Italia:Nucleare sì? No? Ni…

Italia:Nucleare sì? No? Ni…

  

 

Parlare del nucleare in Italia, in questi giorni, significa, anzitutto, fare un primo gesto di doverosa serietà: tentare di affrancare il problema dalla zavorra politico-mediatica che tenta di fagocitarlo tra le mercanzie del consenso, alla stregua del prendi 2 paghi 1. La campagna politica nostrana, infatti, lo vediamo e lo avvertiamo, non perde tempo per mettere a segno strategie di consenso, per il pro o per il contro nucleare, favorito da un contesto sociale emozionalmente provato e saturo. Ed è bene ridimensionare a sfondo anche i mezzi di informazione (o di indottrinamento pilotato). Si discute troppo e a pioggia su una larga disinformazione di base. Si dice di tutto ed il contrario di tutto. Con il risultato, prevedibile, che tutti parlano e nessuno ascolta. Anzi, spesso all’interno dei consessi televisivi dei superinformati del fai da te, mancano proprio i titolati al sapere scientifico competente a fornire i lumi necessari.

Mio malgrado, mi intrufolo anch’io nel chiacchiericcio nostrano obbligandomi a tenere i piedi saldamente a terra.

Ci sono almeno tre dati, credo, da cui necessariamente partire.

  • la necessità di autonomia energetica
  • . Il quadro geopolitico ci espone ad inaccettabili ricatti mercantili, oltre che ad una dipendenza insostenibile.

  • L’insufficienza delle fonti energetiche alternative
  • .

La domanda di energia sul pianeta aumenta parallelamente all’aumento demografico (saremo 9 miliardi sulla terra entro il 2045). Oggi, nel mondo, sono funzionanti 439 impianti a fissione nucleare e 39 sono in costruzione. Il 14% dell’energia totale nel mondo viene da fonti rinnovabili, il restante 78% da fonti non rinnovabili, perlopiù da combustibili fossili (rapporto del 2009).C’è un ritardo di risposta delle energie rinnovabili, rispetto alla domanda. In realtà, quest’area propositiva non ha goduto di grande interesse e di investimenti decisivi. Le energie rinnovabili, d’altra parte, soffrono anche di un problema non piccolo: l’assenza di una tecnologia che permetta lo stoccaggio dell’energia ottenuta.

Un cambio di rotta per le rinnovabili sembra provenire dalla California e, tra i paesi europei, è la Danimarca che vi punta decisamente.

La grande incognita è la Cina e non solo: quali saranno le scelte di India e paesi dell’Africa ed America Latina?

Fine prima parte- continua
 
Emanuela Verderosa  
 

 

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