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Sulla strada della parità di genere con le “Donne rocciose” di Francesco Gallina

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Nel nuovo saggio del noto critico musicale trovano spazio 50 ritratti di musiciste della scena rock e dintorni, 50 storie di donne che condividono gioie e dolori delle donne “comuni”, 50 e più occasioni per riflettere sul ruolo che la donna deve pretendere e ottenere nella società.
Diffido dei “duri e puri” e dei manichei per i quali esiste un unico modo valido per combattere una battaglia. Per questo, per esempio, mi preoccupo più di avere un modo di pensare democratico che di dichiararmi antifascista. Per questo, per esempio, più che chiedermi se possa o meno definirmi femminista, preferisco contribuire nel mio piccolo al raggiungimento della parità tra uomini e donne. Nel mio piccolo e a modo mio. Dunque, tanto per darvi un’idea, rifiuto i femminili “boldriniani”, ma tiro fuori i canini davanti a chi ha ancora il coraggio di affermare che la donna non è tale se non fa figli. O, ancora, rifiuto l’idea di una superiorità della Donna rispetto all’Uomo e sostengo che la parità tra i sessi debba esistere per i diritti come per gli obblighi. Sono, inoltre, fermamente convinta che noi donne non potremo mai ottenere solide vittorie senza l’appoggio degli uomini. E questo è il motivo principale che mi ha portato a riprendere in mano la tastiera e a provare a buttar giù una recensione di “Donne rocciose” di Francesco Gallina.
“Donne rocciose” non è solo, come suggerisce il titolo, un’antologia del rock e dintorni declinata al femminile: attraverso 50 ritratti di artiste, è soprattutto – a mio parere – un atto d’amore verso le donne. Un atto d’amore vero, badate: quello, cioè, di chi ama pur vedendo i difetti e le debolezze della persona amata, di chi vuole proteggere stando accanto e non ponendosi al di sopra, di chi si considera complice e non tutore. Francesco Gallina ci propone una rosa ampia e dettagliata (oltre 400 pagine di informazioni, commenti tecnici, consigli d’ascolto e brevi digressioni) di nomi che hanno segnato la storia del rock in senso lato. E lo fa mostrandoci come la vita privata abbia segnato – nel bene e nel male – la carriera di queste donne e viceversa. Grazie a lui, scopriamo che dietro questi nomi più o meno noti ci sono donne che – più o meno fragili, più o meno forti – hanno seguito la strada dell’autodeterminazione. Donne che – talvolta anche esplicitamente – ci propone come esempio per le ragazze di oggi e come incoraggiamento per le adulte convinte di non essere più in tempo per dare una svolta alla propria vita.
Vi cito giusto qualcuna di queste “donne rocciose” che Francesco Gallina presenta raggruppate per generazioni, dagli anni Sessanta ai Duemila. Ovviamente troviamo Janis Joplin, Joan Baez e Patti Smith, ma anche Suzi Quatro che tanti (compresa me) ricordano, purtroppo, più come Leather Tuscadero, sorella di una delle fidanzate di Fonzie in “Happy days”, che non come musicista. Ci sono poi Dolores O’Riordan (la cui scomparsa tiene ancora nello sgomento almeno la mia generazione) e Cristina Scabbia (la cui partecipazione a “The voice” trova in queste pagine una convincente difesa). O, ancora, per gli amanti del metal, Tarja Turunen e Angela Gossow. Variano un po’ i generi e anche i percorsi seguiti, con esiti artistici e personali non sempre felici, ma ci sono in questi ritratti alcuni elementi ricorrenti: il talento, la tenacia, lo studio, la cura dell’immagine, l’attenzione per le creature più deboli, la creazione (consapevole o meno) di mode e la lotta ai pregiudizi. Proprio quest’ultimo punto è quello su cui più batte “Donne rocciose”: la misoginia imperante nel mondo del rock, contro la quale tutte queste artiste hanno dovuto lottare e sulla quale più di una si è anche esplicitamente espressa con toni di sfida e condanna.
Da esperto critico musicale qual è, Francesco “Raven” Gallina non risparmia ovviamente riflessioni più ampie sul mercato musicale, confrontando l’italiano soprattutto con quello americano, scandinavo, britannico e mitteleuropeo. Un’analisi in cui – come sua abitudine – evidenzia, in particolare, i limiti del mercato nostrano, ancora incapace di dare il dovuto tributo d’attenzione e onore ad artisti di indubbie doti che hanno trovato più riconoscimento all’estero che in casa propria in quanto al bel canto, al pop e ai generi più commerciali hanno preferito il metal o altri generi nati e rimasti alternativi.
Chi legge abitualmente Francesco Gallina sulle pagine di riviste specializzate come “Metallized” e/o lo segue su Twitter, inoltre, non si stupirà certo delle sue considerazioni, spesso taglienti e intransigenti, sulla società attuale: sui suoi modelli discutibili, non solo femminili; sull’uso insano di internet e dei social media… Ma soprattutto sul fatto che questa società «giorno dopo giorno e con incredibile, agghiacciante, pervicace costanza ci propone una deprimente reiterazione di atti di violenza contro il genere femminile da risultare talmente regolare nel suo susseguirsi, da farci rischiar di sprofondare in un orrendo senso di abitudine alla questione». “Donne rocciose” dà, a parer mio, un contributo efficace a ridurre questa assuefazione: attraverso un argomento accattivante come lo è il rock, può, infatti, attirare l’attenzione sull’emancipazione femminile e sulla parità di genere di potenzialmente tutti (adulti e giovani, donne e uomini), risvegliandone dal torpore le coscienze. E può riuscirci anche perché propone un approccio a questi temi che, conformemente ai propositi dell’autore, risulta «non solo femminista, ma femminile». Essendo ormai convinta che strumenti come le quote rosa e le preferenze di genere cristallizzino le differenze anziché superarle, voglio chiudere con quest’ultima citazione estrapolata da una più ampia e bellissima riflessione di Francesco Gallina: «Così come in ogni altro comparto sociale, la parità sarà infatti raggiunta solo quando non si farà più la distinzione tra musicista donna e musicista uomo, ma tra musicisti bravi e cattivi che incidentalmente appartengono all’uno o all’altro genere».
Marcella Onnis

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