LA CONCRETEZZA IN AIUTO AI PIÙ DEBOLI

LA CONCRETEZZA IN AIUTO AI PIÙ DEBOLI

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

Come ogni fine d’anno ogni cittadino dovrebbe fare una serie di considerazioni su ciò che si è fatto (o non fatto), e su ciò che si sarebbe dovuto fare; mentre il presidente della Repubblica per suo dovere istituzionale ed etico-morale, si presterà al “classico” discorso di fine anno rivolto ai suoi connazionali. Come per il passato la retorica (sua) sarà inevitabile, mentre la saggezza vuole che ai cittadini bisogna dare non solo delle speranze ma delle concretezze che, purtoppo, lui non è in grado di dare. E il volontariato cosa potrà ancora offrire? Ben poco, io credo, poiché si ripeterà con azioni dettate dal proprio Statuto di appartenenza e il debole ed inerme continerà a restare senza difesa contro il cancro della burocrazia, che da sempre sostengo essere il primo male estremamente deteriore in Italia. In merito a ciò vorrei riprendere alcune considerazioni, e su ciò che potrebbe essere propositivo, anche se inizialmente ed apparenetemente utopistico. Sono trascorsi secoli ma il genere umano continua a subire, nelle molteplici realtà, soprusi e ingiustizie di ogni ordine e grado da parte delle Istituzioni pubbliche (oltre che da privati) e, per quello che riguarda la realtà italiana, uno dei principali “nemici” da affrontare, come ripeto, è proprio la burocrazia. É bene precisare che oltre ad essere intellettualmente onesti nell’asserire di aver ragione nei confronti della P.A., quando si incontrano ostilità e “chiusura” da parte della stessa bisogna armarsi di pazienza, tolleranza e diplomazia e anche un po’ di cultura giuridico-amministrativa. Ma poiché questi requisiti a volte non sono sufficienti (e sono di pochi) per far valere le proprie ragioni, un tentativo che possa essere in qualche modo utile a sostegno delle fasce deboli (disabili gravi, anziani, clochard, disoccupati, precari, etc.), è quello di fare riferimento alla filosofia-comportamentale dell’antico Ordine dei Templari, che come sappiamo per lungo tempo si dedicò alla difesa dei deboli. E per come vanno le cose nel nostro Paese in tema di ingiustizie e vessazioni a vari livelli e in diversi ambiti, mi consta che le molteplici realtà associative, per quanto votate al bene comune, non sono impostate (fatte le debite eccezioni) con l’intento della forte determinazione per difendere il cittadino-suddito dei sistemi perversi, quali la politica e soprattutto la burocrazia, tanto che a volte deve ricorrere alla consulenza legale… e ciò che ne consegue. A mio modesto parere sarebbe una ipotesi di iniziale soluzione ideare un corpus di “Moderni Templari”, votati a combattere le ingiustizie della quotidianità; e ciò può sembrare anacronistico o una provocazione (ovviamente non sovversiva) ma, nello stesso tempo, sostengo essere un’azione di carattere umanitario e quindi di solidarietà per ridare valore ai concetti di dignità e giustizia della persona offesa dal “nemico” burocrate”; un’azione che personalmente da anni espleto in modo concreto (e non profit), sia pur con dei limiti… Concretizzare questo corpus formato da più persone è assai problematico, sia perché potrebbe non essere condiviso sia perché sarebbero rari i soggetti da individuare dotati di competenza, dedizione, determinazione e abnegazione. Ma al di là di questa che potrebbe essere una proposta definibile blasfema da molti, non mi pare esistano altre possibilità per superare i muri di gommapiuma, ossia le vere e proprie fortezze della Burocrazia. In attesa di veder nascere questo corpus di concreta solidarietà rammento che ogni giorno la paura bussa alla porta e, purtroppo, quando il coraggio va ad aprire, quasi sempre non c’è nessuno. E sta in questo aforisma che la maggior parte dei cittadini subisce le angherie e le sopraffazioni della burocrazia. Quindi, ben venga quel templare senza spada, scudo e destriero, ma dotato dei migliori intendimenti di uguaglianza e giustizia.

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