Storie di cani per i cani: Il predatore

 

Mi sveglio di soprassalto alle tre del mattino. Che cosa è stato? Metto a fuoco nella memoria quello che ho sentito. Era un grido acuto brutalmente troncato. Un grido che ha aggredito i miei sensi con la potenza drammatica di un estremo grido. Ora è più chiaro: era l’urlo potenziato e repentinamente spezzato di un gatto. Mi vesto in fretta. Ho la sensazione di una tragedia compiuta. È ancora buio. Cerco di indovinare la provenienza del grido che mi ha scosso ma non devo faticare molto a cercarla. Alla luce dei lampioni vedo tre o quattro cani. In testa a loro una femmina chiara di media taglia. A testa alta, si porta gongolante nella bocca il suo trofeo di caccia: un gatto adulto bianco e grigio, afferrato al collo e ormai visibilmente esanime. Il corpo è lungo e a tratti deve posarlo a terra per riagguantarlo e trascinarlo. Due di loro si fermano. Mi guardano. È solo un attimo. Non sono minacciosi. Riprendono subito la loro strada ignorandomi. Ho già visto il capo del branco. Ha una particolarità: ha una zampa posteriore spezzata e il moncherino spenzola ad ogni passo. Senza esito avevo tentato di attirarla per farla curare. In quelle condizioni come avrà fatto a sorprendere Bianchina, una gatta forte e robusta, abituale barbona presso il nostro condominio? Resto a guardare mentre il gruppo festoso guadagna la strada principale per andare a festeggiare chissà dove. Anche qui, come nella savana. E quei cani fantasmi della notte, sopravvivono così alla violenza dell’abbandono degli uomini.

 Emanuela Verderosa

 

 

 

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