Etica e cultura dell’informazione medica e scientifica – 2^ parte

(segue)

Volendo fare un breve cenno ai Corsi di Laurea in Scienze della Comunicazione, come quello istituito presso la Facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza, al Senato era stato presentato il “Progetto Passigli” che, a riguardo, non stabiliva se chi intendeva intraprendere la professione di giornalista doveva conseguire necessariamente il diploma di laurea, anche perché il primo e indispensabile requisito ovviamente è quello di saper scrivere; ossia saper mettere in chiaro e in poche righe (capacità di sintesi) un determinato fatto o avvenimento, e questo, non lo insegna l’Università in quanto è una dote insita nelle persone: c’è chi sa scrivere e chi non sa scrivere, chi sa parlare e chi non sa parlare, chi sa fare l’oratore e chi non lo sa fare. Così è anche nel giornalismo.

A questo proposito Indro Montanelli (Fucecchio 1909 – Milano 2001), vate del giornalismo italiano, ha dichiarato più volte: “Sono molto scettico circa l’utilità delle Scuole di giornalismo. Giornalisti si nasce, poi tutt’al più ci si perfeziona. Non è naturalmente né questione di intelligenza né di cultura, ma solo di una certa angolatura mentale. Non c’è nulla di scandaloso in quanto il giornalismo è come il canto: si può essere un genio, ma stonato, e allora non si canta”. Ci sono persone di intelligenza acutissima ma che non sanno scrivere perché non sanno comunicare; ve ne sono altre capaci di comunicare agli altri quello che loro stesse non capiscono…

Ma non tutti sono d’accordo in quanto c’è chi sostiene che il giornalismo è una di quelle professioni che si imparano sbagliando perché, come afferma David Randall (caporedattore del settimanale Indipendent on Sunday di Londra, di cui dirige l’edizione domenicale, e in Italia per l’Internazionale, convinto tra l’altro, che l’etica dei giornalisti dipenda soprattutto dal giornale per cui lavorano): “… essere entusiasti e avere una buona laurea non è affatto sufficiente, bisogna anche avere le qualità giuste ossia acuto senso della giustizia, amore per la precisione, mai fare supposizioni, mai avere paura di sembrare stupidi, diffidare di qualsiasi fonte, lasciare a casa i pregiudizi, rendersi conto che si fa parte di un sistema, immedesimazione con i lettori, voglia di farcela, individualismo, etc.”

E sempre a proposito di etica, il giornalista inglese precisa che per chi lavora in un giornale più qualificato, dove sussiste un accordo praticamente unanime sul rispetto della deontologia professionale, l’etica è costituita da un codice di norme a cui ogni giornalista deve conformarsi o la cui violazione, quantomeno, deve provocarne sensi di colpa. Nella nostra società, sempre più coinvolta da una moltitudine esasperata di informazioni e messaggi pubblicitari i giornalisti dovrebbero tutti rendersi conto che l’uso di una lingua più piana e più facile, più ricca e più vera non è il solo corretto modo di esercitare la propria funzione istituzionale di mediatori tra gli accadimenti e i cittadini lettori, è anche l’assunzione di responsabilità nuove. “Galileo Galilei (Pisa 1564 – Arcetri 1642) osservava: “Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi”. Comunque su un punto credo possiamo essere tutti d’accordo: l’importanza che riveste l’informazione medica e/o sanitaria e scientifica, sia diretta al grande pubblico che agli operatori sanitari.

A parte questa ovvia realtà, quello che sta cambiando oggi è il tipo di informazione dei pazienti, inteso come acquisizione personale della cultura in campo medico sanitario, e ciò attraverso il modo e la capacità di individuare le fonti che producono tali informazioni (la facilità di accesso ai siti internet ne è un esempio). In particolare, il livello di cambiamento è legato al problema della malattia, soprattutto dopo una diagnosi. A sostegno di questa constatazione mi sovviene il XXIX Seminario della Smith Kline dedicato alla educazione alla salute, tenutosi nell’ottobre 2007 a Gardone Riviera (Bs) nel corso del quale veniva ribadito l’importante e “responsabile” ruolo dei mass media, oltre alle sempre più diversificate campagne di sensibilizzazione che possono determinare o “condizionare” il comportamento del cittadino ma anche dell’operatore sanitario. Va inoltre precisato che sempre più spesso il campo della salute è sensibilizzato e rielaborato secondo le suggestioni e gli orientamenti che si affermano a livello socio-culturale, di cui i mass media sono divulgatori consapevoli… o inconsapevoli.

