Federico Perosino
Una simpatica autobiografia raccontata in modo
autoironico che affascina dalla prima all’ultima pagina
di Ernesto Bodini
Forse non capita tutti i giorni di leggere un libro tutto d’un fiato, specie se l’autore racconta di sé stesso, della sua vita seppur ancora giovane ma già intensa sotto alcuni aspetti. Mi riferisco all’autobiografia di Federico Perosino, un giovane di 22 anni, nato a Savigliano (Cuneo) nel 2004, affetto dalla nascita di una patologia che lo ha reso disabile… a livello psico-motorio. La patologia si chiama meningoencefalite virale con convulsività. Ma questo quadro clinico non deve trarre in inganno, soprattutto se si ha l’opportunità di leggere i suoi sentimenti, le sue certezze e le sue speranze in quelle amorevoli pagine autobiografiche che ha intitolato “Il mondo visto da Federico” edito dalla associazione culturale Komorebi Lab (euro 12,50), fondata da lui stesso e dalla mamma Paola. In questo suo percorso, che inizia con la descrizione della disabilità, Federico entra sempre più nel vivo di una dimensione che coinvolge sia la consapevole accettazione che i suoi sogni arricchiti dalle più rosee aspettative, anticipate da un lodevole percorso di studi che ha onorato al meglio sia pur con il sostegno a vario titolo di specialisti della riabilitazione fisica e/o psicologica. Scorrendo le pagine si entra sempre di più nel suo mondo che per certi versi appare surreale ma che in realtà si fa concretezza, affascinato non solo dallo studio ma anche dall’amore per l’arte, la musica e lo sport; orientamenti questi, che rendono più affascinante il suo essere Persona, tanto da dare valore ai rapporti umani: dalla famiglia alle amicizie e ai suoi stessi insegnanti ed operatori socio-assistenziali. Il suo è un esprimersi con quella disinvoltura che sembra essere quasi una sfida non al destino, ma agli ostacoli che dimostra di voler (e saper) superare ogni volta con particolare determinazione, grazie anche all’amorevole compagna di vita che è la sua mamma, richiamando una particolare attenzione al papà e al fratello Mattia. Ma più si approfondisce la lettura di Federico, peraltro semplice e per questo scorrevole, più si impara a “condividere e convivere” con i suoi sentimenti che di primo acchito possono emozionare, ma poi ci si riprende avendo di fronte un protagonista che vuol dare molto a se stesso, ai suoi cari e a tutti coloro che lo hanno finora supportato, al bando (ovviamente) da ogni forma di compassione, tant’è che emerge in lui un originale spirito di autoironia che, se non ha valenza psicoterapeutica, di sicuro ne rafforza il carattere quasi a garantirgli un futuro roseo, non solo socio-culturale ma anche professionale. Infatti, come tutti gli spiriti liberi e per certi versi tendenti alla indipendenza, anche Federico sogna di diventare giornalista e/o scrittore o chissà cos’altro. Chi lo ha conosciuto ha avuto il pregio di godere della sua considerazione, della sua accoglienza, del suo sorriso accattivante e del suo affetto che manifesta con l’espressione compiaciuta di chi ha appena fatto una conquista. Personalmente conosco Federico entrando nel vivo di questo suo raccontarsi, del suo essere sé stesso, ma anche di voler essere di esempio di quanti tendono a gettare la spugna; ma la presa d’atto di un riscatto a mio modesto avviso è il suo leitmotiv essenziale per onorare la vita, sé stesso, i famigliari e in particolare la mamma Paola che, donandogli la vita, lo ha reso il simbolo costante di un’esistenza di cui essere fieri e soprattutto ottimisti, proprio come egli stesso… nonostante tutto!



