
Ultima Generazione lancia oggi “Non con i nostri soldi”, la nuova campagna di mobilitazione contro le banche che finanziano combustibili fossili e industria delle armi, dopo un’estate di caldo record, incendi e morti che ha riportato l’Italia al centro della crisi climatica.
UN’ESTATE DI CALDO, UN GOVERNO ALTROVE
Quest’estate il caldo record ha portato decine di testate e trasmissioni televisive a chiamare Ultima Generazione per raccontare cosa sta succedendo al clima, perché per settimane è stato l’unico tema di conversazione e di realtà per gli italiani. Il governo, nello stesso tempo, ha parlato di tutt’altro: dalla cultura woke a Vannacci, da Ceuta e Schengen al caso Ranucci e al risiko bancario. Il caldo, intanto, ha continuato a uccidere. È anche per riportare l’attenzione su chi ha davvero potere sulle nostre vite che lanciamo “Non con i nostri soldi”.
IL POSTO CHE NESSUNO GUARDA: IL CONTO CORRENTE
Maria Letizia, portavoce di Ultima Generazione spiega: ““Con la nuova campagna ‘Non con i nostri soldi’ vogliamo portare l’attenzione su un collegamento che quasi nessuno fa: quello tra il proprio conto corrente e i finanziamenti a fossili e armi. Quando ci viene accreditato lo stipendio o la pensione, o depositiamo semplicemente i nostri soldi, pensiamo che la banca ne faccia buon uso, o che comunque restino lì fermi ad aspettarci. Non è così: la banca li utilizza, li presta, li trasforma in potere economico. Sono proprio quei soldi, i nostri, apparentemente fermi sul conto, a dare alla banca la liquidità per prestare, investire e finanziare. Senza i nostri depositi, le banche non avrebbero la materia prima per fare le loro operazioni. Per capire di che ordini di grandezza parliamo: tra il 2021 e il 2025 la sola Intesa Sanpaolo ha finanziato petrolio, gas e carbone per 21,8 miliardi di dollari, più di quanto lo Stato italiano abbia stanziato con il PNRR per l’intero sistema scolastico nazionale nello stesso periodo, 17,59 miliardi di euro. Ecco perché lanciamo ‘Non con i nostri soldi’: per riprenderci il controllo su dove va a finire il nostro denaro.”
UniCredit e Intesa Sanpaolo non sono banche neutrali che offrono soltanto un servizio. Tra gennaio 2023 e agosto 2025 UniCredit ha fornito circa nove miliardi di dollari ad aziende produttrici di armi, comprese aziende che riforniscono Israele. Le grandi banche italiane continuano a scommettere sui combustibili fossili e sul riarmo, e lo fanno anche con i nostri soldi, spesso senza che nessuno ce l’abbia mai chiesto. È proprio per rompere questo automatismo che nasce “Non con i nostri soldi“.
UNA DIPENDENZA CHE COSTA CARO
La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha reso evidente quello che già sapevamo: dipendere dai combustibili fossili significa dipendere da rotte commerciali fragili, da regimi instabili, da crisi geopolitiche che non controlliamo. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha fatto schizzare il prezzo della benzina e farà schizzare anche le bollette. Sono i nostri conti correnti a finanziare questa dipendenza, quando potrebbero finanziare le rinnovabili: non solo più sostenibili, ma anche capaci di renderci più autonomi. È esattamente questa la scelta che “Non con i nostri soldi” vuole rimettere nelle mani delle persone.
ANCHE IL GOVERNO È SUBALTERNO ALLE BANCHE
All’inizio di agosto 2024 il governo Meloni aveva studiato nuove opzioni per reperire fondi dagli extraprofitti degli istituti finanziari. L’ipotesi creò frizioni politiche, scossoni in Borsa e lo stop di alleati come Forza Italia: il provvedimento venne ritirato. Lo scorso 11 agosto si è ripetuto lo stesso copione: il vicepremier Matteo Salvini ha proposto un contributo triennale del 5% degli utili a carico delle dieci maggiori banche italiane per la manovra 2027, sulla base di profitti settoriali stimati vicino ai 30 miliardi di euro per il 2026. Anche stavolta la proposta non è condivisa dall’intera maggioranza: un ennesimo segnale di quanto i profitti record delle banche pesino sulle scelte della politica italiana. Se la politica non riesce a chiedere conto alle banche, lo faremo noi cittadini, uno per uno, con “Non con i nostri soldi“.
LA NUOVA CAMPAGNA DI ULTIMA GENERAZIONE
Crediamo che qui esista lo spazio per unire l’azione individuale, cambiare banca, e quella collettiva: un gesto che acquista un significato più grande se compiuto insieme da migliaia di persone, associazioni e organizzazioni. Un progetto di disinvestimento aperto a chiunque, dove si intrecciano la mobilitazione contro la guerra e il riarmo, la libertà del popolo palestinese, la giustizia climatica e la costruzione di alternative economiche al servizio delle comunità.




