Disegno di Bruno Guidotti
di Ivan Pozzoni
Camus costruisce la sua scrittura intorno a una sequenza essenziale: l’uomo domanda senso, ilmondo risponde con il silenzio, la coscienza trasforma questa frizione nell’esperienza dell’absurde,la rivolta converte l’esperienza individuale in relazione.
L’incipit de L’Étranger produce questo corto circuito pragmatico: «Aujourd’hui, maman est morte. Ou peut-être hier, je ne sais pas» («Oggi,mamma è morta. O forse ieri, non lo so»), [Gallimard, 1972, 9]. Il contenuto della morte è netto, mentre la forza illocutoria appare spiazzata. Meursault non interpreta il lutto secondo il repertorio sociale atteso. L’effetto nasce dalla collisione fra presupposizione pragmatica e risposta linguistica in attesa. Malraux trasferisce una tensione affine nell’arte: «L’art est un anti-destin» («L’arte è un antidestino»), [Les Voix du silence, Gallimard, 1951, 637]. L’arte diventa una forma di resistenza al destino, alla morte e alla passività: la creazione modifica la forma attraverso cui l’uomo percepisce la propria condizione. Nel Mythe de Sisyphe, Camus definisce l’assurdo attraverso il confronto fra il bisogno umano di chiarezza e l’opacità del mondo: «La lutte elle-même vers les sommets suffit à remplir un cœur d’homme. Il faut imaginer Sisyphe heureux» («La lotta stessa verso le vette basta ariempire un cuore umano. Bisogna immaginare Sisifo felice»), [Gallimard, 1994, 168]. Il paradosso semantico fra condanna e felicità produce una ristrutturazione cognitiva: la ripetizione viene reinterpretata come consapevolezza. La neuroscienza della previsione mostra come l’organismo costruisca continuamente prediction e reagisca al loro errore; Sisifo rappresenta narrativamente una risposta fondata sulla reiterazione consapevole. Bataille radicalizza la crisi della progettualità:«L’Expérience intérieure est le contraire de l’action. Rien de plus» («L’esperienza interiore è ilcontrario dell’azione. Nient’altro»), [L’Expérience intérieure, Gallimard, 1954, 59]. L’esperienzainteriore interrompe la logica del projet, mentre Camus conserva nell’azione quotidiana il nucleodella rivolta. Con L’Homme révolté, la grammatica dell’io muta: «Je me révolte, donc nous sommes»(«Mi rivolto, dunque noi siamo»), [Gallimard, 1951, 36]. Il donc non funziona come dimostrazione logica: produce pragmaticamente il passaggio dal singolare al plurale. Levinas formula una responsabilità radicale: «La responsabilité est ce qui exclusivement m’incombe et que, humainement, je ne peux refuser» («La responsabilità è ciò che esclusivamente mi incombe e che, umanamente, non posso rifiutare»), [Éthique et Infini, Le Livre de Poche, 1982, 97]. La rivolta assume una struttura relazionale: l’altro diventa il destinatario concreto dell’azione. La dimensione politico-antropologica emerge in Fanon: «Chaque génération doit dans une relative opacité découvrir sa mission, la remplir ou la trahir» («Ogni generazione deve, in una relativa opacità, scoprire la propria missione, compierla o tradirla»), [Les Damnés de la terre, Maspero, 1961, 141]. Camus, nel Discours de Suède, parla di una responsabilità concreta: «Elle consiste à empêcher que le monde sedéfasse» («Consiste nell’impedire che il mondo si disfaccia»), [Gallimard, 1958, 17/18]. L’arteassume una funzione sociale: mantiene aperto uno spazio di comunicazione contro la disgregazione.Beckett ne mostra il rovescio ironico: «Le peintre qui dit : Tous les hommes sont frères. Allons, un petit cadavre» («Il pittore che dice: Tutti gli uomini sono fratelli. Suvvia, un piccolo cadavere»), [Le monde et le pantalon, Éditions de Minuit, 1990, 44/45]. La formula umanistica viene sabotatadall’ironia, che impedisce di neutralizzare il dolore attraverso uno slogan. Arendt sposta il problema sul terreno politico: «La vérité, aussi simple qu’effrayante, est que des personnes ordinaires […]adopteront […] un comportement scandaleusement criminel» («La verità, tanto semplice quanto spaventosa, è che persone ordinarie […] adotteranno […] un comportamento scandalosamente criminale»), [Du mensonge à la violence, Calmann-Lévy, 1972, 72].
Il male politico deve passare attraverso linguaggi normalizzati e automatismi sociali. Cioran offre il rovescio nichilistico: «La vie est une perpétuelle mélancolie» («La vita è una perpetua malinconia»), [Bréviaire des vaincus,Gallimard, 1993, 93]. Camus risponde attraverso una semantica dell’azione. La traiettoria termina nella solidarietà. La Peste afferma: «Il y a dans les hommes plus de choses à admirer que de choses àmépriser» («Negli uomini vi sono più cose da ammirare che cose da disprezzare»), [Gallimard,1974, 312/313].
La frase funziona come atto direttivo: orienta il modo in cui il lettore percepisce gli altri. L’epidemia rende visibili interdipendenze normalmente occultate. L’assurdo è la scoperta del silenzio del mondo; la rivolta è la scelta di non arrendersi; la solidarietà è la decisione di continuare ad agire insieme. Camus non offre una salvezza definitiva: propone una pratica quotidiana. Non dobbiamo dare al mondo un senso ultimo; dobbiamo impedire che la sua assenza di senso diventi una ragione adeguata ad abbandonare gli altri.




