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Sciopero generale di 24 ore promosso dall’USB. Treni e autobus regolari per la precettazione. Tensioni a Roma, tangenziali occupate a Milano e Napoli
di Francesca Lippi
Una giornata di mobilitazione da un capo all’altro del Paese. Venerdì 30 ottobre lavoratori pubblici e privati, insieme a moltissimi studenti, hanno aderito allo sciopero generale di 24 ore proclamato dall’Unione sindacale di base (USB), a cui si sono unite altre sigle del sindacalismo di base come Cobas, Adl Cobas, Clap, Unicobas e USI-CIT. I grandi sindacati confederali non hanno partecipato. Grazie ai social siamo riusciti a mostrarvi alcuni momenti delle manifestazioni, per questo motivo ringraziamo alcuni influencer, come Conte Correnti e la emittente Nova Radio per averci fornito del materiale.
Al centro della protesta c’è il costo della vita: salari fermi mentre crescono le spese per energia, casa, trasporti e generi alimentari. La gente non arriva a fine mese, anche se lavora regolarmente. Il sindacato ha allargato la piattaforma alla critica verso la politica di riarmo del governo, sintetizzata nello striscione “Stop carovita, no alla guerra, no al riarmo” esposto a Milano, e alla denuncia di quella che definisce la repressione delle proteste di giovani e lavoratori.
I cortei si sono svolti soprattutto in mattinata. A Roma il concentramento era in piazza dei Cinquecento, a Milano davanti alla stazione Centrale, a Torino in piazza Palazzo di Città, a Genova al varco Albertazzi del porto, a Bologna in piazza Maggiore. A Firenze i manifestanti si sono dati appuntamento in piazza Bambini e Bambine di Beslan. Cortei anche a Napoli, Bari, Palermo, Cagliari, Ancona, Perugia, Siena, Trieste, Mestre, Padova e in decine di altri centri.
A differenza di altre giornate di sciopero, i trasporti hanno funzionato regolarmente. Il ministero delle Infrastrutture ha firmato un provvedimento di precettazione su indicazione della Commissione di garanzia, mentre lo stop del settore aereo è stato rinviato perché la data cadeva nel periodo di franchigia tra il 30 ottobre e il 5 novembre.
La giornata non è stata priva di tensioni. A Roma alcune centinaia di persone si sono staccate dal corteo principale: ci sono stati lanci di bottiglie contro le forze dell’ordine e sono stati dati alle fiamme cassonetti e monopattini. A Milano e a Napoli i manifestanti hanno occupato le tangenziali, e nel capoluogo campano sono state bruciate immagini della premier Giorgia Meloni e della ministra Anna Maria Bernini.
Sui numeri le valutazioni divergono. L’USB parla di circa un milione e mezzo di adesioni in oltre sessanta piazze e sottolinea la forte presenza di giovani. Le cronache della giornata riferiscono più prudentemente di centinaia di migliaia di partecipanti.
La mobilitazione arriva dopo settimane di proteste contro il caro vita, tra cui quella degli autotrasportatori e degli agricoltori che si può dire, senza voler fare del facile sarcasmo, siano giunti davvero “alla frutta”, come il resto degli italiani.
Nei giorni scorsi nove sindaci di centrosinistra avevano chiesto al governo un incontro urgente per dare una risposta alle richieste arrivate dalle piazze. Ma la risposta non c’è stata. Questo governo risponde con le mancette, come quella promessa agli autotrasportatori, ma senza una strategia economica reale, perché non ce l’ha. Secondo noi, dovrebbe dimettersi il prima possibile.



