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Le “Memorie di un pulcino di latta” di Gaetano Marino in radioweb

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locandina dello spettacolo Memorie di un pulcino di latta

 

Cominciano le mie Memorie di un Pulcino di Latta. Come prima tappa andranno in onda su una canale radioweb. Ogni settimana una mezzora di storie di una vita sperimentata. La mia. Ecco la prima puntata prologo breve: http://www.spreaker.com/user/pulcinodilatta/la-vita-da-ricordare-di-gaetano-marino

Intanto qui di sotto una prefazione.

Buona lettura, buon ascolto e… tenetevi forte.

 

Memorie di un pulcino di latta

Storie di una vita sperimentata

di e con Gaetano Marino

 

Dopo aver rappresentato per anni e anni storie d’altri, è il mio mestiere, mi pare sia giunto il momento di raccontare quelle della mia vita.

Un gioco vero, o meglio, quasi vero o quasi finto. Diciamo che sta tutto in quel tanto che si basti al raccontare, come per un di più d’amore dell’artifizio.

Storie dalle mie origini e ancora prima. Dalla vita di due picciotti che fecero vita nuova contro ogni previsione e tradizione, raggrumandomi in questa bellezza del vivere coagulato, simile ad una meraviglia incastonata negli intrighi di casa e dei suoi amori imprevisti.

Grandi desideri e ambizioni scovate nei vichi di vite grottesche e d’altre vicende a volte esilaranti, certe iconoclaste, alcune fortunose e spesso decadute.

D’altronde si tratta della vita di un Pulcino di Latta d’origine migrata. Mica storie di certi nobili pennuti che sanno di tenerezza sconfinata, pieni di piume sottili e vaporose e cinguettii; spesso persino dotati di un pedigree d’eccellenza. No, questa mia è vita di latta, latta di burla, che ci mette un niente per farsi scura e divenire ruggine, oppure un nulla per luccicare.

Come disse un mio estimatore: – il suo è un perenne librare nell’aere simile ad un fuoco fatuo, durerà poco.

Che poi, a pensarci bene e al di sopra della ragione, mi sa che la vita s’ha da farsi credere proprio così, insolita quiete ventosa, tanto per non farsi fregare.

Meraviglie e tristi abitudini. Viltà d’orgoglio spesso decaduta, ma poi subito un bagliore grande che s’intrufola nella speranza dei ritrovati sorrisi e nei nuovi sguardi e respiri.

Il principe Kaos preso per la coda in su giogu ‘e su baddarincu, la sua trottola, per questo sai che nulla sarà mai definito al tuo verso giusto; eppure chiedi sempre, pretendi un altro giro, una nuova giocata.

Ora, come fai a dirgli di no alla vita? Di questa delizia, come si può non desiderarne ancora?

In questa prima edizione, ci sono solo i primi cinquant’anni scarsi. Le primavere di dopo e dopo ancora che verranno spero di poterle raccontare più in fondo nel tempo possibile, magari quelle che riuscirò a rosicchiare al destino, o quelle che mi saranno concesse dagli dei del tempo clandestino.

Parole, fatti e personaggi narrati sono stati così, fidatevi.

 

Perché scrivere le Memorie di un Pulcino di Latta.

Tra le tante vicende accadutemi in questa prima vita che vado a rinnovare e a raccontare, ce ne sta una in particolare che ha mutato radicalmente ogni cosa, è quella dove il destino ha voluto farmi dono di due angeli, i miei figli; non parlo della donna compagna che ha deciso farmene partecipe nella sua incoscienza perché si rischierebbe di scivolare sui luoghi facili e privati, e che di solito appaiono troppo inopportuni per chi non sia coinvolto direttamente. Dico solo che all’anzidetta fanciulla non potevo non dedicare la mia vita, chiamiamolo amore? E sia.

Questo inestimabile evento della paternità è accaduto, ahimè, un po’ troppo in avanti per la mia età, e dunque non sarà difficile comprendere i timori, le domande e le perplessità che possano assalire un uomo che all’anagrafe apparirebbe, diciamolo senza fronzoli, più nonno che padre. Ma così è stato, così forse stava scritto.

Bene, un giorno di mezza estate che s’era nel pieno caldo ferragostano, venni assalito dai dubbi atroci di una situazione economica assai preoccupante: nessun contratto di lavoro stipulavo da almeno due anni. Si può immaginare quanto i miei pensieri e le mie angosce avessero inciso nella solitudine del mio studio e sul mio aspetto, il quale, per naturale empatia, s’era trasformato inconsapevolmente in una maschera funerea. Era già l’ora del pranzo, afa insopportabile, la famiglia tutta stava già a tavola e aspettava il mio arrivo. Apro la porta della cucina e Mariana, la mia metà tutta follia, mi guarda e dice con un mezzo grido soffocato:

– Gae… ma che è successo?

– No, niente, tranquilla Mami, è tutto ok, abbiamo solo un problema economico, siamo in riserva rossa, dovremo rinunciare a tante cose.

Attimo di smarimento, sguardi che si rincorrono. Mami dice:

– E va bene, ce la faremo, comunque, Gae…

– Certo che ce la faremo, Mami, dobbiamo solo resistere…

Qui interviene la piccola Marta, occhi che sembrano due soli.

– Ma come faremo papi?

– Semplice piccola dobbiamo risparmiare e rimboccarci le maniche.

Mami dice:

– Certo che ce la faremo, ci rimboccheremo le maniche e ne verremo fuori, alla grande.

Trascorse qualche minuto e scopro il viso di Marta solcato da due lacrimoni che sembravano chicchi d’uva.

– Ma, Marta, che c’è?

– Papi, ma io come faccio?

– Come fai? Amore mio, faremo come faremo tutti, stai tranquilla, piccola, che vuoi che sia, la salute c’è, dobbiamo solo rimboccarci le maniche e vedrai troveremo la soluzione…

– Rimboccarci le maniche?

– Certo, e vedrai che passerà…

– Papi, ma io… come faccio? Io ho le maniche corte.

Un attimo di smarrimento, io e Mami sciaboliamo uno sguardo a scambio, e fu l’apoteosi. Ridemmo a non finire, per giorni e giorni quella frase di Marta riempì di leggerezza e gaudio ogni momento della nostra vita. Persino le difficoltà assunsero un colore fuori dal buio grigio  e fu tutto diverso. E proprio allora decisi che avrei dovuto raccogliere la memoria della mia vita, sperimentata e vissuta, fissarla su un foglio e lasciarla ai miei figli in una specie di diario di bordo. Raccontare a loro come siano andate le storie, cosa sia accaduto e come abbia vissuto, magari per capirsi meglio, e che forse non avrò nemmeno il tempo di raccontare loro per intero.

ps: Scrivere è un meraviglioso modo di parlare senza essere interrotti e, soprattutto, fuori dai fraintendimenti, e non lo dico io.

 

E non finisce qui, perché ci son pure i micrometraggi in video che annunciano, a modo mio, il progetto del Pulcino di Latta.

https://www.youtube.com/playlist?list=PLGQqH5ibZ_pYeANy1nf8xdrOXyqVH-sva

 

Gaetano Marino
sito web: www.gaetanomarino.net
profilo facebook: gaetano.marino1
skypename: bandamarino

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