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L’ITALIA BALUARDO DELLE PROVOCAZIONI E DELLE NULLITÀ…

Nessuno è tenuto a fare l’impossibile, ma è nell’interesse di tutti allontanarsi dalle provocazioni per non cadere nella botola dell’illusione e della delusione

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di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

L’Italia piace o non piace? E in particolare, cosa si contesta? Da come vanno le cose si direbbe un po’ tutto, e ciò nonostante i protagonisti delle farse continuano a salire sul palco certi di avere sempre un seguito pronto ad applaudirli… ed anche altro. Ma in politica, si sa, sono sempre le assurdità ad attrarre, tra queste la recentissima butade di Beppe Grillo che ipotizza: «Perché non togliere il diritto di voto agli anziani. Il futuro non sia modellato da chi non lo vedrà». Secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano del 18 ottobre, il fondatore (illusionista, mio gratuito sostantivo!) si inserisce nel dibattito sulla possibilità di abbassare l’età per poter votare a 16 anni e va oltre con un post sul blog: «Cosa dovrebbero fare le democrazie quando gli interessi degli anziani sembrano essere in contrasto con gli interessi delle giovani generazioni?». In merito a questa sua provocazione, che peraltro non è meno degna di essere inserita nel suo paniere delle espressioni comiche, suscitando l’ira di qualcuno, gli vorrei rammentare che il voto corrisponde al giudizio e ad una scelta politica di consenso o meno espresso nelle forme previste da apposite procedure, in primis il dettato della Costituzione. Inoltre, è bene che consideri che la terminologia politica, relativa al voto, è molto varia, curiosa e… ampollosa. Infatti, lo inviterei a consultare le opportune fonti che a riguardo citano l’esistenza dei cosiddetti voti aggiunti: determinanti e non determinanti, dispersi, graditi o sgraditi, nulli, residuali (i “resti”), sparsi, vaganti, a dispetto, a lupara, amministrativo, anarchico, a scatola chiusa, di dissenso, di sfiducia, di lista, di preferenza, limitato, segreto, truccato, di protesta, di sfiducia, etc. E io credo che nessun elettore, nemmeno il politico di professione, e tanto meno un sedicenne, sia a conoscenza della specificazione su elencata. Ora, se per votare al fine di eleggere un qualcuno da mandare al potere è sufficiente avvicinarsi alle urne, dopo aver assorbito e fatte proprie provocazioni ed interminabili discorsi dalle platee (piazze e talk show televisivi), mi chiedo a quale destino può andare incontro un popolo che, per la maggior parte, non ha in casa una copia della Costituzione e ben difficilmente è in grado di interpretare e commentare obiettivamente gli articoli in essa contenuti.

Per la precisione sono 139 ma il popolo suddito ne conosce solo due o tre che ripete a memoria come una cantilena; per contro, dopo averne compreso la loro valenza per il loro non rispetto, a mio avviso, si può opporre a tale sistema “vessatorio” non solo con le votazioni (la cui pratica è oggi molto discutibile), ma attivando quella forma epistolare che in gergo si chiama diffida, intimando ai destinatari la citazione in giudizio in caso si dovessero subire conseguenze penalizzanti la propria salute, i propri diritti, la propria dignità. In buona sostanza, quello di cui è carente la maggior parte della popolazione è una determinata cultura dei doveri e dei diritti che, in concreto, si possono acquisire da fonti appropriate e dalla messa in atto del buon senso civico: etica e razionalità. Personalmente da anni mi interesso dei più svariati aspetti della burocrazia italiana, soprattutto partendo dal basso, ossia da quelle piccole ma fastidiose azioni quotidiane (le assurdità e i paradossi sono infiniti) perpetrate dal burocrate locale presente in ogni ambito istituzionale. L’esperienza mi ha insegnato a stigmatizzare quel credo (praticamente da parte di tutti) che si chiama “ritorsione”; una sorta di mito che andrebbe sfatato anche perché quando si è certi di essere nel giusto non si ha nulla da temere; e se anche si dovesse incorrere in tale circostanza, la seconda arma a disposizione è la penna perché è con essa che si sono firmati contratti, petizioni, trattati di guerra e di pace. Ma al tempo stesso nei confronti dell’Ente Pubblico si tenga ben presente il saggio latino: «Subscribens consentire subscriptis consentur», ossia chi firma, si ritiene che abbia accettato tutto ciò che risulta scritto nel documento. E il più delle volte, per vicende “banali” o poco più, non è il caso di ricorrere all’assistenza legale: l’acquisizione di un buon libro dei diritti e dei doveri e… molto meno televisione, sono le toghe della propria autodifesa. Questa mia esposizione ovviamente non ha nulla di “disfattismo”, ma invece vuole essere un invito ad una maggiore obiettività, prestando meno fede a quegli attori (ormai decaduti) in bilico su un palcoscenico sempre più scricchiolante che, pur di non svestirsi dei propri panni per non far vedere le loro nudità (assenza di etica, ed altro ancora), danno largo censo a quel che resta delle proprie corde vocali (ormai infiammate e prossimamente necrotiche) continuando a provocare e ad illudere… Al popolo non resta dunque che commentare, criticare e subire e, non sapendo contrapporsi in concreto, non può fare altro che espatriare: il diritto più esasperato può divenire una somma ingiustizia.

Le immagini sono tratte dal sito Civitate News

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