L’angolo di Full: “Narciso”

Narciso

Alcune amministrazioni regionali ne sfornano tuttora, mentre il divorzio ne produce ancor più. Lui era reduce da questa doppia liquidazione anticipata: pensionato e single a cinquant’anni.
Era talmente piatto che, di lui, si notava solo la vanità. Si credeva bello e barava anche un po’: come certi maturi uomini di spettacolo, metteva un cenno di ombretto sulle palpebre, bionde meches nei capelli e sfumava di frivolo il proprio guardaroba, smanioso di godere quella nuova condizione di single sfaccendato e voglioso.
Cominciò col mettersi in mostra, ma per quanto frequentasse il passeggio domenicale e i più strategici ambienti feriali, non raccattava che occhiate curiose sulle strane meches o su quel suo guardare se lo guardavano, come fanno i vanesi in tivù, sempre attenti ai monitor per scoprirsi inquadrati: ogni epoca ha le sue profondità.

Un mattino, in coda all’ufficio postale, una signora gli chiese un’informazione cinguettando in un modo che, a lui, parve malizioso. Vagheggiando velate promesse, Narciso si prodigò, ma senza risultato. Tuttavia capì come mettersi in vetrina.
Prese a frequentare le Poste, l’Anagrafe, il Fisco, la Mutua. Valutava le code, adocchiava le signore in difficoltà e le abbordava con una frase concepita dopo attente prove orali e mimiche: Prego signora, serve aiuto? Poi, con gesto importante, estraeva dal taschino la biro placcata d’oro e forniva la sua consulenza, ricca delle trascorse mansioni  burocratiche.
Tuttavia, le sue prestazioni non ne produssero mai di altro tipo perché quel suo atteggiarsi, non propriamente maschio, non faceva presa sull’animo delle signore. In compenso non c’era modulo che gli resistesse: domande, rinnovi, revoche, licenze, notifiche, persino il permesso per il trasferimento della buonanima.
Pian piano, Narciso cresceva nella considerazione del suo pubblico, sia femminile che maschile. Del resto, non poteva rifiutare la propria competenza ai signori uomini che lo imbonivano coi titoli più gratificanti: dottore, professore, avvocato.

Accadde che, al Fisco, un capoufficio che aveva notato e apprezzato il suo utile daffare, gli procurò addirittura un tavolino in un angolo della sala d’attesa e, accortosi della sua natura vanesia, lo blandiva prospettandogli la nomina a Primo Consulente in un futuro Ministero Sperimentale alla Tutela Pubblica: «Ne parlerò a Roma», aveva lasciato cadere.
Questa fu l’adulazione più colossale mai capitata a Narciso e rappresentò la svolta della sua vita. Si trasferì in pianta stabile al Fisco, dietro al tavolo su cui spiccava il cartoncino “Dott. Narciso Coriandolo”. Fece stampare mille fogli di carta intestata: “Ministero Sperimentale alla Tutela Pubblica. Primo Consulente dott. ecc. ecc.”  Prese ad alternare la consueta assistenza con la stesura di lettere di raccomandazione che egli stesso proponeva.
Camminava tronfio per le strade e ogni qual volta entrava in un negozio, si fermava a un’edicola o sostava al bar, trovava modo, col più irrilevante dei pretesti, per dire: «Io che sono Primo Consulente al Ministero…». Allo stesso modo, concludeva le sue assistenze aggiungendo: «Sappia che sono stato proposto quale Primo Consulente al Ministero per la Tutela Pubblica, pertanto mi consideri a sua piena disposizione».

E finalmente, al riguardo dell’incontro amoroso che tanto aveva vagheggiato, la dea fortuna, proprio perché bendata, baciò persino lui.
Un mattino si presentò al suo tavolo una signora elegante, delicatamente matura e ancora avvenente che gli fece intendere, con abili e garbate perifrasi, che l’assistenza da lei richiesta non era propriamente burocratica. Narciso ricambiò lo sguardo carico di promesse: «L’amore è un grande tema cara signora e il nostro incontro è di buon auspicio…».
Poi il “consulente ministeriale” recuperò il tono professionale: «Ci sarebbe un contribuente della nostra città, ingegnere edile  e celibe che, proprio ieri, mi accennava al proprio deserto esistenziale e confidava in un mio interessamento in virtù della posizione preminente che occupo al Ministero per la Tutela Pubblica». Con gesto importante, Narciso trasse dal taschino la sua biro placcata d’oro, prelevò dal cassetto uno dei moduli intestati che usava per le raccomandazioni e prese a scrivere in bella grafia:
“Esimio ingegnere, mi permetto raccomandarLe una gentile, avvenente signora che accusa la Sua stessa problematica e che sembrerebbe corrispondere ai Suoi desideri…”

Del resto, non è detto che i Narcisi si specchino sempre nello stesso laghetto.

Fulvio Musso

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