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Raccontonweb: “Senza mai separarci” di Matteo Antonio Rubino

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Senza mai separarci

Due giorni! Quasi due giorni che è partita e neanche una telefonata!
Sì, certo, lo so che è un viaggio lungo e che dovrà fare scalo in due aeroporti; che le coincidenze dei voli sono molto vicine tra loro. So che avrà poco tempo per muoversi, dalla zona degli arrivi a quella del nuovo imbarco e che sarà tutta presa tra dogane e bagagli, avvisi in lingua straniera, soste alla toilette e controlli per il volo successivo.
Ma – dannazione! – una telefonata potrebbe anche farla. E invece nulla! Neppure un messaggino per dirmi che è atterrata e che va tutto bene; che il volo è stato piacevole e rilassante o che invece è stato un inferno. Per dirmi che le manco, magari …
Una chiamata, per sapere se mi sono ricordato di dar da mangiare al gatto e di portare fuori la pattumiera; per chiedermi com’è il tempo qui o per qualunque altra maledetta ragione.
Per sentirmi, perché mi ama…

So bene che, a causa del fuso orario, adesso è piena notte dov’è lei e per me invece è l’ora di andare al lavoro e so anche che sarà stanchissima, mentre io sono riposato dopo un sonno tranquillo, nel nostro comodo letto.
Immagino che si sarà dovuta arrangiare per riposare alla meno peggio sull’aereo, sul tipico sedile scomodo: troppo poco reclinato per essere letto e troppo rigido per essere poltrona. Probabilmente con un vicino di posto straniero e rumoroso, magari anche grasso ed invadente; intento a guardare un film con le cuffie a tutto volume e le braccia ingombranti che straripano dagli spazi stretti.
E l’odore! L’odore di piedi scalzi e di scarpe abbandonate sotto i sedili, che permea l’aria viziata, violentata dal rumore sordo ed insistente dei motori.
Le hostess, poi, avranno probabilmente servito un pasto osceno a base di “pasta arrabbiattapepperroni” alle quattro di mattina, ignorando deliberatamente il fuso.
Non ci vuole una grande fantasia per immaginare tutto questo: per avere la certezza della notte insonne o quasi che avrà passato, lei che già fatica ad addormentarsi in un letto qualsiasi, diverso dal nostro, per quanto comodo.
So tutto, immagino tutto, eppure non mi basta, non mi va.
Non accetto che mi lasci qui, in questa situazione di silenzio e d’abbandono.
Non conta nulla il privilegio della mia posizione, a casa, riposato, rasato e ben vestito, pronto per andare al lavoro.

È il silenzio che mi fa male, che m’infastidisce; il silenzio arrogante e presuntuoso, al di là di qualsiasi gelosia.
E poi non sono geloso, io! Sono solo scocciato.
Tutto – ma proprio tutto – infatti, mi fa pensare che non ci sia un valido motivo per non farsi sentire; non voglio credere che lei non abbia trovato un momento, anche durante questo viaggio in capo al mondo, per mandarmi un dannato sms, dopo ormai venti ore che mi ha salutato con l’ultimo bacio.
E non accetto che mi si lasci qui ad attendere: mi dà un terribile fastidio, egoistico e viscerale; primitivo e probabilmente del tutto infondato.
Eppure, non ho la minima intenzione di riflettere con calma e lucidità sulle motivazioni plausibili per cui non si sia ancora fatta sentire: questo è per me il momento della rabbia, della delusione e del dubbio, per quanto irrazionali.
È in giro sola e non è certo un viaggio di piacere, ma un’inattesa e sgradita trasferta di lavoro, cui lei avrebbe volentieri rinunciato, preferendo piuttosto una settimana a letto con la febbre.
A Shangai, infatti, ci doveva andare il suo collega dell’ufficio commerciale ed è stata costretta a partire contro la sua volontà perché lui ha fatto un incidente in macchina ed ora è a casa impresentabile, con il gesso al braccio, le labbra tumefatte ed il collare.

