
Servizio di Erika Bastogi*
Chi difende chi dissente: guida alle associazioni che tutelano attivisti, giornalisti e creator in Italia
In Italia, chi scende in piazza, chi scrive, chi informa in modo critico e indipendente rischia di trovarsi solo davanti a procedure legali e amministrative che costano tempo, energia e denaro — anche quando l’accusa è pretestuosa o ridicola. Esistono però realtà strutturate che offrono supporto concreto, spesso gratuito. È importante conoscerle prima che servano.
Se sei una persona fisica — manifestante, attivista, cittadino
Quello che è successo ad Alina Matei — madre di tre figli segnalata ai servizi sociali per aver condotto uno sciopero della fame davanti al Parlamento — non è un caso isolato. È un metodo. La criminalizzazione del dissenso pacifico in Italia segue schemi precisi e ricorrenti, e chi la subisce si trova spesso senza strumenti per difendersi.
Questi sono i punti di riferimento verificati:
Rete In Difesa Di
Rete di oltre 30 organizzazioni — tra cui Amnesty Italia, Antigone, Giuristi Democratici e ARCI — che offre monitoraggio, supporto legale e pressione istituzionale per chi subisce criminalizzazione per attivismo.
🔗 cospe.org/partecipa/campagne/in-difesa-di
Giuristi Democratici
Associazione di avvocati che segue storicamente casi di repressione del dissenso politico e sindacale.
Associazione Antigone
Si occupa di diritti e garanzie nel sistema penale. Segue attivisti criminalizzati e produce documentazione sui casi di abuso istituzionale.
Osservatorio Repressione
Primo punto di contatto per orientarsi, documentare e trovare supporto. Monitora e pubblica tutti i casi di repressione del dissenso in Italia.
🔗 osservatoriorepressione.info
Se sei un creator, blogger, giornalista, attivista digitale
Chi fa informazione online — controinformazione, giornalismo indipendente, divulgazione critica — è esposto a un rischio specifico che ha un nome preciso: SLAPP, acronimo di Strategic Lawsuits Against Public Participation, in italiano “querele bavaglio”.
Le SLAPP non sono cause intentate per ottenere giustizia. Sono strumenti di intimidazione: cause legali usate per prosciugare risorse, tempo e volontà di chi informa, fino a quando non smette. I bersagli preferiti sono blogger indipendenti, attivisti digitali, piccole redazioni. L’Italia è il paese europeo con il maggior numero di SLAPP documentate: 26 casi solo nel 2023, su 166 totali a livello UE.
Per questo è fondamentale conoscere questi riferimenti:
Ossigeno per l’Informazione
Sportello legale gratuito per giornalisti, blogger e difensori dei diritti che affrontano querele temerarie. I casi vengono valutati singolarmente sulla base della gravità e delle condizioni di chi chiede aiuto.
CASE Italia
Coalizione contro le SLAPP che include Amnesty Italia, Articolo 21, Greenpeace Italia e Transparency International Italia. Fa advocacy, documentazione e supporto istituzionale.
Articolo 21
Associazione storica per la libertà di stampa. Segue casi di pressione legale su giornalisti e attivisti digitali.
Una precisazione necessaria.
Il supporto offerto da queste associazioni non è automatico e non è universale. Ogni caso viene valutato singolarmente. Queste realtà nascono per difendere chi esercita il diritto costituzionale al dissenso pacifico e si trova a fare i conti con una risposta sproporzionata o pretestuosa da parte dello Stato o di soggetti privati. Non sono pensate per chi ha commesso reati durante una manifestazione — danneggiamenti, violenza, atti vandalici.
Se invece sei stato fermato, denunciato, segnalato o querelato per aver manifestato pacificamente, scritto, informato, o semplicemente espresso un’opinione scomoda — allora sì. Sei esattamente la persona per cui queste realtà esistono.
Conoscere i propri diritti non è un lusso. È il primo atto di resistenza.
* (fondatrice di @spin___killer)




