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La Sardegna? Si applica, ma potrebbe fare di più. Questi i dati su trapianti e donazioni di organi nel 2013

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di Marcella Onnis

Da alcune settimane sono disponibili sul Sistema informativo trapianti (SIT) i dati definitivi sui trapianti e le donazioni di organi relativi al 2013.

Lo scorso anno i reparti di rianimazione hanno segnalato complessivamente 2.270 potenziali donatori, anche se sono meno della metà (1.102 per l’esattezza) coloro il cui sacrificio ha ridato la vita a un’altra persona (oltre ai “no” alla donazione, devono, infatti, essere considerati i casi in cui, una volta effettuati i necessari accertamenti, il potenziale donatore risulta non idoneo a donare gli organi). Grazie a queste persone sono stati realizzati 2.768 trapianti (uno stesso donatore  – lo ricordiamo – può donare più organi) di cui 223 da vivente. Mentre il numero complessivo segna un calo rispetto al 2012 e ai suoi 2.902 trapianti (a oggi l’archivio del SIT riporta un dato leggermente diverso da quello che vi avevamo indicato l’anno scorso), il numero delle operazioni rese possibile da donatori vivi è leggermente aumentato: l’anno precedente, infatti, erano state 206.

Se lo scostamento tra un anno e l’altro non è elevato per i trapianti, non lo è neppure per le persone in attesa di un nuovo organo: al 26 marzo 2014 in Italia sono state censite 9.167 persone in lista d’attesa, mentre circa un anno fa (al 23 marzo 2013, giorno della nostra rilevazione) erano 9.076. Resta, però, il fatto che – come rilevato dal Centro regionale trapianti (CRT) della Sardegna nella sua ultima relazione annuale – gli organi disponibili sono sufficienti solo per un terzo dei pazienti in lista.

Abbastanza stabile anche la media nazionale delle opposizioni alla donazione: mentre nel 2012 i “no” al prelievo degli organi erano il 29,2%, lo scorso anno sono stati il 29,4%. Questo lieve peggioramento, però, forse non è così allarmante, se consideriamo che al 26 marzo le persone che hanno espresso il loro consenso a donare i propri organi in caso di morte ammontavano ad 1 milione 341 mila e 553. Dichiarare tale volontà è semplice: ci si può rivolgere all’Aido, alle asl, agli uffici anagrafe dei comuni che hanno stipulato accordi con queste ultime oppure si può usare il tesserino rilasciato anni fa dal Ministero della Salute. O, ancora, si può semplicemente scrivere a mano, su un qualunque foglio di carta, una dichiarazione firmata e datata. Un gesto facile che, però, – lo ricorda anche la relazione del CRT Sardegna – potrebbe rivelarsi prezioso anche per i nostri cari, se mai sarà loro posta la drammatica domanda. A nessuno piace pensare alla morte, ma è un’eventualità che non possiamo ignorare, per cui bene faremmo tutti a porci oggi questo quesito per evitare che un domani le persone che amiamo al dolore di perderci debbano sommare l’angoscia di non sapere cosa avremmo voluto che decidessero per noi.

Tornando ai dati dello scorso anno, emerge che nel 2013 la regione più “generosa” è stata la Sardegna, con 52 segnalazioni di potenziali donatori (in leggera flessione rispetto al 2012, quando queste raggiunsero quota 54) e con solo 7 “no” alla donazione, corrispondenti al 13,5% (cioè quasi 16  punti percentuali in meno rispetto alla media nazionale e circa 7 punti in meno rispetto all’anno precedente, in cui la percentuale di opposizione si attestò al 20,4%).
Un importante risultato reso possibile dall’intervento di più attori, tutti ricordati dal Centro regionale trapianti: donatori e familiari, associazioni di volontariato (che tanto fanno per promuovere la cultura della donazione) e tutta la Rete regionale trapianti che include, oltre al personale sanitario, anche “persone il cui lavoro è “invisibile” ma essenziale perché si possa giungere al risultato finale”. Per questa ragione, meritano di essere citate tutte, come è stato fatto nella relazione annuale del Centro regionale: “il personale delle rianimazioni, i coordinatori locali delle donazioni, il personale delle direzioni sanitarie e degli altri servizi degli Ospedali che hanno segnalato i donatori, che assieme ai coordinatori del Centro Regionale Trapianti lavorano instancabilmente per tante ore di seguito per portare avanti i processi donativi e permettere che la generosità delle famiglie che donano possa portare al massimo risultato possibile in termine di utilizzo e di sicurezza degli organi offerti, il personale delle equipes chirurgiche dei Centri di trapianto che si recano anche fuori Sardegna per andare a effettuare i prelievi, e perfino gli autisti che accompagnano le equipes da Cagliari verso altri Ospedali dell’isola e le aspettano diverse ore mentre effettuano i prelievi spesso senza un posto dove riposare prima di rimettersi alla guida verso Cagliari. I Chirurghi e il personale di sala che hanno effettuato i trapianti, tutto il personale medico e infermieristico che si occupa dei pazienti da trapiantare e del follow up dei trapiantati”.

