem et circenses”.

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