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Manifestazione a Palermo, un corteo precario

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Scarsa affluenza per la manifestazione dei lavoratori precari, organizzata sabato pomeriggio a Palermo, con raduno alle 17,30 di fronte la sede della Regione Siciliana, a Piazza Indipendenza.

Partito in perfetto orario, con in testa uno striscione di circa sette metri di lunghezza in cui capeggiava lo slogan “Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta”, il corteo composto da giovani studenti, stagisti, operatori dei call center e da alcune rappresentanze dell’Arcigay e dei Vigili del Fuoco, poteva essere agilmente contenuto in circa 40 metri di coda.

Megafono mal funzionante e timidi fischietti, sparute bandiere viola e lanci di una provocatoria carta servizi per i precari (Precaricard), per un appuntamento che, se in alcune piazze italiane è stato sentito con molta partecipazione, a Palermo ha clamorosamente fallito, nonostante l’attenzionalità dei manifesti gialli affissi in città e il solito tam tam sui social network.

Il corteo è sfociato a piazza Bologni verso le 19, dove i giovani hanno rivendicato l’esigenza di riforme che garantiscano la stabilizzazione dei lavoratori precari, il reddito minimo garantito, il diritto alla malattia e alla maternità e provvedimenti pensionistici anche per i giovani lavoratori della partita iva.

Davanti al metafisico fondale di Palazzo Riso con tanto di uccelli imbalsamati che guardavano sornioni il gazebo del comitato per mantenere l’acqua pubblica, annegato tra quelli dei venditori di birra, un palco che in serata ha ospitato sketch teatrali e performance canore tutt’altro che indimenticabili. Alcuni rappresentanti dei movimenti studenteschi hanno precisato che “la manifestazione non è stata convocata dall’alto o da quegli stessi partiti politici complici della distruzione dell’università e soprattutto della ormai invivibile situazione di precarietà estrema”.

E ancora, la richiesta “di stravolgimento e sostituzione dell’intera classe dirigente che affonda e affama l’Italia da trent’anni”.

Tanto cuore e poca concretezza, insomma, in una giornata comunque coraggiosa, condizionata dal fatto che i precari possono manifestare solo il sabato, per non perdere un giorno di lavoro (poco) retribuito.

Tra la gente del corteo, la scarsa partecipazione veniva attribuita al mancato coinvolgimento di partiti e sindacati, ma anche alla splendida giornata primaverile che invitava alla gita fuori porta o alla passeggiata d’arte.

Personalmente, mi sento di aggiungere una terza spiegazione alla tiepida partecipazione: a Palermo sono ormai tanti i giovani scoraggiati che cercano scorciatoie per il mondo del lavoro, e la cattiva politica, certamente prima sul banco degli imputati, è anche lo specchio di una società giovanile che la raccomandazione per larga parte la cerca e l’accetta.

Andrea Anastasi

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