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Raccontonweb: “I viaggi, i paesi, le parabole e i cinghiali” di Adele Costanzo

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I viaggi, i paesi, le parabole e i cinghiali

La prima cosa che feci, non appena arrivai al piccolissimo paese dei miei, fu aprire il balcone e guardarmi intorno mentre il sole di marzo, sciabolando tra le nuvole, rivelava le tracce della recente pioggia sull’asfalto, sulle foglie degli alberi e sui tetti.
Vorrei parlare dei tetti delle case, delle antenne paraboliche tra i comignoli e le tegole.
No, niente retorica, nessuna dissertazione intorno al trionfo delle comunicazioni. Niente elogio del villaggio globale. Il paese conta seicento anime e un numero di cellulari, di connessioni internet e di antenne paraboliche non inferiore alla media nazionale. E allora?
Le considerazioni, certamente apologetiche, le lascio ai miei studenti. Prima prova d’esame: “Svolga il candidato un saggio breve, di quattro o cinque pagine, sul progresso delle comunicazioni nel mondo contemporaneo”.

Io voglio parlare dei cinghiali che sono ritornati in paese, che vivono da qualche parte nell’incolto e
fanno incursioni notturne negli orti. Voglio parlare dell’incolto che assedia quelle quattro case da che i contadini hanno cambiato mestiere, o sono morti senza lasciare eredi.
Ecco, qui tocco con mano il riflusso del moto ondivago che caratterizza i rapporti dei centri abitati con lo spazio intorno.

Le metropoli, lo sappiamo bene, avanzano, colonizzano. Ma la loro espansione, le propaggini estreme, sono metafora e incarnazione della dimensione periferica dei principi di forma e di legalità.
I piccolissimi centri, al contrario, perduta la loro dimensione contadina, arretrano assediati dai campi incolti, dai rovi, da quel “guazzabuglio” (ricordate la vigna di Renzo? ) che è la natura quando la mano ordinatrice dell’uomo non vi interviene.

I miti di fondazione delle città raccontano dei vari San Giorgio che sconfissero i draghi. I mostri autoctoni, marini o fluviali, simbolo delle forze incontrollate della natura, delle energie indisciplinate che si oppongono alla costruzione della “città”.
La città, il luogo dell’uomo. Atene. S. Giorgio sconfigge il drago e rende Atene possibile. Senza S. Giorgio non vi è Pericle, non vi è costituzione.
Ecco, oggi il paese è assediato dall’incolto e i cinghiali mangiano il granturco. Sgranocchiano le pannocchie proprio sotto le finestre, razzolano tra i bidoni della raccolta differenziata. Ma in casa non li sentono. La tivù, la conversazione transcontinentale su Skype, l’asciugacapelli coprono il rumore.

Intanto in una stazione della metro di Roma, linea A, un superpalestrato ammazza con un pugno un’infermiera rumena, per questioni di precedenza.

Adele Costanzo

Di quest’autrice abbiamo già pubblicato il racconto Lei e lui

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