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L’Aquila: la memoria tra passato e futuro

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Riceviamo e pubblichiamo una bellissima riflessione sulla cerimonia di commemorazione della Liberazione dell’Aquila:

Folla per strada con le bandiere tricolore per la liberazione de L'Aquila13 Giugno: Solenne commemorazione della Liberazione dell’Aquila dall’occupazione tedesca nell’aula consiliare del Comune. Presenti autorità civili e militari. Partecipazione, diciamo così, popolare, nulla.  Mancava il pubblico, non solo, ma anche i rappresentanti della città eletti dal popolo per il consiglio comunale. Leggo sul post Facebook di uno dei relatori, lo storico Walter Cavalieri [qui il suo intervento alla commemorazione], la frase seguente: Consiglieri comunali presenti: Nessuno. Una nota di Goffredo Palmerini aggiunge: Una grande tristezza, stamattina. Tonino De Paolis, unico consigliere presente. Una rondine non basta.  Abbondano i commenti degli elettori, in genere negativi.

Quasi incredibile, per gente portatrice di frammentari, ma vivissimi ricordi personali di vita quotidiana di bombardamenti, razionamenti del cibo, tessere annonarie, blocchetti di un pane nero pesantissimo, sirene d’allarme, coprifuoco, liberazione e di quel che ne seguì. Questi giovani aquilani, uomini e donne che rappresentano la città nel comune, sono nati nell’abbondanza e nel boom della ripresa economica del dopoguerra, hanno avuto una scuola orientativa e non selettiva, professori comprensivi ed indulgenti, l’insufficienza sempre colpa dell’insegnante che non ha saputo insegnare. Oltre a ciò, le favole narrate dalle televisioni pubbliche e private. Sono forti in informatica, materie scientifiche, leggi di mercato, marketing, tendenze e mode dell’economia globale. Un po’ meno della nostra storia recente, memoria di pensionati con i capelli bianchi, gente da rottamare.  E dunque oggi i giovani rappresentanti del popolo aquilano hanno fatto scelte diverse, individuali, secondo necessità o gusti personali. Semplicemente, non si sono sentiti coinvolti in affari per loro troppo lontani nel tempo.

E allora sforziamoci di conservare il ricordo di ciò che fu e comunicarlo ai giovani, affinché sia linfa vitale dell’oggi e del futuro della città.

La celebrazione della liberazione è incominciata con l’esecuzione dell’inno nazionale fatta da un’orchestra di ragazzi e ragazze dell’Aquila. Non gli studenti del conservatorio, ma studenti delle scuole medie e del liceo a indirizzo musicale. La loro presenza, più e meglio di tanti altri discorsi evocativi del passato, testimonia il cammino e il progresso della vita cittadina.  Abbiamo oggi una scuola che può diffondere la musica fra i suoi ragazzi, non solo per eventuali e difficilissimi sbocchi professionali, ma per la diffusione e conoscenza di essa, aspetto rilevantissimo del nostro patrimonio culturale, immenso, fatto di valori e sentimenti. Mettere insieme ragazzi diversi fra di loro per carattere ed educazione per ottenere un suono omogeneo, insomma un suono di orchestra, deve essere un’impresa assai ardua, un mezzo eccellente per contribuire alla rinascita del tessuto sociale della città. Se ne sente il bisogno, ora che tanti cantieri affollano il centro storico. Stimolante la relazione del Prof. Walter Cavalieri sui fatti aquilani dal ‘43 al ’44, che ha ordinato i miei ricordi sparsi e frammentari in un tessuto compatto, ricco di sfumature e spunti di riflessione.

Ricordo anche il fecondo esempio di incontro fra memorie del passato e realtà viva di oggi, aperta al futuro, che ha avuto luogo ad Onna l’11 giugno, al termine della celebrazione del settantesimo anniversario della strage di diciassette onnesi barbaramente trucidati dai tedeschi. Una celebrazione partecipata e sentita, svoltasi nel silenzio intensamente commosso dei presenti, ha unito passato e presente, i caduti di allora e quelli, più numerosi, di oggi. Al termine della cerimonia, su indicazione del giornalista Giustino Parisse, c’è stato l’abbraccio, prima esitante e poi intenso e sentito, fra la vice ambasciatrice di Germania in Italia, ed il presidente della pro loco del paese. La rappresentante della Germania, una signora snella ed elegante che parla un buon italiano, a proposito della guerra, in pubblico ha affermato: “Fu una guerra orribile, ideologica e non umana. Ad Onna ho trovato cuori aperti, amici che hanno lavorato con noi, non era facile, grazie.” Lei ha ringraziato gli onnesi per l’accoglienza ricevuta dopo il sisma, quando i tedeschi offersero spontaneamente il loro aiuto al paese distrutto e colpito da tanti lutti. Wir für Onna,Cronaca di un’Amicizia, il titolo del libro di Giustino Parisse che racconta le tappe di questo complesso intreccio di relazioni umane.

Emanuela Medoro

14 giugno 2014

 

Foto  www.laquilablog.it

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