Etica e cultura dell’informazione medica e scientifica

Professionalità, umiltà, predisposizione alla sinergia e costante aggiornamento a garanzia di una professione al servizio della collettività

 

Prima di entrare in merito all’argomento ritengo utile ricordare la definizione di mass media. Concettualmente é da intendersi i mezzi di comunicazione di massa, ossia gli strumenti attraverso i quali è possibile indirizzare la conoscenza verso una pluralità di destinatari. La locuzione proviene dall’inglese, ma la parola media è di origine latina ed è il plurale di medium (mezzo). L’espressione in lingua italiana è da intendersi secondo le regole fonetiche italiane e latine: mass media e non mass midia… Tutti questi mezzi, proprio per la loro struttura comunicativa, spesso modificano la nostra percezione della realtà e della cultura, a volte condizionandole. Un aspetto determinante della comunicazione di massa è la produzione in serie di messaggi (in molti casi in tempo reale), e per questo è molto importante lo studio delle molteplici strategie con cui vengono prodotti i messaggi, le notizie ed ogni possibile informazione, soprattutto quando lo scopo è quello di influenzare le idee e i comportamenti del fruitore, in particolare per quanto riguarda i temi della politica e della pubblicità.

Ma va anche detto che i media sono agenti di socializzazione cui corrisponde l’apprendimento di valori, modelli culturali e di comportamento della collettività. Se prima i principali enti di socializzazione erano la famiglia e la scuola, oggi (ma non recentemente) nella nostra società assume sempre più importanza la comunicazione di massa, volta alla massima socializzazione di tutte le generazioni. Da ciò ne deriva che: Informazione è fornire una serie di notizie, Comunicazione è farle pervenire a destinazione.

Dal punto di vista scientifico, ad esempio, è noto che la medicina è un work in progress, ossia il continuo avanzare della tecnologia e delle conoscenze in una società complessa (e sempre più esigente) come la nostra, incide profondamente sia nell’ambito delle professioni che in quello delle relazioni sociali. L’interesse della collettività per le notizie in materia di salute e sanità, e quindi per gli sviluppi della scienza medica, è argomento di notevole diffusione e ciò è considerazione del fatto che la salute è da intendersi un bene primario in qualunque contesto sociale, indipendentemente dai princìpi costituzionali e dalle normative in vigore.

In effetti, in questi ultimi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio incremento della divulgazione medica e sanitaria: ogni giorno circola una immane quantità di informazioni che riguardano sia la causa delle patologie ed i possibili rimedi, sia i non pochi programmi di massima diffusione con riferimenti agli sviluppi della ricerca. Annualmente nel mondo si pubblicano oltre 2 milioni di articoli sulle pagine di oltre 20 mila riviste medico-scientifiche, tant’è che quotidianamente vengono comunicati i risultati di nuovi Trial; e questo, attraverso i diversi e potenti mezzi di comunicazione: riviste, giornali, pubblicazioni editoriali (libri, dispense, manoscritti, etc.), siti on-line, radio, televisione, e non di meno attraverso congressi, convegni, seminari, giornate di studio, workshop, master, etc.

Ma come comunicare la scienza medica e le relative problematiche sia di interesse specifico che generale? E quali azioni più appropriate per utilizzare al meglio le premesse originate dal sapere, dalla ricerca scientifica e dagli sviluppi della stessa? Quesiti di ieri ma anche di oggi, che richiedono risposte tenendo conto degli aspetti etici e culturali, ma anche del “disorientamento” della società dei consumi, delle incertezze del presente e dei dubbi sul futuro. Da sempre sostengo che la divulgazione è da considerare non solo un dovere, ma anche un serio impegno che garantisca la crescita culturale, sociale e civile. Deve essere in linea coi tempi ed avvalersi di tutti i mezzi di comunicazione preposti a raggiungere in tempo reale (o quasi) ogni fascia di pubblico.

Il settore dell’informazione medica e scientifica è però più delicato: divulgare la scienza medica ha come scopo quello di informare e sviluppare attenzione e interesse generale; pertanto non ha bisogno di scoop e sensazionalismo. È invece indispensabile porre l’attenzione sulla attendibilità delle fonti, tenendo presente anche il contesto politico ed economico in cui si sviluppano i risultati di una ricerca. Purtroppo non sempre è così in quanto non è raro riscontrare, soprattutto negli articoli di cronaca sanitaria e riviste non specializzate, eccessivi allarmismo e superficialità. È pur vero che il giornalista, solitamente cronista della sanità, non deve mai assumere un atteggiamento di passività (il ruolo di autonomia e indipendenza, a parte determinati “vincoli” editoriali è un suo diritto-dovere), ma è altrettanto vero che può espletare tale diritto-dovere se preparato e se ha l’umiltà di riconoscere i propri limiti, certamente superabili con un serio e costante aggiornamento…

In particolare, il giornalista scientifico (quale divulgatore specializzato) deve essere in grado di selezionare, rendendo di generale comprensione, quanto gli viene comunicato o di cui viene a conoscenza e che riguarda il progresso della Medicina, della Sanità e più estensivamente della Scienza: tanto più è corretta l’informazione maggiore sarà il coinvolgimento sociale per aver suscitato particolare interesse (fiducia e credibilità) nei singoli lettori. È opinione comune che nel panorama dell’informazione medica e scientifica, ormai più che inflazionato, una voce professionale seria che punti ai problemi pratici come quello dell’aggiornamento costante, abbia non solo il diritto ma anche il dovere di esistere. Il giornalismo di oggi richiede una professionalità che deve necessariamente confrontarsi con la complessità delle moderne organizzazioni sociali di qualunque tipo, e il contributo del giornalista, con la sua professionalità specifica nei singoli campi di competenza, è spesso determinante.

