TORINO
In Piemonte e a Torino non c’è spazio per tutti, sia per chi propone e sia per chi organizza incontri. Diverse le condizioni “capestro” per poter offrire
il proprio sapere, un tempo la spontaneità era il primo dei requisiti
di Ernesto Bodini (giornalista ed esperto di tematiche sociali)
Da oltre sette lustri mi occupo di giornalismo ed attvità culturali, creando stimoli ed interessi per il sapere su diversi argomenti. Rievocando in particolare gli anni ’80 e ’90 le iniziative da me intraprese e seguite, quelle promosse da Associazioni e Istituzioni, hanno costituito una ricchezza notevole e non dispersiva, come ad esempio le molteplici promozioni dell’Arte attraverso l’esposizione di opere di pittori, scultori, fotografi, etc.; un corpus eterogeneo che non evidenziava necessariamente la differenza tra professionisti e dilettanti. Quindi, mostre, conferenze, convegni ed ogni altra rappresentazione arricchivano l’animo e il sapere di tutti, la cui diffusione dei riscontri fu ben sottolineata non solo dai mass media ma anche dalle stesse Istituzioni. A quei tempi per queste iniziative non vi erano particolari procedure o difficoltà nel proporre e nell’organizzare da parte di chiunque, e molteplici furono i proponenti e i fruitori… addirittura settimanalmente. Questa realtà del passato riguarda il Piemonte e la città di Torino in particolare che ben conosco; ma oggi, da alcuni anni a questa parte, tutto ciò si è ridimensionato: chiusura di gallerie d’arte, librerie ed altre sedi associative. Ma non solo. Proporre oggi una qualunque iniziativa culturale (sempre a titolo non profit, bene inteso) ad Enti privati e Istituzioni pubbliche comporta un iter che, a mio avviso, ha dell’ inverosimile, se non dell’assurdo. Ad esempio, per proporre o aderire ad una qualunque iniziativa culturale occorre entrare nei rispettivi siti e dalla piattaforma compilare un format dedicato e, se i destinatari riscontreranno gli argomenti di loro interesse, forse si degneranno di risponderre… magari anche con comodo. Inoltre, più sottilmente si sottointende (ma non si dice) una propensione politica di appartenenza che sia in linea con l’Ente organizzatore, per non parlare poi del più o meno conclamato “diritto” di favorire un proponente piuttosto che un altro. Su queste basi potrei andare oltre, ma ritengo sufficiente, aggiungendo che la cultura di oggi in gran parte poggia le basi sulla demagogia, sulla ipocrisia, vacuità e, tal riguardo, sottollineo che a parte il sottoscritto, esistono cultori e professionisti della comunicazione che non hanno nulla da invidiare ad alcuno e, per questo, resta l’amarezza nel dover constatare che fare cultura in Piemonte è per pochi eletti (si noti l’assenza di virgolette) i quali, per le ragioni di cui sopra, paradossalmente sono seguitissimi da fan “ipnotizzati” sì da autorevoli relatori, ma i loro spazi sono spesso assai non condivisibili e questo, Enti e Associazioni ne danno la massima garanzia. Un’ultima osservazione: di questo passo, per effetto dell’automazione (A.I. e robot umanoidi) il popolo sarà “acculturato” in modo disumanizzato!