Non dovrei essere possessivo come ora mi sento, perché in tanti anni che stiamo insieme non ne ho mai avuto motivo: lei mi ama e mi rispetta ed anzi è la donna più affidabile che conosca, in assoluto.
Ciò nonostante, saperla in giro vestita con tailleur attillati, gonne al ginocchio, calze e tacchi lucidi, mi toglie ogni difesa razionale.
So bene che lo stile e l’eleganza sono assolutamente necessari per fare “ottima impressione” sull’importante cliente cinese; eppure lei, vestita così, lontano da me …
Anche questo è istinto: pulsione incontrastabile; mi sembra naturale, no? Da buon mammifero quale sono, per come sono stato programmato da madre natura, non posso farci niente.

Il silenzio: mi resta solo questo compagno indesiderato e fastidioso, pieno di possibilità, tutte nocive e velenose; tutte sfavorevoli e ciascuna, ugualmente inaccettabile.
Non mi merito questo silenzio! Non io, non da lei! Non va bene per nulla e quando tornerà, mi sentirà!
Non ci si comporta così, con il proprio compagno.

Il caffè è diventato già freddo ed è anche troppo amaro, ma sono in ritardo per prepararne un altro e lo bevo di fretta. Anche il tempo fuori è uno schifo: piove da tre giorni e quest’odore di foglie bagnate mi dà la nausea. Oggi, per di più, il vento dà il colpo di grazia ai miei nervi.
Alzo il bavero del cappotto; butto la ventiquattrore sul sedile del passeggero e metto la freccia per conquistare il mio diritto ad una posizione nel traffico immobile della città, in preda alla quotidiana nevrosi.
Già quattro e-mail dall’ufficio sul Blackberry, tre di queste dal capo: non sono ancora le otto ed ha già iniziato a stressare.

C’è anche un sms, è lei:
– “Ciao amore, sono finalmente in hotel. Non vedo l’ora di farmi una doccia, ho fatto un viaggio infernale. Non sono riuscita a telefonarti perché ilcellulare si è scaricato ed ho lasciato il caricabatteria nella valigia. Ti amo tanto! Quando arrivi in ufficio, chiamami!”

Rispondo:
– “Ciao stella, non preoccuparti ho immaginato subito che avessi il telefono scarico! Ti amo anch’io, a dopo! Un bacione”

Sta smettendo di piovere.
Le previsioni – d’altronde – danno per il pomeriggio uno splendido sole.

Copertina del libro Quattro racconti per persone distratteMatteo Antonio Rubino
Nato a Milano il 19 agosto 1978, vive in provincia di Como, è sposato, laureato in giurisprudenza, ed è istruttore di arrampicata ed alpinismo presso la “Scuola Noseda Pedraglio – Flavio Muschialli” di Como.
Ha pubblicato due raccolte di racconti (“Blocca!” e “Quattro racconti per persone distratte”, da cui è tratto il brano qui proposto), due raccolte poetiche (“Poesie Senza Poeta” e “Poesie di un amante”) e il romanzo “Agata di Notte”, cui sta per fare seguito “Iniziazione al Veganismo”, scritto a quattro mani con Deborah Monteleone.
Tutti i suoi libri sono distribuiti da Feltrinelli, Amazon e Giunti, inoltre sono disponibili in versione e-book, acquistabile on line tramite il seguente link:
http://www.lulu.com/shop/search.ep?keyWords=matteo+antonio+rubino&type=

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1 Commento su Raccontonweb: “Senza mai separarci” di Matteo Antonio Rubino

  1. Lucia Bonanni // 9 Febbraio 2015 a 23:00 //

    Il silenzio…grande nemico della quiete!
    Il silenzio…grande alleato della riflessione!
    Tutto dipende dalle situazioni che si vivono
    e quando la tensione si allenta e l’attesa si fa luce, allora si accettano e si dá per scontato i pensieri che ci portavano ansia.
    Simpatica lettura. Mi immedesimo.
    Un saluto
    Lucia

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