E questo vale anche per l’informazione on-line. Come sottolinea uno degli editoriali del British Medical Journal (BMJ), ormai almeno la metà dei cittadini statunitensi cerca informazioni di salute in rete, una delle attività più diffuse. Si calcola che degli oltre 600 milioni (ma è una sottostima) di utilizzatori di Internet in tutto il mondo il 40% vi si rivolge per motivi di salute; all’interno di questo gruppo il 48% “naviga” per trovare informazioni sulle cure complementari. A questo proposito, nel 2004 sotto l’egida dell’Oms la Regione Lombardia ha presentato le “Linee Guida” per lo sviluppo dell’informazione al consumatore sull’utilizzo appropriato della medicina tradizionale, complementare e alternativa.

È però importante distinguere tra divulgazione scientifica e giornalismo medico. Nel primo caso dovrebbe essere indirizzata ad un selezionato gruppo di destinatari (addetti ai lavori), mentre il giornalismo medico-sanitario è convenzionalmente più orientato ad informare in modo divulgativo i lettori in genere su argomenti di medicina e sanità. Si può quindi definire giornalismo medico-scientifico tutto quanto riguarda la divulgazione della medicina, e per estensione la scienza tecnologica in senso lato (inclusa la ricerca) applicata alla medicina stessa.

La divulgazione scientifica, nel senso più accessibile del significato, ha nella validità dei contenuti tecnici dell’articolo il limite ed il condizionamento per la trattazione di specifici argomenti; nel caso del giornalismo medico non vi è dubbio che sono l’editore e il giornalista i responsabili di una scelta che può essere condizionata dai personali convincimenti nei confronti dell’argomento trattato o “subire” anche l’influenza di interessi extra professionali. È certo che quando si tratta di notizie dal contenuto medico-scientifico, le stesse assumono notevole importanza per l’influenza culturale e psicologica del lettore; aspetto questo, che ha particolare rilievo se si considerano le caratteristiche dell’articolo, l’età, il grado culturale e l’ ”influenzabilità” del lettore. Va da sé che un testo giornalistico deve garantire contemporaneamente quattro esigenze: attendibilità delle fonti, leggibilità, credibilità e capacità di interessare il lettore il cui “effetto” dipende dal tipo di testata giornalistica e dal target di lettori a cui ci si rivolge. Saper comunicare significa prima di tutto saper trasformare ciò che si vuol dire in ciò che il pubblico vuole sapere, creando (o ricreando) quella motivazione a conoscerlo che fra colleghi esiste per forza di cose.

Per quanto riguarda il rapporto tra la scienza e l’informazione, in particolare tra i medici e i giornalisti, le intese e le collaborazioni sono in genere soddisfacenti. Il giornalista che si occupa di cronaca sanitaria o di notizie mediche in genere e il giornalista scientifico hanno il diritto di scegliersi personalmente le fonti più “autorevoli” o comunque più competenti, che li erudiscano sui retroscena di una crisi sanitaria, della scoperta di un nuovo farmaco o di una ritrovata strumentazione diagnostica o metodica terapeutica. Ma non va sottovalutato il rapporto interpersonale che a volte si può instaurare tra il medico e il giornalista specializzato; delicato aspetto di relazione che solo il “buon senso” delle parti deve garantire l’imparzialità dei rispettivi ruoli e competenze. Non è poi così tanto raro che l’uno si confidi all’altro, e questo non deve intaccare o condizionare il “pensiero” scientifico e culturale dei due professionisti che sono reciprocamente tenuti al segreto professionale, oltre che al rispetto delle regole deontologiche ed etiche.

Ricordo che alcuni anni fa intervistai Allan Victor Hoffbrand, professore emerito di Ematologia al Royal Free Hospital e all’University College di Londra, e gli chiesi un parere sul problema dell’informazione scientifica… Mi rispose che il Times (il noto quotidiano inglese) da alcuni anni dedica quotidianamente una pagina all’informazione medica e scientifica, redatta da giornalisti specializzati ma non necessariamente medici, aumentando non la quantità degli operatori ma la qualità delle informazioni; mentre da noi questo aspetto rappresenta una realtà molto più modesta… “In questi ultimi anni – mi ha riferito nel corso dell’intervista – c’è molto più interesse da parte dei mass media per l’informazione medico-scientifica, soprattutto per quanto riguarda alcune patologie come il cancro, l’Aids, etc. Ma in particolare per le nuove scoperte… L’interesse non è soltanto per la medicina tradizionale, ma anche per la medicina alternativa: agopuntura, omeopatia, dieta, vitamine, etc.”

Da queste (ed altre) affermazioni, oltre che dalla logica, si evince l’esigenza di un corretto equilibrio del giornalismo specializzato che può contribuire alla promozione di una professionalità deontologicamente più orientata, per mantenere un rapporto corretto con l’opinione pubblica e la realtà socio-economica; inoltre va da sé che l’informazione medico-sanitaria e/o medico-scientifica può essere sinonimo di prevenzione. Riuscire a raggiungere e mantenere tale equilibrio in qualunque settore del giornalismo (e quindi anche in quello medico, sanitario e scientifico) non è cosa semplice, ma non per questo bisogna sottovalutare il proprio dovere eludendo ogni possibile apporto migliorativo con l’aggiornamento professionale: verifica delle argomentazioni da trattare e delle proprie conoscenze in materia da parte di dipendenti, collaboratori esterni, freelance, consulenti, opinionisti, etc., la cui formazione professionale non è necessariamente di tipo accademico…

(continua)

 

Ernesto Bodini

(giornalista scientifico)

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