LA QUESTIONE DELLE RESPONSABILITÀ

Un pesante fardello che politici e burocrati non intendono portare

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

Oltre agli effetti della pandemia, quanti decessi e danni bisogna contare per cause diverse quali mancanza di lavoro, crisi sentimentali, alterazioni psicologiche e/o psichiatriche, reazioni varie nei confronti delle Istituzioni, suicidi, usura, sfruttamenti d’ogni genere, ed altro ancora? È certamente una statistica difficile da seguire e stilare se non sotto forma di bollettino pressoché quotidiano, un tamburo che risuona da più parti con l’eco dei mass media e, di fronte a questa escalation, non c’è alcun freno tanto che assistiamo ad una “moria” di esseri umani che non avviene nemmeno nella flora ittica più inquinata… Ora, è spontaneo chiedersi: a chi imputare le relative responsabilità di questa incontrollata evoluzione al negativo? Di primo acchito, oggi, si punterebbe il dito contro l’epidemia e i conseguenti effetti, ma a far memoria probabilmente un certo peso l’ha avuto la crisi di carattere economico ed occupazionale risalente al 2008. Entrando più dettagliatamente nel merito, tanto per ricordare, «l’esplosione nel 2008 della crisi economica in Italia – come si rileva dal sito Politica Semplice – è stata determinata da fattori esterni che hanno agito da innesco ad una crisi strutturale che stava subdolamente indebolendo l’economia italiana già a partire dai primi anni del 2000. Infatti, gli eventi che hanno caratterizzato il periodo di crisi 2008-2014 in Italia non vanno inquadrati come le vere cause della crisi, ma come fattori di squilibrio economico che hanno fatto emergere le contraddizioni del sistema economico italiano. Nel 2008 il sistema economico italiano era già gravato da problemi strutturali che da tempo ne frenavano la crescita e che hanno impedito una adeguata reazione agli shock economici provenienti sia dalle ripercussioni della crisi finanziaria internazionale del 2007 che della crisi dei debiti sovrani del 2011». Sembra impossibile, o quasi, che un sistema economico al collasso e con la tendenza ad una recessione default, possa determinare gravi squilibri nella mente e nel comportamento umano così estesi come citato ad inizio articolo; e non si può eludere questo evento come in parte “corresponsabile”, evento che si è manifestato in decisioni ed azioni d’ogni sorta da parte delle più diverse figure preposte alla conduzione di un sistema, quindi di persone con le loro potenzialità e i loro limiti… E per quanto individuabili anagraficamente come agire nei loro confronti? Onestamente non saprei rispondere, e men che meno sarei la persona più indicata; tuttavia il quesito non solo rimane irrisolto ma le irresponsabilità sono destinate a perpetuarsi e, se ci fosse un fine corsa, si tornerebbe al punto di partenza.

Ma quale il futuro, dunque? Leggi e provvedimenti, interventi risanatori e di recupero non basteranno mai a prevenire o a limitare i danni di una qualunque crisi, specie se all’apice vi sono politici e operatori infedeli ed incompetenti, e questo, sia a livello nazionale che internazionale. Ecco che allora la minuscola umanità italiana, come diverse altre, si va “rimpicciolendo” sempre più nei suoi valori etico-morali ma soprattutto esistenziali e, a questo punto, quale valore dare alle varie forme di progresso? Un tempo si diceva: «Si stava meglio quando si stava peggio», e ciò non era e non è un mero detto popolare ma una constatazione che, a mio avviso, ancora oggi si potrebbe confermare. Qualche lettore potrebbe additarmi di essere un anticonformista o addirittura fuori dai tempi, ma come ho scritto più volte, la voce dell’anticonformista per sua natura è solitaria e non è detto che sia irrazionale e non rispondente alla realtà. Chi fa opinione per giornalismo e soprattutto per un coscienzioso “dovere” sociale, rientra in quegli spazi del diritto di esprimere e far sapere  ma con il massimo della liceità. Del resto, andare contro le opinioni del potere politico in genere e della massa vociante, è uno dei massimi esempi di sano anticonformismo.

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