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Non di solo libri vive Mantova, ma pure di mostre

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Tra le attrattive di cui è stato possibile godere a Mantova, durante la XIX edizione del suo Festival della letteratura, occorre ricordare le mostre, occasione per conoscere anche gli affascinanti luoghi che le ospitano.

di Marcella Onnis

Il Festivaletteratura di Mantova non è solo una festa dei libri: è anche un modo di valorizzare, attraverso gli stessi eventi in programma o gli eventi collaterali al festival, altre forme d’arte e la stessa città, ricca di monumenti e di verde.
Ognuno può dunque profittare come crede di quest’occasione e, sempre a suo gusto, può trarne impressioni e considerazioni. Di seguito, un resoconto del mio personale tour extra-Festival.

 

copertina del libro Argento di Doretta GereviniMOSTRA FOTOGRAFICA “ARGENTO” – GALLERIA ARTEARTE

«Gli scatti, eseguiti dal 2012 al 2014 hanno fermato momenti, feste, riti e la meraviglia che nasce dai rapporti umani a qualsiasi età»: una simile presentazione stuzzica la curiosità, ma è sul nome “Argento” che bisognerebbe soffermarsi. Sull’argento delle chiome degli anziani, protagonisti di questi scatti. A esser stati immortalati dalla fotografa Doretta Gerevini sono, infatti, gli ospiti della casa albergo “Il Gelso” di Castel Goffredo (MN), una di quelle strutture un tempo chiamate ricovero o casa di riposo, «modi diversi per dare un nome ad un luogo dove la solitudine la respiri ancora prima di entrare», per usare le efficaci parole della fotografa. E, in effetti, il primo impatto è di amarezza, quasi angoscia: molto più facile soffermarsi su questi anziani seduti soli, magari con una mano sul viso, sofferenti o sopraffatti dal senso di abbandono e di smarrimento. Solo osservando gli scatti più attentamente si scorgono anche sorrisi e sguardi accesi in cui brilla ancora quella scintilla che possiede solo chi ha voglia di vivere.

La gallerista Valentina Marongiu ha spiegato a noi visitatori che, per realizzare questo lavoro, Doretta Gerevini ha vissuto nella casa per un anno, condividendo la quotidianità con i suoi ospiti (alcuni dei quali stanno lì da più di dieci anni). Il patrimonio da lei così raccolto non è fatto solo di immagini, ma anche di storie, raccolte dalla viva voce degli interessati e dei loro parenti per poi essere racchiuse, insieme alle foto, in un libro che porta il nome della mostra, scritto in collaborazione con Alma Gorgaini ed Enrica Gerevini.

La fotografa racconta di aver capito che nella casa, fra i suoi ospiti, «non c’è solo solitudine, ma anche molta dolcezza, tenerezza, condivisione, comunione, voglia di raccontarsi e la capacità di sdrammatizzare e ridere anche delle cose più gravi». Un bagaglio emotivo che, effettivamente, emerge da questi scatti, anche se forse, a esser sinceri, non per tutti la tenerezza prevale, come è prevalsa per lei, sul dolore. Scuotono troppo, infatti, certe immagini, che magari ricordano scene viste con i propri occhi in un altrove che pare lo stesso dove. E destabilizza anche apprendere, sempre dalla bravissima gallerista, che alcune delle persone fotografate, vedendosi in quegli scatti, non si sono riconosciute perché ricordano se stessi com’erano da giovani. Questo mancato riconoscimento o, al contrario, il riconoscersi è testimoniato dai graffi o dai nomi scritti a penna ben visibili su alcune foto. Segni che teoricamente deturpano l’opera ma che l’artista, dotata di indubbia sensibilità, ha accolto come parte integrante del suo lavoro, scegliendo di non sostituire gli scatti “personalizzati” con copie integre.

È vero, spesso tendiamo a pensare, come ricorda Doretta Gerevini, che questa è «una realtà scomoda perché fa star male e quindi meglio tenerla lontana», ma dobbiamo almeno provare a confrontarci con essa. Innanzitutto, perché la vecchiaia fa parte della vita e siamo in molti ad augurarci di poterla vivere. Al meglio, certo, ma comunque arrivandoci. In secondo luogo, perché con le case di riposo/ricoveri/case albergo prima o poi tocca fare i conti, quindi meglio farsi già un’idea attendibile di che tipo di realtà siano. Ultimo, ma non meno importante, perché aiuta a maturare e, soprattutto, come evidenzia l’artista, a «ricordare che le persone anziane sono una realtà da non dimenticare, sono le nostre radici, il nostro passato, coloro che ci aiutano a comprendere chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare, fonte di valori dai quali attingere per le generazioni future».

Per ulteriori informazioni su Doretta Gerevini: www. dorettagerevini.it

 

testo di Bruno Munari intitolato Alberi

 

MOSTRA “CHE CARATTERE!” – GALLERIA CORRAINI

Lettere, lettere, lettere. Colorate, sobrie, spiritose, seriose, classiche, stilizzate, solitarie o combinate… Nella mostra “Che carattere! Le lettere dell’alfabeto tra arte, grafica e design”, l’alfabeto è ovviamente padrone assoluto, corteggiato da varie forme d’arte.

