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Gaetano Marino racconta la sua “mattina di normale follia” in una asl

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Riceviamo e pubblichiamo  la testimonianza dell’attore Gaetano Marino su un altro caso di disservizio nel settore pubblico. Se anche voi volete raccontarci un caso simile o magari uno dei rari (ma esistenti) esempi virtuosi, scriveteci a info@ilmiogiornale.org

 

UNA MATTINA DI NORMALE FOLLIA, ovvero come farsi testimoni di uno stato barbaro!

scena-luogo: uffici della Asl di Dolianova, ore 8,15.

Mia moglie (esami del sangue etc etc…) sale al primo piano, dopo solo alcune domande il responsabile dell’ufficio esenzione ticket, assalito dalla sgarbatezza tipica degli statali frustrati (non tutti per fortuna!), risponde: lei non ha diritto ad alcuna esenzione, che ci fa qui? (no comment e taccio su tutto il resto del dialogo)

ore 9,15

mi presento io, dopo 15 minuti di attesa, preceduto da un altro utente, entro, chiedo,  ricevo risposte che neppure un centralino di voce metallica e mal registrata sarebbe capace di riprodurre. non un sorriso non un atteggiamento costruttivo, sguardo da serial killer tipo: “sono qui, trasferito per punizione, oppure ho trovato mia moglie a letto con il lattaio… ma te la faccio pagare!”. la risposta gradevole è sempre la stessa: insomma, lei non ha diritto a nessuna esenzione, che vuole ancora?

Attenti ora al dialoghetto che segue un attimo prima che esploda in tutta la mia magnificenza sonora da teatrante quasi d’opera:

– ma scusi cerco di capire, non conosco le norme… perché mi sta aggredendo?

– io non la sto aggredendo! c’è altra gente che aspetta (n.d.r. una sola persona appena salita al primo piano)

– scusi sono qui da solo 3 minuti, l’utente che mi ha preceduto ha svolto la pratica per più di 15 minuti e lei in 3 giusti minuti mi sta già murando.

– ma gliel’ho già detto, voi non avete i requisiti (su questo ci sarebbe da discutere, ma lasciamo ad altro momento!)

– neppure se le mostrassi la dichiarazione del mio stato di povertà? una moglie casalinga studentessa e due figli a carico etc etc….

– lei mi sta facendo delle domande assurde!

– domande assurde, le sembrano questioni assurde queste, dichiarare lo stato di povertà?lei si assume la responsabilità di quello che mi sta dicendo?

– ma cosa vuole che mi assuma, cosa vuole da me, si rivolga ad altri!

– ma a chi dovrei rivolgermi, questo non è per caso l’ufficio esenzione ticket? è a lei che danno lo stipendio per questo lavoro!

E qui mi rendo conto che ho appena detto quel che un dipendente dello stato non vorrebbe mai sentirsi dire. Insomma, dopo qualche bella battuta nazionalpopolare gli comunico che tutto quel che ci siamo detti è stato registrato opportunamente dal mio telefonino… Qui il dipendente strabuzza gli occhi… Giro di suola e me ne vado, ma prima di uscire riempio d’aria i polmoni e come se dovessi indossare i panni della scena finale della follia di Orlando gli urlo in faccia in modo chiaro e inequivocabile, che tutti sentano (a quell’ora vi è la folla nell’interno degli uffici!): Io sono qui, perché lo stato mi chiede più del 50 percento di tasse,  a quella miseria che incasso me ne fotte la metà… e lei che è stipendiato con il mio sudore, con il il mio lavoro – sono io il suo datore di lavoro non se lo dimentichi – e lei mi prende a sputi in faccia come fossi un mendicante! Gli sguardi dei pazienti erano tipo: deportati che non hanno diritto di replica, pena la fucilazione sul campo. Qualcuno accenna qualche consenso, ma subito dopo spegne lo sguardo: la coda è troppo lunga per sentirsi felici di appartenere ad uno stato civile, democratico e di diritto!

Gaetano Marino

ps: di quel che ho registrato ne farò un bel monologo a teatro!

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