L’EVOLUZIONE DELLA SPECIE IN REGRESSIONE…

Scarsi o nulli confronti storici per una “decrescita” etico-morale e sociale: sono sempre di più gli uomini di successo molto meno gli uomini di valore

di Ernesto Bodini (giornalista e divulgatore di tematiche sociali)

Di fronte ai drammi umani di varia natura, e che si perpetuano ogni giorno ovunque, vorrei richiamare l’attenzione sui verbi enfatizzare ed emulare. Non c’è azione umana sollecitata dai mezzi televisivi e cinematografici che non siano privi di questi verbi, tant’è che sono sempre più i soggetti (mi si perdoni se non uso il termine persone) che stimolati da numerose proposte da palcoscenico ambiscono a raggiungere la notorietà, esibendosi in performance che, in taluni casi, hanno del patetico e del ridicolo e nulla di utilità: è sufficiente emettere qualche strillo o fare due piroette (spesso con pochi indumenti) per conquistarsi un certo pubblico. Inoltre, ci siamo mai chiesti perché soprattutto in ambito sportivo, ad esempio, il vincitore del momento è nominato campione, mentre chi è stato insignito del Premio Nobel (per una qualsiasi Disciplina) non è definito allo stesso modo? Forse è giusto mantenere queste due differenze perché uno scienziato candidato e vincitore di Nobel, a mio avviso non è da considerarsi un campione ma semplicemente un “illustre meritevole”, e se così non fosse sarebbe un insulto giacché è definito campione anche un concorrente di banali quiz televisivi o simili… specie se la performance gli ha procurato una vincita in denaro che probabilmente non devolverà! Questione di lana caprina? Non direi, soprattutto perché i casi di recordman sportivi o di programmi ludici televisivi, non hanno nulla a che vedere con i più significativi meriti scientifici e sociali. Ma tornando ai termini enfatizzare ed emulare, sono sempre più in auge personaggi che illusi a loro volta illudono le masse e, purtroppo, in essi incombe povertà di spirito se non anche culturale. Ma poi bisogna considerare che una certa percentuale di quei soggetti dei quali si può dire non avere né arte e né parte, tanto meno in grado di contribuire alla crescita del Paese, e l’era del consumismo e della globalizzazione cresce purtroppo anche per l’avvenenza di questi personaggi. Ma in quale secolo viviamo? Ovviamente nel XXI secolo, detto anche Duemila, iniziato nel 2001 e termina nel 2100 incluso, e all’interno di questo periodo sino ad oggi abbiamo accumulato una infinita serie di eventi tragici d’ogni specie, ivi compresa una popolazione che non si è mai sognata di ipotizzare un confronto con epoche precedenti, e questo per capire che la gran parte dei progressi sinora raggiunti lascia molto a desiderare: un tempo, si diceva, pane e cipolla erano sufficienti per giungere a fine giornata, oggi è impensabile privarsi (anche per poco tempo) del cellulare… A questo punto a quei “perditempo” e con poco sale in zucca dal punto di vista di certi valori, proporrei di cimentarsi ad esempio in iniziative letterarie (sia pur a premi), ma sono certo che i candidati sarebbero pochissimi, tant’è che a nessun produttore e/o conduttore è mai venuto in mente una simile proposta… se non occasionalmente. E questo perché? La cultura non crea audience e non paga (se non espressa da qualche cattedratico od irruente showman magari anche volgare) e di conseguenza nessun sponsor investirebbe in tal senso. E saggio è il suggerimento-invito di Albert Einstein (1879-1955): «Non cercare di diventare un uomo di successo, cerca piuttosto di diventare un uomo di valore». Ecco la reale e più consistente faccia della medaglia, che purtroppo a mio dire non ha nemmeno un rovescio; di conseguenza si ha un bel dire quando invochiamo il rispetto di un’etica, di una morale e di altri nobili valori, grazie proprio all’evoluzione di questo secolo in cui si considera la vita umana un fatto quasi… astratto, e questo al di là dell’essere atei o meno. Se poi aggiungiamo che nonostante le modernissime disponibilità non riusciamo a farci curare, mi si lasci dire che l’Uomo sta diventando sempre più un “retrogrado”, perdendo di vista la vera essenza dell’Essere e dell’esistere. E vorrei concludere con questo aforisma: «Se è vero che le leggi ed i principi fondamentali della vita sono fondati sulle necessità, non possiamo dimenticare che una delle cose di cui abbiamo bisogno, tra l’altro, è un modo meno costoso di fare la storia, e quindi, la cultura… con il buon senso e la razionalità».

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