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Arte e cultura a Torino con due giovani artisti

Una personale in “tandem”: pittura e fotografia si compendiano per il messaggio artistico e culturale, all’interno di uno spazio espositivo di particolare utilità sociale.

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di Ernesto Bodini
(giornalista e critico d’arte)

opera di Simone LucàSe diamo per scontato che il mondo dell’intraprendenza culturale è sempre più variegato, ogni sede espositiva come quella del Caffè Basaglia (afferente al Circolo Arci) di Torino, si presta altrettanto “favorevolmente” ad ospitare opere artistiche di pittori e fotografi, sia pur in erba… È il caso di Simone Lucà, torinese, che per la seconda volta presenta al pubblico una ricca serie di dipinti di varia dimensione e tecnica, non priva di coinvolgimento emotivo e stimolo interpretativo. Il suo costante impegno, rafforzato dalla ricerca tematica come “Lo sciamano”, un acrilico su legno la cui posa dalle ricche pennellate ne risaltano il significato, ossia quell’inconscia volontà di guarire attraverso energie benefiche e vitali che, nel suo caso, si estendono all’infinito… L’attenzione dedicata al valore della “Sacra Famiglia” (un lavoro in tecnica mista), come pure ai volti e ai soggetti religiosi quali “San Giuseppe” (olio e spatola) e “Le nozze di Cana” (acquarello e china), che descrive con la “compostezza” che gli è propria e in sintonia con l’atmosfera dal carattere interpretativo. Anche i volti etnici e un autoritratto realizzati ad olio su tela intendono raggiungere l’obiettivo della massima espressività, la cui resa è data dalla distribuzione ipercromatica con vigorose spatolate tanto che rosso, verde, nero blu e giallo si impongono ad effetto dominando la scena a tutto campo. In questi ultimi due anni Lucà ha dimostrato una discreta crescita, non solo dal punto di vista tecnico-esecutivo ma anche da quello del messaggio artistico che, a mio modesto avviso, fa della sua pittura una sorta di guida spirituale per combattere il costante conflitto esistenziale, che lui intende non essere solo suo ma di tutti noi…

opera di Tommaso PerniciaroParallelamente all’esposizione pittorica un piano superiore ospita (sino a fine mese) una particolare rassegna fotografica di Tommaso Perniciaro (un giovane operatore sociale impegnato in una locale Comunità per disabili), che ha realizzato nel tempo non tanto per “sfogo” quanto invece per esternare quell’estro di una sorta di iniziazione artistica. Scatti prodotti con tecnica tradizionale (a volte l’alternativa è digitale) dai quali emergono immagini spesso sovrapposte, in bianco e nero e in cromia, ancorché dettati talvolta da uno studio tal’altra da “distratte” osservazioni esterne, quasi a voler provocare oltre che sé stesso anche l’osservatore delle sue eloquenti immagini. Gli sfondi sono talvolta di bianco candore, tal’altra di nero profondo, come a voler significare positività e negatività all’unisono. Tra le opere esposte, di non modeste dimensioni, un accattivante trittico che consiste nella elaborazione di più facce, la cui individuazione va ricercata nella sua capacità di “nascondere” e quindi per far scoprire sino a leggere l’espressività delle immagini stesse. Perniciaro fotografa per passione, non insegue il miraggio della ricca produzione ma piuttosto quello della ricerca (a parte le poche improvvisazioni) dei soggetti che vuol portare alla luce, mai riflessa ma diretta all’occhio dell’osservatore.  Ed è così che questa personale “a due” si completa in un comune denominatore, ossia un timido tentativo (forse riuscito) di suscitare nel pubblico l’interesse per il fermo immagine di una macchina fotografica, e la posa su tele di temi che il disegno e la pittura intendono determinare. Il tutto in uno spazio espositivo sorto nel 2012, basato sull’associazionismo e sul “riapprendimento” di abilità da trasferire all’esterno.

 

Nella foto in alto di E. Bodini, un’opera di S. Lucà; nella foto in basso uno “scatto” di Perniciaro

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