A onor di precisione, va segnalato che, nonostante l’aumento di 5 punti percentuali rispetto al 2012, il record nazionale più basso di opposizioni (13,3%) è stato registrato nella Provincia autonoma di Trento. La media regionale, tuttavia, sale notevolmente per via dei dati della Provincia autonoma di Bolzano in cui le opposizioni sono state il 28,6%. Dati molto positivi sono stati registrati anche in Valle d’Aosta (20%) e Friuli Venezia Giulia (21,4%). Più positivo ancora ma davvero particolare il caso dell’Umbria, che nel 2012 aveva raggiunto il record dello 0% di opposizioni e che, invece, l’anno scorso, pur confermandosi estremamente “generosa”, ha visto peggiorare il suo dato: 16,7%. E di un vero crollo – non matematico ma sociale – si può parlare per il Molise, passato dal 16,7% del 2012, che lo collocava in cima alla classifica delle regioni più generose, al 75% del 2013, peggior dato nazionale registrato.

Dicevamo prima che la Sardegna ha di che rallegrarsi per quanto riguarda le opposizioni alla donazione, ma questi dati molto positivi sono un po’ offuscati dalle stime sulle segnalazioni dei potenziali donatori e sui trapianti eseguiti.

I 14 reparti di rianimazione censiti per l’attività di donazione di organi hanno effettuato le segnalazioni nel 37% dei casi di decesso per lesione cerebrale avvenuti nei reparti di terapia intensiva (52 casi su 139), una percentuale che il CRT definisce “abbastanza buona nel complesso, ma suscettibile di miglioramento”. Questo alla luce del fatto che le stime internazionali attestano la possibilità effettiva di diagnosticare la morte encefalica per il 50-60% dei pazienti con lesioni cerebrali. E la possibilità di fare le segnalazioni, ricorda il CRT, “dipende molto anche dalla presenza nel Presidio di un reparto di Neurochirurgia”.

Tuttavia, rispetto al 2012 si è comunque registrato un aumento del 15,38% dei donatori utilizzati (il termine tecnico è un po’ brutale). E tra questi è in crescita la percentuale di donatori anziani, come ha evidenziato anche la dott.ssa Elena Zidda a Nuoro lo scorso 20 gennaio, durante l’assemblea locale dei soci della Prometeo AITF Onlus: 10 dei 30 donatori, infatti, avevano un’età superiore ai 70 anni e metà di essi erano over 80. La più anziana – annota il CRT – è stata una donatrice di Carbonia di 87 anni, anche se il record isolano è stato registrato nel 2005 grazie ad una donatrice di 89 anni.

