Teatro Palermo: un’“Alcesti” senza lieto fine al Teatro Libero

di Giusy Chiello

 

Alkestis, la protagonista dell’omonima tragedia di Euripide, la straniera che si sacrifica per dare la vita eterna al marito ma che viene riportata in vita da Heracles, diventa il personaggio su cui gira la vicenda dello spettacolo teatrale, liberamente ispirato all’opera euripidea, scritto da Manlio Marinelli e diretto da Lia Chiappara, andato in scena nei giorni scorsi al Teatro Libero di Palermo.

Una storia, che sotto certi aspetti prende spunto dal tragediografo greco, ma che sotto altri se ne discosta totalmente.

La scena si svolge in un mondo senza tempo, un luogo che rappresenta tutto ma nello stesso tempo nulla e che mette al centro dell’universo la morte.

Narrano la vicenda, in questo luogo oscuro, due becchini: Mr. Apollon e Mr. Thanatos, che rappresentano probabilmente la morte in senso stretto e la sua religiosità, anche se questo aspetto è poco palesato.

A questa narrazione si aggiungono piccoli schetch: alcuni direttamente rappresentanti la vicenda della protagonista, altri apparentemente estranei alla storia ma che in qualche modo si intersecano nel racconto principale.

Se in Euripide il sacrificio di Alkestis dona la vita eterna al marito, qui il suo immoolarsi è vano. Admeto, infatti, viene tenuto prigioniero da Heracles, che in questa storia è un uomo bieco e cinico, e poi viene ucciso dallo stesso. Alkestis credendo che il suo uomo fosse ancora vivo cede ai ricatti del tiranno e si dona a lui in cambio della libertà del marito. Dopo essersi sacrificata, però, la donna scopre che Admeto giace nella sua tomba e non le resta altro da fare che uccidere il suo assassino e porre fine anche lei alla sua vita.

Se Euripide è il primo dei tragediografi greci che dà un lieto fine alle tragedie, in questo spettacolo c’è un ritorno alla tragedia tout-court. Un passo indietro che però si discosta con il senso vero e proprio della tragedia greca a cui si ispira. Alcesti muore per una buona causa in Euripide e anche se non fosse tornata in vita grazie ad Heracles, il suo sacrificio avrebbe avuto un suo perché. In questo spettacolo, invece, emerge un pessimismo direi quasi cosmico che focalizza il tutto sul concetto di morte, dalla quale nessuno può scappare.

L’obiettivo dell’autore e della regista è quello di rendere questo spettacolo attuale, moderno, presentando il personaggio di Alkestis come universale. Per raggiungere tale obiettivo sono state fatte anche delle scelte sceniche particolari: una mixture tra il tragico e il comico e un pastiche linguistico che vede presenti i due dialetti meridionali prevalenti (siciliano e napoletano). In realtà la scelta, a volte forzata, in alcuni passaggi dello spettacolo in cui la lingua risulta essere quasi incomprensibile, è un voler evidenziare le origini della tragedia, che sono tipicamente mediterranee. Questo linguaggio alternativo, però, rischia di far sviare da quel concetto di universalità che in realtà, con questi espedienti risulta essere un po’ celato.

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