L’esposizione è stata occasione, però, anche per ammirare svariati oggetti di design e numerose pubblicazioni, in primis – manco a dirlo – gli abbecedari, disponibili in tante edizioni plurilingue. Tra i vari libri in mostra un accenno meritano quelli per bambini. Soprattutto quelli illustrati dell’autrice coreana Suzy Lee, incantevoli con quell’eleganza sobria e malinconica che solo gli artisti orientali sanno esprimere. A onor di cronaca, la sala dedicata ai bimbi era una delle maggiori attrattive della galleria, non solo grazie ai libri in mostra ma anche grazie alle pareti attrezzate per stimolare e accogliere la creatività dei piccoli ospiti.

Tra le opere esposte merita un commento particolare anche lo scritto “Alberi” di Bruno Munari, che si fa più bello e toccante verso dopo verso.
Leggere accanto per credere.

 

 

 

 

MOSTRA “FERDINANDO SCIANNA: LETTORI” – LIBRERIA GALLERIA EINAUDI

“Le foto di Scianna sono bellissime”: dirlo pare pleonastico. Per esser un po’ meno scontati, si può giusto provare a spiegare perché, soggettivamente, si definiscono bellissimi gli scatti selezionati dallo stesso fotografo bagherese per omaggiare il Festival. Lo sono perché – oltre a comunicare amore per la lettura e a raccontare le emozioni che questa può donare – esprimono le varie sfaccettature dell’animo umano: sensualità, attraverso le foto di lettrici (in particolare, la donna immortalata nello scatto scelto per la locandina, qui accanto, e la donna sdraiata con mutandoni di pizzo e seno nudo semivisibile); simpatia, tenerezza e gioia (le foto dei bimbi lettori); amarezza e pena (la foto con il ragazzino africano, smunto e dagli occhi tristi, che siede per terra tra pareti crepate e tiene stretta una tavola con delle iscrizioni, come fosse la sua unica ancora di salvezza, in cui però non ripone più speranza). Ma esprimono anche il fondersi, intelligente e non stridente, tra moderno e antico, tra tradizione e progresso (ancora le foto di donne, che si mostrano senza pudore mentre leggono sedute sul water o seminude in stanze anticamente  – e talvolta solennemente  – ammobiliate).

La mostra è stata pure occasione per visitare una Libreria, ossia una libreria di quelle vecchio stampo, che reca ben visibili le tracce del tempo – e i ricordi di tempi più gloriosi – ma che, nell’offerta editoriale, sa coniugare tradizione e modernità. La nota triste è che, purtroppo, anche questa è a rischio chiusura.

 

MOSTRA “CIBI DALL’ALTRO MONDO” – BIBLIOTECA TERESIANA

Nell’anno di Expo, “cibo” è la parola d’ordine per tutti. Fortunatamente, però, c’è anche chi la interpreta in modi intelligenti e stuzzicanti. Ne è un esempio la mostra “Cibi dall’altro mondo. Alimenti e spezie dalle Americhe e dall’Asia” (aperta fino al 31 ottobre), che raccoglie testi del XVI, XVII e XVIII secolo in possesso della Biblioteca Teresiana e dedicati a piante, erbe, ortaggi, spezie e altri alimenti che noi europei abbiamo importato, appunto, dall’Asia e dalle Americhe. Come appreso dalla gentilissima e preparatissima guida (Cinzia Palù, dipendente della biblioteca), in questi libri non si parla solo di specie alimentari ma anche di piante medicinali. E, in alcuni casi, emerge la scarsa conoscenza che all’epoca si aveva ancora di alcune delle specie trattate. I testi, in latino, italiano volgare e persino tedesco, sono naturalmente corredati di immagini, che a volte aiutano a individuare la pianta in questione ancor prima del testo. Esposte nelle sale anche diverse mappe delle rotte intercontinentali, che strizzano l’occhio ad alcuni antichi mappamondi dislocati nelle sale.

L’esposizione è stata, inoltre, occasione per visitare la Biblioteca, solenne ma non fredda perché dove ci sono legno e libri, c’è calore. Interessante scoprire che è nata come prima biblioteca popolare per volontà dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria (che per aprirla “sfrattò” dall’edificio i gesuiti). Negli anni Novanta venne chiusa per subire un restauro e, nel frattempo, fu aperta un’altra biblioteca comunale, la Biblioteca mediateca “Gino Baratta”: oggi quest’ultima racchiude tutto il patrimonio librario moderno, mentre la Biblioteca Teresiana continua a conservare i testi più antichi. Per tale ragione, l’afflusso di utenti è inferiore rispetto alla “Baratta”, ma continua comunque a essere frequentata da studiosi e da studenti in cerca della massima quiete. Attualmente ospita un patrimonio di oltre 44mila volumi esposti, cui devono essere aggiunte numerose opere custodite nel deposito, tra cui diversi incunaboli.  Un tempo l’edificio ospitava pure un’esposizione statuaria, come testimonia uno dei quadri esposti. Dopo il restauro, però, quest’esposizione è stata eliminata per far posto ad altri numerosi libri da consultazione. Le statue inizialmente finirono a prendere polvere nei depositi, poi furono trasferite a Palazzo San Sebastiano, dove possono tuttora essere ammirate.

(continua)

 

La foto della biblioteca è di Silvia Onnis

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