Quando la salute non riguarda solo il singolo individuo ma si arricchisce di connotazioni culturali o di valore sociale, sono i mezzi di comunicazione che svolgono un importante funzione nell’orientare (sia pur con alcune limitazioni) atteggiamenti e considerazioni del singolo lettore. Tutto questo avviene attraverso l’opera dei mass media, e ciò di cui parlano quasi sempre appare determinante, magari per il solo fatto che ne parlano, favorendo il formarsi e il manifestarsi di una pubblica opinione. E che l’informazione sia determinante (o “condizionante”) tanto nell’educazione sanitaria della popolazione quanto nei confronti del medico, soprattutto per quanto concerne il corretto utilizzo dei farmaci, è tuttora sostenuto da più parti. Ma con quale etica si informa e si intende raggiungere l’opinione pubblica? E soprattutto cos’è l’Etica? Tutte le volte che pronunciamo questa parola sarebbe bene conoscerne l’etimologia, ma anche rispettarne il significato.

A mio modesto parere la più semplice ed esaustiva descrizione dell’etica è la seguente: “Disciplina filosofica che si occupa del problema morale, ossia del comportamento (dal greco êthos) dell’uomo in relazione ai mezzi, ai fini e ai moventi. Si divide in due branche principali: la teoria del valore e la teoria dell’obbligazione. La prima implica lo studio del significato dei termini valutativi (buono, cattivo, desiderabile, etc.) e la natura del bene; la seconda il significato dei termini che esprimono obblighi”. Molto delicato è quindi il compito di chi fa da mediatore (giornalista e/o scrittore) tra le fonti dell’informazione medico-sanitaria e scientifica e chi ne è il destinatario. Marco Bobbio, cardiologo torinese e docente di epidemiologia clinica all’Università subalpina, nel suo volume Giuro di esercitare la medicina in libertà e indipendenza, relativamente alla voce “notizie dai congressi” precisa che: “Presentare, come consolidati, risultati di ricerche che sono parziali, che non verranno confermati da altre ricerche e che non avranno alcuna ricaduta clinica è una prassi che purtroppo si riscontra su quasi tutti i quotidiani e le riviste non specialistiche”.

Questi ed altri argomenti a volte sono “sotto accusa” per inesattezza o incompletezza: dalla ricerca scientifica alle cure efficaci, dai trapianti di organi alla legislazione di settore; per non parlare poi della elencazione dei migliori clinici e delle sedi ospedaliere (o universitarie) dove si cura meglio e di più… Argomenti di grande diffusione che necessitano però di un  controllo. Nel nostro ambito si dice che “gli errori dei magistrati finiscono in carcere, gli errori dei medici finiscono sottoterra, gli errori dei giornalisti finiscono in prima pagina”. Affermazioni che in diverse circostanze si sono purtroppo concretizzate, e questo ci porta a considerare che essere giornalisti, oggi più che mai, comporta responsabilità, etica e cultura…

Ma a chi spetta (e come) il controllo di queste informazioni? “È sempre meglio informare e far conoscere le proprie ragioni – fa notare Hans Peter Peters, studioso dei problemi fra scienza e società – nel modo più onesto, chiaro e completo. Anche se non riusciremo a convincere chi ci legge o ci ascolta, almeno avremo dato l’impressione di averlo rispettato. Anche questo può avere la sua parte nel formarsi delle sue opinioni, dal momento che l’informazione non è il solo fattore in gioco. A volte, la percezione di onestà può ottenere più della stessa informazione”.

