
Si è tenuta questa mattina in Corte d’Appello l’udienza per la riapertura del processo, chiesta dalla Procura fiorentina che ha impugnato la sentenza di assoluzione, per l’azione agli Uffizi: il 22 luglio del 2022 due persone, riprese da una terza persona, si incollarono alla teca della Primavera del Botticelli come monito per quello che avrebbe causato la crisi climatica. La Corte ha accolto il ricorso: si riapre il processo.
Nel corso dell’azione Laura, una delle partecipanti a quell’azione dichiarò:
Proprio la consapevolezza dell’inestimabile valore racchiuso in queste stanze mi spinge a lanciare il mio urlo di terrore nei confronti del disastro che ci aspetta a causa della totale inerzia politica nei confronti dell’unica possibilità di salvezza collettiva che ci rimane
Il 20 novembre del 2024 le tre persone furono assolte: i fatti che venivano loro contestati, manifestazione non preavvisata, interruzione di pubblico servizio e resistenza a pubblico ufficiale non sussistono. Soprattutto l’opera non era stata danneggiata (l’eventualità che scandalizzava politici e osservatori poco attenti). In effetti l’azione in sé non costituiva reato. A questo ci ha pensato Sangiuliano, all’epoca Ministro della Cultura, con il suo decreto legge “ecovandali” (legge 6/2024) che istituiva la pena anche per azioni che coinvolgono le teche o le custodie delle opere e dei quadri (con l’assurdo che oggi è più rischioso sporcare di vernice una teca, che incidere il proprio nome sul Colosseo). Intanto però la dichiarazione di Laura fa eco a quanto avvenuto un paio di mesi fa proprio agli Uffizi, il 17 settembre, quando la pioggia ( 45 mm in un’ora) entrò negli Uffizi e bagnò la teca del Bacco di Caravaggio. Sangiuliano, al posto di fare il duro con gli attivisti, avrebbe dovuto tutelare realmente i beni culturali e magari, già che c’era, prendere sul serio i loro appelli.
10 minuti di colla su un vetro, 4 anni e mezzo di processo – e non è ancora finita! Oggi la corte d’Appello ha deciso di dare ragione al Pubblico Ministero che aveva chiesto di annullare la prima sentenza, in cui si dava cristallinamente atto della legittimità della nostra azione nonviolenta agli Uffizi. Il processo dunque riparte dal primo grado di giudizio, secondo questa decisione, e siamo atterriti dalla lunghezza che ha preso questa vicenda ma anche pronti a difenderci nel merito di tutto ciò che già quattro anni e mezzo fa ci era stato contestato. Oggi il Procuratore Generale in Aula ha detto che questo “è un piccolo processo, ma denso di significato”. Siamo d’accordo con lui e non vediamo l’ora di dimostrare le nostre ragioni, udienza dopo udienza ha dichiarato Simone, imputato nel processo, lavoratore di 23 anni




