La vaccinazione: strumento di prevenzione

La vaccinazione: strumento di prevenzione

Più sensibilizzazione e cultura a tutela della nostra salute

La prevenzione delle malattie rappresenta l’azione principale della sanità pubblica, e questo, attraverso la vaccinazione: procedimento atto a stabilire uno stato di immunità contro le malattie infettive. Il termine trae origine dalla prima e risolutiva sperimentazione del medico di campagna inglese Edward Jenner (1749-1823) che innestò in un bambino di 8 anni, James Pipps, il contenuto di una pustola vaccinica al fine di ottenere un’immunità acquisita e specifica contro il vaiolo. Da questo evento (14 maggio 1796) la scienza ha compiuto notevoli passi avanti: con l’estensione del concetto il vocabolo è passato a indicare ogni pratica intesa a raggiungere uno stato di immunità attiva contro un determinato agente infettivo e, le vaccinazioni, sono oggi universalmente riconosciute come uno degli interventi di maggiore efficacia per la prevenzione primaria delle malattie infettive. I programmi estesi seguono un percorso il cui traguardo a lungo termine è l’interruzione o la minimizzazione del manifestarsi dell’infezione con i vantaggi di proteggere ogni singolo vaccinato, e anche i soggetti non vaccinati che hanno ridotte probabilità di venire contagiati a causa della minore circolazione dell’agente infettivo.

È quindi assodato che i vaccini salvano vite, evitano malattie e disabilità, e fanno risparmiare, come appunto ha ribadito l’Oms in occasione della Settimana europea dell’immunizzazione, celebrata lo scorso aprile, a cui hanno partecipato 54 Paesi che fanno parte delle Regione europea dell’Oms. Ma se le potenzialità di risparmio dei vaccini sono importanti é altrettanto importante rassicurare le famiglie sui vantaggi che si possono ottenere vaccinando i propri figli: le resistenze si vincono spiegando con chiarezza tutti i vantaggi e le eventuali controindicazioni e/o effetti collaterali legate alle storie dei vaccini. I gruppi contro l’immunizzazione portano spesso gli esempi di chi è stato colpito dagli “effetti collaterali”, ma non si parla mai di chi ha avuto delle complicazioni molto gravi da malattie che sarebbero state prevenibili.

Notevoli i successi documentati. A livello mondiale non sono mancati gli sforzi per aumentare la diffusione delle vaccinazioni che hanno permesso di salvare milioni di vite, sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo (PSV). Ma nei paesi ad elevato tasso di povertà permangono disparità per quanto riguarda la copertura vaccinale e la disponibilità dei vaccini. È stato calcolato che ogni anno oltre 3 milioni di persone muoiono a causa di malattie prevenibili con le vaccinazioni, il 99% di queste vivono nei PVS. Bisogna considerare che un vaccino una volta commercializzato nei paesi industrializzati, occorrono in media dai 15 ai 20 anni perché sia ampiamente disponibile a prezzi accessibili per i PVS.

Tra i successi documentati dell’ultimo secolo quello riguardante l’eradicazione della poliomielite grazie alla realizzazione del vaccino orale Sabin, ad opera del suo scopritore Albert B. Sabin (1906-1993), scomparsa dall’Europa da quasi un trentennio (“Polio-free”), anche se vi sono ancora focolai in alcune zone dell’Africa occidentale, Indonesia e Yemen. Per quanto riguarda il morbillo nel 2011 sono stati segnalati 34 mila casi nel continente  europeo con 9 morti e 7 mila ricoveri. «Il morbillo – avverte l’Oms – non solo può portare a complicazioni severe e al decesso, ma è anche estremamente costoso da controllare. L’epidemia del 2002-2003 in Italia, ad esempio, è costata 20 milioni di euro; mentre la copertura mondiale  è di circa l’80%, con 164 mila morti dovuti alle complicanze nel 2008 in tutto il mondo». Ma altre cause di morte infantile, prevenibili con i vaccini riguardano lo pneumococco che, oltre a provocare l’otite media acuta del bambino, comporta gravi infezioni invasive di vario genere; inoltre anche il rotavirus che è causa di gastroenteriti gravi nei neonati, e l’Haemophilus influenzae tipo B, un batterio che può causare malattie invasive come meningiti e setticemie.

Ma quale la situazione italiana più in generale?

Le coperture vaccinali sembrano non essere del tutto soddisfacenti in quanto la situazione è a macchia di leopardo, ma comunque migliore rispetto ad altri Paesi  europei, soprattutto dell’Est. Secondo un rapporto del 2008 dell’Istituto Superiore di Sanità oltre il 96% dei bambini tra i 12 e i 24 mesi ha completato il ciclo primario di vaccinazione contro poliomielite, difterite, tetano, pertosse, epatite B, ma solo l’84% è stato vaccinato entro il primo anno di vita, come raccomandato dalla Sanità mondiale. Altri dati riferiscono che l’86,5% dei bambini tra i 12 e i 24 mesi è stato vaccinato contro il morbillo, ma la copertura nei bambini tra i 12 e i 15 mesi di vita è del 73,7%, considerando che una quota significativa  di bambini rimane scoperta oltre il tempo necessario ed è a rischio di contrarre e trasmettere il morbillo. Per la fascia relativa agli adolescenti la copertura vaccinale per la pertosse è del 45,6% per almeno tre dosi, 26,7% per quattro dosi e 14,1% per cinque dosi. La copertura vaccinale nazionale per il morbillo è invece pari al 78,1% per una dose con notevoli differenze tra le regioni, che variano dal 53,2% della Calabria al 97,1% del Veneto. Va da sé che una maggiore sensibilizzazione politica e culturale sia da attuarsi ad ogni livello proprio perché i vaccini rappresentano lo strumento più potente  a nostra disposizione per la prevenzione delle malattie infettive, ed i passi avanti nel campo delle biotecnologie ci hanno condotto in una nuova era, dove lo sviluppo di nuovi vaccini potrà ulteriormente migliorare la salute delle popolazioni. A questo riguardo mi sovviene quanto affermò il prof. Sabin in un convegno da lui presieduto a Torino negli anni ’80: «La scienza non deve avere alcun carattere umanitario, la scienza, per se stessa, deve avere come obiettivo la scoperta delle cose. Questo è il compito della scienza. Deve spiegare la natura; per spiegare l’universo deve spiegare la ragione delle cose. Questo deve fare».

 

Ernesto Bodini

(giornalista scientifico)

 

Nella foto, Sabin e Bodini

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