Poiché l’informazione e la comunicazione sono ruoli molto delicati, soprattutto se gli argomenti in questione hanno risvolti sociali per il coinvolgimento diretto o indiretto, come ad esempio lo studio e l’applicazione delle cellule staminali per la prevenzione delle patologie o il trattamento delle stesse, verrebbe da chiederci: è necessario un “codice etico” che garantisca correttezza, obiettività, rispetto della privacy nei confronti del fruitore? Oggi esistono codici etici per tutte (o quasi) le discipline professionali: medici, avvocati, notai, infermieri, psicologi, giornalisti, etc. Ma è proprio necessario stilare un “codice etico” per garantire il buon esercizio di una professione, o di una attività estremamente importante come ad esempio quelle relative alla Ricerca e alla Divulgazione? Ritengo che un corretto atteggiamento etico debba essere patrimonio interiore di ciascuno di noi, e a maggior ragione se ricopriamo un ruolo sociale e responsabile come quello dell’informazione che, se completa ed appropriata, produce soddisfacimento dei bisogni primari e di condizioni di vita adeguate; ma anche il rispetto della dignità umana che superi la logica del profitto, spesso causa di incompleta o scorretta informazione…

 

ETICA DELLA PROVENIENZA E DEL CONTROLLO DELLE FONTI ED ETICA DELL’ANALISI CRITICA-ETICA DELLA DIVULGAZIONE

Il concetto di etica della provenienza prevede di individuare nella “fonte” della notizia se esista un “interesse”… Con la definizione etica dell’analisi critica si intende la individuazione del percorso che il divulgatore deve fare in scienza, coscienza ed esperienza per valutare il “valore” dell’informazione, ma soprattutto l’impatto sul lettore, le conseguenze sulla sua vita e sulla sua salute. Per quanto riguarda l’etica della divulgazione la stessa per essere messa in pratica richiede l’analisi dei mezzi e degli strumenti, l’analisi del target, l’analisi dei modi: ogni mezzo ha un suo stile, quello che noi definiamo “taglio”, e ancor di più nel mezzo televisivo l’immagine ha il suo senso. È pur vero che l’obiettività totale è quasi impossibile da raggiungere, ma non bisogna mai smettere di essere tesi verso di essa.

Credo inoltre che nessun Vademecum, per quanto utile, possa sostituire la nostra moralità se la stessa fa parte della nostra persona, del nostro “Io”: o siamo etici, o non lo siamo. Non esistono mezze misure se si possiede senso di giustizia, professionalità, coerenza, imparzialità, e a volte anche un po’ di tolleranza…; poiché chi è autenticamente etico è autenticamente razionale. E solo se nella mentalità comune sono presenti convinzioni etiche ed ideali etici, il divulgatore sarà in grado di agire veramente in vista dell’utile. I requisiti che riteniamo essere necessari per svolgere il ruolo dell’informazione non devono intendersi come pronuncia di semplici aggettivi, ma come dotazione di un patrimonio a garanzia del rispetto delle persone che intendiamo avvicinare e coinvolgere, e dei risultati che possiamo garantire loro con la semplice informazione o con una prestazione di una più “concreta” solidarietà.

Nell’ambito della sanità e della scienza medica in particolare, primeggiare acquisisce un “valore” etico e culturale oltre che economico, quando i risultati dell’innovazione sono conosciuti e condivisi da tutti, la cui acquisizione è data dal ruolo degli operatori della comunicazione. Oggi, migliorare i servizi in ambito tecnico-scientifico e socio-sanitario non basta. La nostra salute fisica e psichica dipende non solo dal rispetto dei princìpi costituzionali, normative o disposizioni ma anche, se non soprattutto, da quel modus vivendi e modus operandi dettati appunto dall’etica dell’operatore professionale. Tuttavia, ritengo che ogni altra considerazione sia certamente valida e al tempo stesso opinabile e quindi ben venga, eventualmente, un dibattito per un costruttivo confronto fra le nostre rispettive competenze e professionalità; ma soprattutto le vostre di clinici che ci garantite al meglio la salute. Mentre sta a noi giornalisti (e/o scrittori) rispettare i concetti di etica e cultura che sono il frutto del naturale progresso (sia pur lento, o veloce, a seconda dei punti di vista) della civiltà umana.

Tutto questo induce ad una serie di considerazioni che, per quanto varie e magari tutte valide ai fini della buona informazione, resta l’impegno di ognuno nel soffermarsi (sia pur brevemente) a riflettere sulla enorme importanza e “responsabilità” della scienza, degli imprenditori, amministratori pubblici e privati della sanità, operatori volontari; ma anche, ovviamente di chi è preposto a far circolare notizie che devono essere non una “falsa” promessa ma una conferma ogni qualvolta la scienza ce lo dice… senza ambizioni o assurdi e a volte deleteri protagonismi!

 

Ernesto Bodini

(giornalista scientifico)

 

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