Un incontro culturale sulle Scienze Forensi a Torino

primo piano di Roberto Testi

Esperienza e multidisciplinarietà tra le forze dell’ordine per la soluzione anche dei casi criminosi più insondabili

 

due relatori durante un convegnodi Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

La Criminologia, contrariamente a quanto si crede, non è riservata solo agli addetti ai lavori, ma anche a fruitori in genere che abbiano interesse dal punto di vista umanistico, volto a cogliere spunti per una migliore conoscenza dell’animo umano. Ed è proprio con questo intendimento che l’associazione Maigret, per “I Martedì… alla Maigret” ha organizzato una conferenza e tavola rotonda sul tema “Dalla Scena del Crimine all’Analisi Genetico-Forense. Modelli e Metodi Investigativi a confronto”, che si è tenuta nei giorni scorsi a Torino nella sede del Club Circolo Eridano.

Ad ascoltare i relatori, moderati dall’investigatore privato e presidente dell’associazione Genuario Pellegrino, un folto ed attento pubblico quasi in atteggiamento di “suspense”, cogliendo le prime nozioni delle procedure di intervento nel caso di fatti delittuosi. Il dirigente della Squadra Mobile di Torino, Marco Martino, ha ricordato che solitamente i Carabinieri intervengono su chiamata (al “112”) dei cittadini o per altre attivazioni, e la Polizia di Stato spesso giunge sulla scena del crimine in seguito a chiamata (al “113”), un congiungersi quasi sempre in “simbiosi” per raccogliere le fonti di prova e rilevarne tutti i particolari come testimonianze e la realizzazione di foto-immagini, utili per la comprensione del misfatto e per dare una identità alla vittima. Una corsa contro il tempo e in multidisciplinarietà affiancando il Pubblico Ministero (P.M.) di turno, presente anch’egli sulla scena del crimine per dirigere l’attività delle indagini preliminari… «Tutte azioni – ha precisato il dirigente Martino – che devono essere svolte nel minor tempo possibile, in quanto le prime 24-48 ore per la polizia scientifica sono fondamentali per trovare incontaminata la scena del crimine, un accorgimento solitamente attuato dai colleghi delle “Volanti” giunti per primi sul posto proprio per predisporre misure cautelative di incontaminazione. In seguito Polizia Giudiziaria, Polizia Scientifica e Pubblico Ministero fissano con dei protocolli una serie di atti riferiti alla vittima, a luoghi e a eventuali altri soggetti ad essa afferenti, anche se non necessariamente coinvolti in un ruolo attivo. Il tutto viene approfondito e verbalizzato. Questo modus operandi è oggetto di una formazione di atti che confluiscono in una prima notizia di reato che successivamente verrà inviato al magistrato».

Da sempre gli investigatori sono in grado di procedere ad accurate indagini per perseguire un crimine, ed ancor meglio, oggi, con l’ausilio di tecniche sofisticate come il luminol, il DNA, lo STAB, il DPA, etc. ma sempre con l’intuito, la perseveranza e l’esperienza dell’uomo che sa rapportarsi e relazionare con le… vittime, gli indagati ed ogni altro autore di particolare valenza. «Ma è impossibile, oggi – ha precisato Biagio F. Carillo, Maggiore dell’Arma dei Carabinieri – fare una prognosi criminale certa su una pericolosità sociale (art. 202 Codice Penale), e non c’é nesso tra infermità (malattia mentale) e crimine: i malati di mente non commettono delitti, mentre li commettono le persone cosiddette normali”. È risaputo che definire il concetto di “normalità” non è sempre semplice…, la categoria “a rischio” è quella dei “borderline” (disturbo caratterizzato da un vissuto emozionale eccessivo e variabile, ndr) che commettono spesso crimini a sfondo sessuale con tendenza alla perversione: tra un soggetto perverso e un soggetto trasgressivo c’é naturalmente una sostanziale differenza, ed è per questo che gli aspetti criminologici sono fondamentali in quanto devono contestualizzare la prova scientifica. «È quindi necessario – ha concluso Carillo – utilizzare i metodi per la scienza ma non affidarsi solo alla stessa, si tratta di recuperare i vecchi concetti dell’investigatore attraverso la capacità di contestualizzare le prove scientifiche, utilizzando i metodi e le tecniche in un arco di tempo molto breve…; ossia bisogna recuperare il metodo investigativo di una volta, utilizzare indagini utili, e anche di escludere le eventuali responsabilità ispirandosi al buon senso”.

primo piano di Roberto TestiMa quale il ruolo del medico legale? Un tempo questo professionista iniziava il suo lavoro in sala settoria, oggi, invece, ha inizio sulla scena del crimine dove vi è un cadavere e ciò che avviene sul luogo del ritrovamento, scena del misfatto quasi sempre irripetibile… «Ciò richiede il rispetto di norme di comportamento (protocolli) – ha spiegato Roberto Testi, medico legale di comprovata esperienza –, anche perché le scene del reato sono diverse l’una dall’altra e, le condizioni in cui si fanno i sopraluoghi suggeriscono come vanno applicate determinate norme al caso singolo: un’indagine non può iniziare se non si sa chi è la vittima, e il primo apporto che danno le investigazioni scientifiche per la soluzione  dei casi è quello della identificazione, che si esplica nella interpretazione del crimine (scena del reato) partendo dalla distribuzione  delle tracce ematiche solitamente rilasciate nel caso, ad esempio, di crimini violenti».

Gli investigatori e il medico legale si avvalgono del Laboratorio di Biologia Forense che permette, attraverso il DNA di identificare un profilo genetico, e per questo utile sarebbe avere una Banca Dati del DNA, ma che in Italia (come in Spagna) non è stata ancora istituita. «Nel corso del nostro operato – ha concluso il dottor Testi – abbiamo avuto molti risultati, anche grazie al Reparto Investigazioni Scientifiche (RIS) di Parma, probabilmente il primo a dare notorietà alle Scienze Forensi, ma non sono queste ad essere messe in discussione come è avvenuto per i noti casi di Garlasco e Perugia, piuttosto il modo con cui le stesse vengono utilizzate nelle Aule di Giustizia, in quanto non sono gestite correttamente dai giudici e dagli avvocati. Molto spesso quello che cambia non è il risultato della prova scientifica, ma il livello di affidabilità della prova che è richiesto nelle aule di tribunale».

 

 

Nella foto in alto, di Ernesto Bodini, i dott. B. Carillo e M. Martino; nella foto in basso, tratta dal sito La Sesia on line, il dott. Roberto Testi

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