Come anticipato, sono, invece, poco incoraggianti le stime sui trapianti effettuati: 66 organi complessivamente trapiantati nel 2013 contro i 76 del 2012. Una flessione che si rivela un vero e proprio picco negativo, eguagliato solo nel 2009, se si prendono in considerazione i dati del periodo 2006-2013 riportati nella tabella fornita dalla Prometeo AITF Onlus. Fatta eccezione per il fegato (20 trapianti contro i 18 del 2012), il calo ha riguardato tutti gli organi: cuore, reni e pancreas (per questo organo i trapianti sono stati addirittura dimezzati rispetto all’anno precedente).
Dei 66 organi trapiantati 50 provenivano da donatori sardi mentre 16 da altre regioni. Una “cortesia” più che ricambiata, visto che ben 45 organi prelevati nell’Isola sono stati utilizzati in altre regioni, alcuni per trapianti d’urgenza e il resto (la maggior parte) perché non adatti ai riceventi iscritti nella lista d’attesa sarda.
Anche qui c’è, però, una nota positiva e incoraggiante: tre trapianti di rene da vivente realizzati con l’utilizzo della tecnologia robotica.

Peraltro, nonostante il numero non elevato di trapianti eseguiti, le liste di attesa regionali non hanno fortunatamente subito un’impennata: stabile rispetto all’anno precedente il numero di persone bisognose di un nuovo fegato (attualmente 10) e di un nuovo pancreas (5 in lista attiva e 3 temporaneamente sospesi); cresciuto ma non eccessivamente il numero dei pazienti in attesa di un nuovo rene (141 in lista di cui, però, 30 temporaneamente non idonei al trapianto); addirittura calato il numero di persone in attesa di un cuore nuovo (solo 2).

Volendo commentare sinteticamente i dati regionali dello scorso anno si potrebbe dire che nell’Isola c’è un grande potenziale – dato da l’estrema generosità e senso sociale della sua popolazione” per dirla con le parole del CRT – ma c’è da lavorare per non disperderlo. Per far sì, cioè, che le morti encefaliche – che, purtroppo, continuano ad avvenire – non restino solo delle drammatiche perdite, ma possano, attraverso il trapianto, divenire motivo di gioia per tante persone malate e di consolazione per le famiglie che hanno subito il lutto.

E in questa direzione va anche il commento di Giuseppe Argiolas, Presidente della Prometeo AITF Onlus: «Questo del 2013 a nostro modestissimo parere è un risultato splendido, che dice che i sardi, quando vengono chiamati a donare, sono generosissimi. Ed è anche un risultato che va ascritto al lavoro di tanti operatori sanitari delle varie Rianimazioni e al grande impegno di sensibilizzazione e di informazione che compiono diverse organizzazioni di volontariato, tra le quali la nostra.» E poi aggiunge: «Vorrei ringraziare tutte le famiglie che hanno donato gli organi di un congiunto perché è il loro sacrificio che rende possibili questi risultati».
Risultati che, però, in linea con quanto affermato dal CRT (“Abbiamo sicuramente un margine per poter migliorare le cose. I trapianti possono essere fatti grazie alla donazione ma occorre anche l’efficienza di tutte le componenti della Rete”), possono essere migliorati: «Come associazione crediamo che questa generosità meriti una risposta ancora migliore da parte di tutta la sanità sarda affinché i 100 trapianti complessivi (cuore, rene, fegato e pancreas)  possano diventare la norma e non l’eccezione  di un anno».

La nuova Giunta regionale si è insediata solo di recente e il Centro regionale trapianti intende dare modo all’assessore alla Sanità, Luigi Arru, di “ambientarsi” prima di affrontare la questione dei trapianti e delle donazioni di organi. La Prometeo AITF onlus, invece, nell’augurargli buon lavoro e nell’offrirgli «la massima disponibilità a collaborare come associazione di volontariato del settore» già avanza le sue richieste, che richiamano, peraltro, «quanto chiesto ai suoi predecessori»:
«1) mettere la donazione degli organi tra gli obbiettivi  da raggiungere per tutti gli ospedali dotati di Rianimazione e per tutti i direttori generali dei vari ospedali e delle A.S.L.;

2) riorganizzare le Rianimazioni, con particolare attenzione a quelle che non fanno osservazioni di morte encefalica, puntando a rimuovere tutte le cause che sono di ostacolo alla donazione degli organi;
3)puntare ad aumentare il numero dei trapianti complessivi, quello di reni in particolare, per ridurre per quanto è possibile il numero delle persone costrette alla dialisi, che in Sardegna aumenta ogni anno a dismisura».

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